L’Europa aiuta la Mauritania

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Mal d’Africa

L’Europa aiuta la Mauritania Paese chiave contro il terrore

di ANTONIO PANZERI*

Dopo il colpo di Stato del 6 agosto 2008 in Mauritania, che ha rappresentato una violazione
particolarmente seria degli elementi essenziali dell’accordo di partenariato con l’Ue, la successiva
decisione del Consiglio europeo del 6 aprile 2009 ha delineato una tabella di marcia per la graduale ripresa della cooperazione, sulla base dell’attuazione di una soluzione consensuale per il superamento della crisi.
Tale soluzione ha preso concretamente avvio il 4 giugno 2009, con la firma dell’accordo di Dakar
tra gli schieramenti politici in conflitto nel Paese. Da allora è stato avviato il processo di Dialogo
Nazionale Inclusivo con l’obiettivo di ripristinare la stabilità in un Paese che, a seguito di quanto avvenuto in tutta la regione nell’ultimo anno, ha assunto un ruolo strategico. Prima tra tutti, la lotta al terrorismo di AQIM che ha aumentato le proprie attività criminali e terroristiche transnazionali e rafforzato i legami con la setta di Boko Haram in Nigeria. Da questo punto di vista la Mauritania è il primo Paese della regione ad avere una strategia di lotta al terrorismo tra aspetti sociali, politici e di sicurezza. Per queste ragioni, il ruolo dell’Unione europea risulta ancor più fondamentale nell’incoraggiare il processo di cambiamento in diversi campi.
In primis, per quanto concerne il dialogo nazionale, manca la reale inclusione di tutti i partiti, soprattutto l’opposizione. Nonostante, poi, la Mauritania abbia ratificato le principali convenzioni internazionali sui diritti umani, risulta essere ancora radicata la pratica dello schiavismo, soprattutto tra la popolazione
più povera. Da parte sua l’Ue ha rilanciato il 10° Fondo Europeo di Sviluppo (FES) per questo Paese con un budget di 156 milioni di euro fino al 2013 volto a sostenere la lotta contro le rimanenze della schiavitù, a favorire la riforma del sistema giudiziario, i diritti umani, il miglioramento del quadro elettorale, il rimpatrio dei rifugiati e la lotta contro la mutilazione genitale femminile. Certo è che l’instabilità politica successiva al colpo di stato ha ritardato considerevolmente l’attuazione del
programma FES. L’obiettivo principale dell’Ue dovrà essere quello di sostenere sia l’attuazione
dei progetti in corso, sia il dialogo nazionale, in vista delle prossime elezioni municipali e legislative che erano previste per la fine di marzo ma che ancora non sono state fissate.
*Eurodeputato Pd
(Da Libero, 6/3/2012).




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