L`euro paga la crisi del debito

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L`euro paga la crisi del debito
La moneta unica ha mantenuto le promesse dell`avvio, i Paesi sono in ritardo

di Giacomo Vaciago

Dalle mie parti, dicono che a volte la pezza e peggio del buco. È quello che uno pensa leggendo le precisazioni, del 28 ottobre 2011, del Presidente del Consiglio sull`euro. Vi si parla (duevolte in cinque righe) di un attacco speculativo all`euro, e lo si attribuisce al fatto che è una moneta senza Stato e senza Governo. Si torna ancora a recriminare sul cambio stabilito almomentto del passaggio allamoneta unica attribuendogli la responsabilità della crisi in cui ci troviamo.
Strano modo di descrivere l`Unione monetaria europea e la sua moneta. Strano modo di definire la crisi che avviata nel novembre di due anni fa è lungi dall`essere terminata.
Per rimettere un po` d`ordine, proviamo a ricordare cosa sta scritto nei libri di testo (penso ad alcuni trai più utilizzati come De Grauwe, ma anche a Baldwin, a Wyploz, e a tanti altri) che usiamo all`uniyersità, non solo in Italia.
Anzitutto, è ben spiegato che l`Unione monetaria europea e partita il i° gennaio 1999, senza avere la certezza che fosse una «area monetaria ottimale», cioè riunisse solo Paesiperi quali era sicuro che ibenefici netti (benefici meno costi) fossero positivi.I parametri da soddisfare perpoter entrare, e lo stesso Patto di stabilità che rendeva eterni i limiti ai deficit ed ai debitipubblici, erano pensati per evitare che un Paese danneggiasse gli altri; certo non per garantire che facesse il suo interesse.
A ben guardare, questo è l`unico motivo con cui si può giustificare l`altrui occuparsi di noi: le prossime visite del Fondo monetario internazionale non sono certo giustificate dall`amore per il nostro Paese, ma semmai dal timore dei guai che potremmo causare al prossimo.
Ma se questo è vero, perché mai un Paese doveva voler entrare nell`euro, senza essere certo di averne i benefici? La risposta più probabile è che si volesse continuare sul percorso iniziato, e trovare nell`euro la conferma a quell`impegno riformatore che appunto era richiesto per avere i benefici dell`euro stesso.
Mi spiego con un esempio di attualità. Se rileggo le due pagine della famosa lettera inviata da Trichet-Draghi il 5 agosto scorso al nostro Governo, e le confronto con ciò che un Paese dovrebbe fare per avere i benefici dell`euro, scopro che l`area di sovrapposizione è elevata.
Le riforme che dobbiamo fare per tornare a crescere e;quelle che servono per avere i benefici dell`euro, sono in gran parte le stesse! Ambedue riguardano l`aumento della concorrenza, la qualità dei servizi privati e pubblici, l`efficienza del mercato del lavoro, la competitività delle imprese.
Chi non ci crede, si rilegga il Rapporto Monti (sì, è proprio lui!) di un anno fa: è rivolto all`Europa, ma è ovvio che dentro ci siamo anche noi (soprattutto noi, quando c`è crisi; ma non solo: anche gii altri Paesi hanno bisogno di stimoli alla modernità). Tutte queste cose i lettori del Sole 24 Ore le sanno. E le ritrovano anche nel Manifesto per l`Europa ,e nel manifesto per la crescita che il giornale ha promosso e pubblicato nelle settimane scorse.
Ciò riconosciuto, passiamo a considerare la crisi finanziaria incorso. Non è certo la prima (ne sarà l`ultima) crisi della storia dell`umanità. Cosa c`è di più grave del solito? La caratteristica della nostra unione, che ha portato a livello di bene comune solo la stabilità monetaria e non anche la stabilità finanziaria. Per una serie di ragioni (e non da ultimo, perché in questo secondo aspetto è impossibile lasciar fuori la dimensione politica; come si e invece cercato di fare con la Banca centrale europea e la sua missione definita solo per la stabilità monetaria). Ma la crisi odierna ci ricorda che le diverse dimensioni della stabilità prima o poi interagiscono. Da un lato, la stabilità macroeconomica come misurata dall`output gap (% di lavoratori disoccupati e quindi prodotto perduto); e poi quella monetaria come misurata dall`inflazione, e infine quella finanziaria, come misurata dal valore e dai rendimenti delle attività finanziarie.
Interagiscono sia quando va tutto bene sia quando qualcosa va male. La prevedibíle uscita della Grecia dall`euro può essere definita come crisi dell`euro? Ovviamente no, perché l`euro potrà continuare a dare benefici ai paesi membri che se li meritano.
Ma certo non lo ricorderemo come giorno da festeggiare, sapendo che qualcuno non ha mantenuto le promesse fatte, anzitutto ai cittadini del suo Paese. Avendo "scoperto" che la crisi era dovuta ai nostri errori, e che era perfettamente prevedibile in base a quanto insegniamo ainostristudenti,
non siamo di ciò più soddisfatti.

Il Sole 24 Ore, pag 19
9 novembre 2011




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