Lettere al Corriere

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ATTITUDINI

Imparare le lingue

Caro Romano, ho letto con sorpresa e rammarico, la sua risposta in cui, confortato da discutibili argomentazioni di fonetica, asseriva che molti meridionali avrebbero minori attitudini linguistiche. La minore diffusione della conoscenza delle lingue straniere tra la popolazione meridionale non è certo ricercabile nella «minore attitudine linguistica» della stessa, essendo altre e ben più complesse le cause di tale deficit. Molto più appropriato sarebbe stato un richiamo alla situazione di depressione economica e alle carenze dell’intera amministrazione statale, ivi comprendendo, ovviamente, il ramo della pubblica istruzione. Per non parlare delle carenze infrastrutturali e del settore dell’aerotrasporto che certamente non incentivano gli scambi culturali. Credo infine che sia difficilmente dimostrabile una maggiore attitudine linguistica della popolazione bergamasca o toscana, per esempio, rispetto a quella meridionale, fondandola sulla maggiore compatibilità fonetica di quei dialetti con gli idiomi stranieri. Giuseppe Marino Pizzo Calabro.
(Dal Corriere della Sera, 18/9/2006).




120 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Linguaggi incendiari<br />
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In merito al grave fatto di sangue davanti al palazzo del Quirinale, credo che quando esiste una situazione di oggettiva crisi economica, finanziaria, sociale e istituzionale, lanciare invettive violente e usare un linguaggio incendiario possano influenzare le personalità più fragili istigandole a gesti inconsulti. Questo può succedere quando delle persone irresponsabili giocano a fare la rivoluzione. Col risultato che a venir feriti sono due poveri cristi che fanno la guardia. Massimo Coppa Zenari<br />
(Dal Corriere della Sera, 29/4/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Termini sconosciuti?<br />
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Perché, per il taglio di qualsiasi tassa, si continua a sostenere che manca la copertura, quando si perpetuano sperperi colossali nel sistema sanitario e nella gestione degli enti locali, veri stipendifici per gli amici degli amici, dove la «spending review» è una parola sconosciuta? Giorgio Volonteri<br />
(Dal Corriere della Sera, 1/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Il premier le conosce<br />
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Mi ha fatto molto piacere vedere la padronanza linguistica con la quale si è espresso, in inglese e francese, il presidente Letta durante il suo primo viaggio in Europa. Mi sembra un caso più unico che raro nel nostro attuale panorama politico e un ottimo esempio per la generazione che si sta formando.<br />
Ermanno Padovan , <!-- e --><a href="mailto:erpader@gmail.com">erpader@gmail.com</a><!-- e --><br />
(Dal Corriere della Sera, 5/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Didascalie in inglese<br />
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Ho notato che al Giro d’Italia, trasmesso da Raitre, tutte le didascalie non sono anche in inglese (il che sarebbe una buona cosa), ma solo in inglese, il che mi sembra un po’ strano visto che si tratta di televisione italiana. Chi come me non sa l’inglese non potrebbe rifiutarsi di pagare il canone?<br />
Silvano Maino , <!-- e --><a href="mailto:silvano.maino@fastwebnet.it">silvano.maino@fastwebnet.it</a><!-- e --><br />
(Dal Corriere della Sera, 20/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Lessico del premier<br />
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Caro Romano, quando parla del governo, il presidente del Consiglio Enrico Letta, ama ripetere «il mio governo», «i miei ministri», «i miei collaboratori». È un lessico, questo, che— secondo me — ha un vago e sgradevole sapore «proprietario». Preferirei che il premier dicesse «il governo da me presieduto», o «i membri del governo», oppure «i miei colleghi». Quest'ultima locuzione, oltretutto, sarebbe, sotto il profilo lessicale e giuridico, la più appropriata, perche il governo è, appunto, un organo collegiale.<br />
Domenico Zuppa, San Marco dei Cavoti (Bn)<br />
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Il governo è un organo collegiale e il presidente del Consiglio italiano, purtroppo, è soltanto un «primo tra i pari ». Me se le cose andranno male, la colpa, agli occhi del Paese, sarà di Enrico Letta. Il governo, quindi, è inevitabilmente «suo».<br />
(Dal Corriere della Sera, 22/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

INGLESE BANDITO / 1<br />
Lavoro in casa propria<br />
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Il Politecnico di Milano è stato «fermato» dal Tar nel suo tentativo di voler condurre tutto l'insegnamento in lingua inglese. È vero, ci dobbiamo aprire al mondo ed essere competitivi in campo internazionale, però prima non sarebbe il caso di imparare a lavorare in casa propria? Ad esempio l'Enac - Ente Nazionale Aviazione Civile - non riconosce crediti per i programmi di formazione in campo aeronautico del Politecnico di Milano che, invece, prevede per altri istituti universitari nazionali. Gino Codella <br />
(Dal Corriere della Sera, 28/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

INGLESE BANDITO / 2<br />
Livello troppo basso<br />
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Quest'anno, all'inizio del mio corso di Farmacologia e Farmacoterapia (materia scientifica, che ben si presta a una trattazione in lingua inglese) ho chiesto ai miei 120 studenti, iscritti al III anno del corso di laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche: «Vorrei tenere le mie lezioni in lingua inglese; chi di voi sarebbe in grado di seguirmi?». Si sono alzate tre (dico 3!) mani. Qualcuno ha detto «dovrebbe parlare molto piano (intendeva lentamente)». Il problema quindi non è l'istituzione di interi corsi di laurea in lingua inglese (obbligatori!) e tanto meno di libertà di insegnamento. Il problema è quello di mettere lo studente che si iscrive all'università nelle condizioni di poter veramente recepire insegnamenti in grado di potergli consentire di competere sul mercato internazionale del lavoro. Guido Franceschini <br />
(Dal Corriere della Sera, 28/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

ARTICOLI DI GENERE<br />
Abitudini linguistiche<br />
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Perché si insiste nel definire con un «la» (la Carfagna, la Boccassini ecc.), quando si tratta di una donna, mentre si parla dell'onorevole tale, del pm tal altro, in caso di uomini? Checché se ne dica, lo considero un malcostume e un retaggio del passato sessista.Isabella Coccolini, Napoli<br />
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Fino a qualche anno fa nelle scuole italiane si diceva il Manzoni, il Leopardi, il Tasso, l'Ariosto e l'Alighieri. E a nessuno passava per la mente che quell'uso fosse discriminatorio o spregiativo. Oggi l'uso dell'articolo, effettivamente, è meno diffuso e gradito. Ma esiste un problema dovuto alle nostre abitudini linguistiche. Mentre nella vita quotidiana e nelle consuetudini giornalistiche dei Paesi di lingua inglese, della Francia e della Germania il sesso è quasi sempre indicato da un appellativo di genere (Mr. e Ms., Monsieur et Madame, Herr e Frau), in Italia Signore e Signora sono usati molto più raramente. Può accadere così che un giornalista, per ricordare al lettore che sta parlando di una donna, ricorra occasionalmente all'articolo femminile. Ma non intende mancarle di rispetto.<br />
(Dal Corriere della Sera, 3/6/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

La parola giusta<br />
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Caro Romano, non si capisce per quale malefico ragionamento giornali e televisioni varie continuino a chiamare un clandestino, immigrato irregolare. Immigrato è quella persona che si reca in un altro Paese previa autorizzazione per lavorare. Se non si hanno i requisiti sono clandestini. Ci sono delle precise leggi per le quali un comunitario può risiedere in un altro Paese per tre mesi e dopo deve potere dimostrare di avere un reddito continuativo. Capisco che nell’Italia violare norme e leggi è lo sport nazionale ma, si presuppone che almeno la magistratura applichi le leggi, e non è questo il caso. Sono tutti tesi a incriminare Berlusconi, mentre le carceri e le strade sono piene di extracomunitari che hanno o commettono reati non considerando un clandestino un violatore della legge e rilasciandoli con un buffetto sulle guance. Espellendoli forzatamente si avrebbero due benefici: si vuotano le carceri e diminuiscono i reati risparmiando notevoli somme di denaro di cui gli italiani hanno un notevole bisogno. La lingua italiana è ben precisa e non si capisce quali bizantinismi vengano messi in atto per non chiamare le cose con il loro nome. Clandestini e non immigrato irregolare.<br />
Carlo Ferrazza , <!-- e --><a href="mailto:cferrazza@hotmail.com">cferrazza@hotmail.com</a><!-- e --><br />
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Fra gli immigrati possono esservi criminali, ma non mi sembra giusto che l’ingresso nel territorio nazionale di chi cerca lavoro o fugge da un Paese in guerra possa essere considerato un crimine. Quale sarebbe stato il suo atteggiamento dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando molti italiani attraversavano le Alpi per entrare clandestinamente in Francia? Esiste un buon film di Pietro Germi realizzato nel 1950 (Il cammino della speranza) che le consiglio di vedere.<br />
(Dal Corriere della Sera, 16/6/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’uso della lingua<br />
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È iniziato il Tour de France e, contrariamente a quanto visto durante il Giro d’Italia, i riscontri sulla situazione della tappa e le distanze tra i vari gruppi, vengono titolati rigorosamente in francese, per far capire al pubblico, a scanso di equivoci, dove avviene la manifestazione. Graziano Nadali, Tolmezzo (Ud)<br />
(Dal Corriere della Sera, 30/6/2013).

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