L’EUROPA ATTESA A UN CAMBIO DI PASSO

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Il via al semestre svedese

L`EUROPA ATTESA A UN CAMBIO DI PASSO

di PAOLO POMBENI

L'Europa fatica a far notizia: lo si verifica ancor più in questi giorni in cui eventi importanti come l`avvio di un nuovo semestre di presidenza a guida svedese, l`inizio imminente di attività del parlamento europeo appena eletto, e la pronuncia della corte costituzionale tedesca sulla compatibilità del Trattato di Lisbona con la costituzione della Repubblica Federale, non suscitano l`attenzione che meriterebbero. L`avvento alla guida semestrale della Ue del premier svedese Fredrik Reinfeldt, che guida un governo di centro destra che ha scalzato un lungo predominio di quella socialdemocrazia che è stata un “modello” a livello internazionale, non è esattamente routine. La Svezia non è ascrivibile né fra i paesi euroentusiasti né fra quelli euroscettici: rappresenta piuttosto una via di mezzo, del tutto in sintonia con gli ultimi sviluppi di una certa idea di Europa. Gli svedesi si preparano da tempo ad assolvere il loro compito e hanno anche reso note alcune linee di fondo, al punto da aver già suscitato qualche reazione piccata da parte del presidente Sarkozy. Reinfeldt non teme di definire quella in cui viviamo come “la peggior crisi dei tempi moderni”, ma si pronuncia assolutamente contro ulteriori programmi congiunturali di intervento pubblico. Non è solo questione di filosofia politica quanto di solidi interessi: la Svezia, paese eminentemente esportatore vede nei programmi nazionali a sostegno della crisi economica dei marchingegni protezionistici. Gli obiettivi della presidenza svedese sono per altri aspetti quelli tradizionali di una certa impostazione: al vertice la lotta contro il cambiamento climatico che si intensifica anche in vista del vertice Onu di dicembre sul clima; accanto però una pressione perché si abbia una politica di contenimento dei deficit di bilancio dei paesi membri, il che significa ancora una volta mettere in difficoltà le politiche di sostegno alle economie nazionali per i paesi con alti livelli di debito pubblico. Il quadro è da certi punti di vista ambiguo: unisce una oggettiva frenata sull`incremento delle politiche di integrazione a favore delle sovranità nazionali ad un tentativo di contenere la libertà di manovra dei paesi membri se questa non si muove nell`ambito di una certa ortodossia neoliberale. Per capire dove si va a parare si può guardare all`impresa, che gli svedesi hanno preso a cuore, di far rapidamente riconfermare Barroso alla guida di una nuova Commissione. Sulla operazione sono d`accordo tutti i governi, perché Barroso, come abbiamo già scritto, è un ottimo amministratore del condominio Europa, ma non è scontato l`accordo del Parlamento, non fosse altro perché è irritato di trovarsi di fronte ad un fatto compiuto che lo degrada al rango di semplice Camera di ratifica delle decisioni dei governi. Reinfeldt ha fatto un appello al Parlamento perché decida entro luglio e non rinvii, come vorrebbero molti suoi autorevoli esponenti, all` autunno, quando si vedrà se il trattato di Lisbona è ratificato dal nuovo referendum irlandese e se, di conseguenza, firmeranno la ratifica parlamentare i presidenti della Polonia e della repubblica ceca. La presidenza svedese insiste che è necessario “fare chiarezza il più presto possibile”, ma è dubbio che questo sarebbe ottenuto con il rinnovo dell`investitura a Barroso. Ciò che va tenuto presente è che al momento attuale più di una nube si addensa sulla possibilità di sviluppare un` Europa più unita secondo la prospettiva che dovrebbe scaturire da quel ridimensionamento del progetto di Costituzione europea che è il Trattato di Lisbona. Lasciamo da parte i travagli inglesi, con un premier in calo verticale di consensi ed uno sfidante conservatore che promette, non si sa con quanta convinzione, di mettere quantomeno un robusto freno allo sviluppo dell`integrazione europea. Basterà concentrarsi sulla recente pronuncia della corte costituzionale tedesca. Venendo da un paese che è stato fra i massimi promotori dell`Unione Europea e da una tradizione giuridica molto orientata a riconoscere l`integrazione dei sistemi giuridici a livello sovranazionale, questa pronuncia, molto complessa (e già disponibile in rete nel sito della Corte), non è esattamente una “apertura” in direzione di passi avanti sulla strada di una compiuta Unione Europea. In sostanza la Corte, pur riconoscendo la correttezza della ratifica, chiede, un po` tra le righe e un po` esplicitamente, una difesa di tutti gli ambiti di sovranità (inclusa quella sulla tutela dell`identità nazionale) e afferma che qualsiasi passo che vada oltre i confini del trattato attuale, (dunque che torni all`idea di una costituzione europea) deve prevedere una verifica referendaria per la sua ricezione. I politici tedeschi, a cominciare dal presidente della commissione parlamentare sull` Europa Kirchbaum (Cdu), si sono affrettati a dire che non era una “tirata d`orecchi” al Bundestag e che anzi la decisione della Corte avrebbe favorito le ratifiche ancora in bilico (francamente non vediamo come). Tuttavia il fatto chiaro è che le sovranità nazíonali rimangono un tabù difficile da eliminare sia dalle classi politiche che dalla dottrina giuridica. L`ex presidente francese Giscard d`Estaign ha qualche r settimana fa scritto su “Le Monde” che bisogna capire che ormai è l`epoca degli “Stacome Stati ti-continente”, Uniti, Cina, Russia, India, Brasile, e che dunque restare ancorati ad una Europa delle nazioni è un relitto del passato. Per arrivare a questo obiettivo ha consigliato di mettere in piedi un qualcosa che potrebbe essere “il congresso del popolo europeo”, riunendo parlamentari nazionali, parlamentari europei e vertici dell` Unione per creare un luogo in cui si sviluppi una identità politica comune e una identità forte. E un`idea e altre si potranno presentare. Sta di fatto che è assolutamente necessario che si riprenda la via di una ` iniziativa dal basso, cioè da parte della società civile e delle forze intellettuali europee, per rilanciare quel progetto che sulle gambe delle classi politiche attuali fa fatica ad oltrepassare i confini di una ormai ordinaria amministrazione.

Il Messaggero, 2 luglio 2009

Questo messaggio è stato modificato da: annarita, 01 Lug 2009 – 22:39 [addsig]




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