L’Europa avverte l’Italia: nuove regole in tempi brevi

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ATTUALI INADEGUATE NEL CONTRASTO AL MALAFFARE

L’Europa avverte l’Italia: nuove regole in tempi brevi

di Giovanni Bianconi

Dopo gli scandali di vent’anni fa, legati a Tangentopoli, le leggi sul finanziamento ai partiti sono certamente migliorate. Ma non abbastanza. «Una riforma delle sovvenzioni alla politica oggi è urgente, giacché il quadro legislativo e istituzionale presenta lacune evidenti rispetto alle regole comuni contro la corruzione legata al finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali». È la conclusione a cui è giunto il Greco, il Gruppo degli Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, nel rapporto sulla valutazione dell’Italia a proposito della trasparenza dei sussidi pubblici distribuiti ai partiti, messo a punto nella sessione di Strasburgo del 20 marzo scorso e che sarà reso pubblico la prossima settimana. Bastano alcune cifre riportate nella relazione finale a indicare le dimensioni del problema e la necessità di una nuovo intervento: tra il 1994 e il 2008 i partiti hanno speso complessivamente 570 milioni di euro, ma i rimborsi elargiti ammontano a 2 miliardi e 250 milioni di euro, cioè quattro volte di più. Questo divario è dovuto alla legge, che lega i rimborsi ai voti ricevuti e alle dimensioni dei collegi elettorali anziché alle spese effettivamente sostenute. E dal fatto che, al di là di alcune restrizioni, «l’uso che i partiti fanno del denaro pubblico ricevuto non è sottoposto a condizioni». Ognuno può farsi le leggi che vuole, avverte il Greco, ma «una riflessione sembra necessaria». Anche perché, visto che i rimborsi ai partiti non servono solo a coprire le spese elettorali ma anche quelle legate alle ordinarie attività dei partiti, «le norme di trasparenza e controllo devono essere sensibilmente rinforzate». Ed ecco un paio di raccomandazioni sulle modifiche da introdurre: «Divieto generale di donazioni da persone la cui identità è sconosciuta al partito o al candidato, e abbassamento a livelli adeguati della soglia sopra la quale l’identità del donatore dev’essere rivelata (attualmente è di 20.000 euro per i candidati e 50.000 per i partiti, ndr)». Ancora, la legislazione italiana non prevede divieti o restrizioni nei sussidi a partiti o candidati da parte di società assegnatarie di appalti pubblici o che godono di sovvenzioni statali, e il Greco «non può non invitare le autorità a non perdere l’ occasione di regolamentare, nel quadro di una riforma del sistema di finanziamento politico, questo punto che implica un elevato rischio di corruzione». Il Gruppo di lavoro europeo sottolinea che l’assenza di dati sulle fonti di finanziamento e sulle spese dei partiti a livello locale «apre la strada alla possibilità di sottrarsi ai controlli amministrativi e alla sorveglianza pubblica», laddove invece «il rischio di corruzione potrebbe essere particolarmente elevato in relazione a operazioni economiche su scala locale come il rilascio di licenze, attuazioni di piani regolatori, eccetera». Per questo si caldeggiano regole di trasparenza anche in questo settore, così come sulle elargizioni a enti diversi dai partiti ma ad essi collegati, direttamente o indirettamente. Si propone inoltre di introdurre «validi controlli interni», nonché una revisione dei conti affidata a organismi indipendenti. Infine, «le informazioni sui finanziamenti dei partiti e delle campagne elettorali dovrebbero essere rese pubbliche in modo comprensibile, puntuale e accessibile». Quanto alle attuali sanzioni per chi viola le regole, per lo più di tipo amministrativo, il Greco le valuta non adeguate alla portata del fenomeno che dovrebbero contrastare: «I gruppi parlamentari dei partiti beneficiano di un finanziamento pubblico sostanzialmente sfuggente ai meccanismi di controllo in vigore». Di qui la raccomandazione di «rivedere il sistema di sanzioni amministrative e penali, per assicurare che siano efficaci, proporzionate e dissuasive».
(Dal Corriere della Sera, 6/4/2012).




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