Lettere interessanti ed utili

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Egregio dottor F ,

sono un ammiratore Suo e della Sua trasmissione. Essendo personalmente molto preoccupato per la sorte che sta capitando di questi tempi alla nostra Lingua, ho accolto con entusiasmo il Suo annuncio che sarebbe presto cominciata una rubrica su questo argomento.
Ora che è cominciata però, sono assalito dallo sconforto.
Sconforto e pessimismo, perché vedo confermato quello che purtroppo avevo già avuto modo di constatare a proposito degli esperti, cioè coloro che dovrebbero aver a cuore le sorti della lingua italiana, che dovrebbero difenderla, quelli, innanzitutti, da cui dovrebbe partire la ribellione contro gli abusi e i vandalismi oggi di moda. Invece essi minimizzano il problema, sono timidi, non difendono con ardore la lingua perché la loro principale preoccupazione, quasi maniacale, è quella di non apparire “conservatori”, “nazionalisti”, in una parola “fascisti”, secondo la cultura che ci domina da cinquant’anni e che, se non era per il Presidente Ciampi, ci aveva privato perfino della bandiera e dell’inno nazionale. (A proposito, chissà perché il nostro Presidente, avendo fatto “trenta”, non fa “trentuno” prendendosi cura anche della Lingua? Perché la Lingua è l’unico bene culturale che non debba essere protetto?). Se questi sono i difensori… l’imputato ha poche speranze.
Per quello che può valere, desidero elencare i punti che secondo il mio modesto parere (eppure confortato da quello di diversi studiosi) non vengono messi sufficientemente a fuoco dalla generalità di coloro che se ne occupano.

– Non è vero che la nostra lingua non corra seri rischi. Essa è a rischio di estinzione. Le prossime generazioni saranno bilingui, le successive esclusivamente anglofone. L'Italiano continuerà ad esistere, forse, come dialetto, che qualche intellettuale pentito tenterà di salvare… A centinaia, di anno in anno, lingue “minori” si stanno estinguendo nel mondo.
Un principio scientifico afferma che, dove una lingua venga sentita come più importante di altre concorrenti, queste altre sono destinate rapidamente a soccombere. E non c’è dubbio che gli italiani considerino più importante l'angloamericano. I pubblicitari, che anticipano i tempi, se ne sono accorti da un pezzo.
– Insieme con una lingua che scompare, scompare una cultura. Si perdono identità, radici, storia. Quel che è peggio, il mondo perde un contributo peculiare. Insostituibile.
– Non è del tutto vero che il fenomeno sia comune in Europa, giacché in Italia assume forma particolare e dimensione catastrofica. Gli altri stati sono invasi da terminologia americana, è vero, ma solo in ambiti specifici o riguardo ad oggetti tecnologici nuovi e in rari altri casi in cui può essere giusto. Ma in Italia soltanto, si va sostituendo il linguaggio comune, quotidiano. Solo in Italia accade che parlando fra italiani, si scelga di sputacchiare con “reception” invece di pronunciare pianamente “portineria”, violentando il Genio della propria Lingua.
Viaggiando ci si può rendere conto. In Spagna manifestavo, alla guida che ci accompagnava, la mia meraviglia nel vedere per le strade e sui negozi l’assenza di insegne anglomorfe. “Non so” fu la risposta, “per noi è naturale così”. “Per l’abitudine presa nel mestiere che faccio a volte mi viene spontanea una parola straniera fra i miei amici…” “subito loro mi prendono in giro”.
A proposito di insegne. E’ giusto che un privato possa liberamente decidere di esporre anacronistiche insegne angliche nel contesto di un centro storico caratterizzato, per esempio medioevale, senza che la collettività – ammesso che ne abbia la sensibilità- possa difendersi ? Così capita “Recicle store market” (straccivendolo) o Pizza's House o “The River”, negozio di abbigliamento a un passo dal Ponte Vecchio sull'Arno in Firenze, o ancora “Easy Gubbio”(Informazioni turistiche) con adiacente “Milk and coffy”, nel centro storico di Gubbio.
– E’ vero che una lingua è un’entità in continua evoluzione. Ma non è giusto che a dare forma a questa evoluzione sia l’esibizionismo personale di poche persone che il caso ha posto nella condizione di usare mezzi di diffusione potentissimi, mai esistiti prima. E
che non ne sentono la responsabilità.
– Non è vero che i Giornalisti (in genere) si siano limitati a rispecchiare la realtà.
Conservo copia di una prima pagina di giornale, di diversi anni fa. C’è la fotografia di un palco, con personalità, sormontato da un logo, dove nella realtà è scritto:
“Comune di Roma – Autorità per i Servizi Locali”. Però nella didascalia della foto,
e ripetutamente nel testo dell’articolo, è scritto: “Authority”.
Durante l’epopea di Luna Rossa, nelle serate televisive di commento, tutti i giornalisti italiani presenti non facevano che ripetere “America’s Cup”, “America’s Cup”.
Non si sentivano in ridicolo per il fatto che l’unico americano presente, Paul Kayard,
siccome stava parlando in italiano, tranquillamente sempre ripeteva “Coppa America”, “Coppa America”.
– Non c’è rispetto per i cittadini che non conoscono – né sono obbligati a conoscere- la lingua inglese, i quali sono costretti a continui sobbalzi per la fitta intercalazione di anglismi che interrompono la comprensione del discorso. Né vale per loro la consultazione del dizionario inglese, perché si tratta quasi sempre di significati convenzionali, non letterali. Questo si chiama Disservizio Pubblico. Analogamente per certe comunicazioni da parte di Enti Statali. Sarebbe interessante il parere di un magistrato illuminato.
– La lingua inglese non è affatto la miglior soluzione come lingua internazionale.
Perché è difficile, costosa, incoerente, ambigua. Pochi sanno che l’ambiguità di questa lingua costituisce la terza causa degli incidenti aerei.
(Claude Piron – il diritto alla comunicazione; Reinhard Selten – I costi della (non) comunicazione linguistica europea – E.R.A.)

L'ospite esperto di questa sera ha detto qualcosa di interessante (anche se pur Lui – linguista – ha usato il termine “Design” al posto di “Disegno”… Sarebbe stato simpatico domandargli : perché ?) riferendosi tra l'altro alla perfetta professionalità che avevano i vechi lettori professionisti dei giornali radio e televisivi. Questa è in effetti un'altra delle responsabilità dei giornalisti (in genere), che vollero sostituirsi a quei professionisti, per apparire, ma senza curarsi affatto di imparare, prima, a leggere.
Così la lettura è diventata sciatta e si è caricata non solo di ogni sorta di errori (punteggiatura, grammatica, voce, respiro…) ma di psichismi personali.
E, naturalmente, di anglomanie.

La ringrazio e La saluto cordialmente, esortandoLa a tener duro !
Saluti, complimenti e ringraziamenti anche alla Redazione.

Roma, 30.6.03 Emilio Caruso


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