L’Europa aspetta Bush 2

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L'Europa aspetta Bush 2 ma non cambia posizione

IL FRONTE DEL NO ALLA GUERRA E' ANCORA COMPATTO E NON DA' SEGNI DI VOLERE UN MAGGIOR COINVOLGIMENTO

La conferma e la freddezza con cui e stato accolto al summit autunnale Ue it premier Allawi. Chirac non ha voluto vederlo

BRUXELLES

L’EUROPA del Bush 2 sarà più filoamericana a accondiscendente che durante il prima mandato del presidente americano? Tutto dipenrlerà dalla politica dell'inquilino della Casa Bianca, si ripete in queste ore a Bruxelles. Anche se molti giurano che il Bush dei prossimi quattro anni sarà per forza diverso dal cowboy “aizza guerre” del primo urn mandato. Il primo a sostenerlo è Romano Prodi, ormai quasi ex-presidente della Commissionse europea. “George Bush sa che in ogni caso non potrà chiedere il voto agli elettori per un terzo mandato, quindi si sentirà piu libero di agire. Sono convinto che la politica estera americana sarà diversa”. Leggi “più multilaterale. Il problema, piuttosto, è capire se gli europei sapranno unirsi intorno alle sfide globali o, come sempre politica estera, agiranno in ordine sparso. La crisi in Iraq ha aperto delle ferite profonde all'interno dei paesi Ue. Ora sernpre sull'Iraq queste cicatrici potrebbero riaprirsi.
Un minaccioso presagio si è avuto lo scorso venerdì quando i leader dei 25 paesi dell'Unione dovevano accogliere it primo ministro provvisorio dell'Iraq, Iyad Allawi, come ospite d’onore del summit d’autunno. La visità di Allawi era prevista da tempo come piatto forte del vertice, prima di passare in secondo piano per l'annuncio della nuova Commissione Barroso, l’imminente fine di Arafat e le elezioni americane. Il segno “politico” che l'Europa voleva chiudere con il passato a proiettarsi, unita, verso un futuro di cooperazione con il nuovo Iraq e gli Stati Uniti. Ma Chirac è riuscito a rovinare la festa, abbandonando il summit prima del pranzo d'onore offerto ad Allawi. Motivo ufficiale: la partecipazione del presidente francese ai funerali dell’emiro a Abou Dhabi. Motivo più plausibile: il non apprezzamento da parte di Chirac delle frasi con cui Allawi ha preparato il suo arrivo a Bruxelles.
Alla vigilia del summit, il premier iracheno aveva infatti criticato da Roma l'atteggiamento di quei paesi europei “meri spettatori della crisi irachena” arrivando a accusare la Francia “di preferire i tempi di Saddam Hussein”. Frasi non appropriate neanche a giudizio del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e del premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, entrambi schierati contra la guerra in Iraq, Risultato: nel testo di conclusion del vertice un entusiasta “benvenuto” dell'Unione europea a Allawi a stato sostituito all’ultimo minuto da un più cauto “il Consiglio europeo ha ricevuto” il premier iracheno.
Inoltre sulla cancellazione del debito all’Iraq nel testo finale si parla solo di “scambio di vedute” senza passi avanti concreti. I paesi europei, con la Francia in testa, sono i maggiori creditori dell’enorme debito iracheno (tra i 50 e i 120 miliardi di euro) e l'attuale amministrazione di Baghdad sta facendo, in queste settimane, enormi pressioni sulle capitali europee perchè un nuovo segno di distensione si traduca anche in aiuti concreti per la rinascita del paese. Ma anche su questo fronte il coro non è unanime. Se Berlino ha già annunciato di “prendere in seria considerazione” la cancellazione del debito, la Francia ha fatto finora orecchio da mercante dichiarando che non è una priorità “vitale” per l'Iraq, viste le sue enormi riserve petrolifere.
Così, oltre a un “forte sostegno politico”, più di facciata che di sostanza, Allawi a ritornato a Baghdad con la conferma dei 300 milioni di aiuti europei per la ricostruzione, più altri 30 per l'organizzazione delle prossime elezioni di gennaio. Ma niente impegno a inviare truppe da parte del “fronte del no” -Germania, Francia, Belgio e ora anche Spagna. Zapatero, Chirac e Schroeder – incontratisi al margine del vertice – hanno commentato la vittoria di Bush alle elezioni e ribadito che una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti non si tradurra con l'invio di soldati. E anche Olanda e Ungheria hanno annunciato di voler ritirare le lore truppe nei prossimi mesi. Una scelta che per Allawi “fa it gioco del terrorismo”.
Il nuovo asse Parigi-Madrid-Berlino dichiara di voler costruire una nuova cooperazione con gli Stati Unti, La Germania l'ha gia fatto in questi mesi, cercando a livello diplomatico di ricucire gli strappi della guerra unilaterale all'iraq. Il nuovo leader socialista Zapatero promette un nuovo riavvicinamento a Washington. Ma costruendo, dall'altra parte dell’Atlantico, una forte bilancia politica. In un'intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, lo spagnolo spiega come al'Unione europea allargata deve credere che in 20 anni potrà divenire la “principale potenza mondiale”. Sulla stessa corda it francese Chirac, che invia le proprie congratulazioni al vincitore Bush augurandosi un percorso di relazioni transatlantiche costruito nel rispetto della piena parità.

Mari Maggiore
La Stampa, 08 11 2004, p. 1

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