Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

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Nelle scuole.

Lezioni di cinese.

Arrivano i docenti di ruolo per il cinese e quindi vorrei ricordare una peculiarità delle lingue che usano gli ideogrammi. Quando si iniziò a fabbricare le macchine da scrivere, i cinesi, i giapponesi e i coreani furono costretti a costruirsi un modo di scrivere la loro lingua usando l’alfabeto latino. Così, quando una persona scriveva un testo con la macchina da scrivere, c’era poi qualcuno che lo traduceva in ideogrammi, perché il testo finale doveva essere scritto nel modo tradizionale. Il computer ha molto semplificato il lavoro, ma è inutile che i giovani debbano imparare a memoria 5 o 10.000 ideogrammi, quando tutta questa fatica può essere evitata.
Fausto Zukunft, Milano
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 6/12/2016).

Linguaggio triviale

In Aula e nelle piazze

Segnalo il senso di nausea mio e di molte persone che conosco per il linguaggio triviale e indecente che la classe politica continua a utilizzare in Aula e in piazza, malgrado il referendum si sia concluso ormai da una decina di giorni. Non poche persone che hanno votato No si sentono complici incolpevoli di una campagna priva di senso ed educazione contro un presidente del Consiglio che ha dato coerentemente le dimissioni, e un nuovo governo composto in pochi giorni e votato dal Parlamento per affrontare le imminenti scadenze e risolvere il problema della legge elettorale. Non vedremo mai la fine di questa vergognosa deriva?
Angelo Tirelli. Milano
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 15/12/2016).

Un mondo di bilinguismi il caso della regione Veneto

Mia moglie non parla l’inglese, io lo parlo a metà, mia figlia lo parla bene. Lei non crede che, di questo passo, il nostro idioma, fra non molti anni, possa diventare solo una lingua per iniziati, come il latino? A chi dobbiamo affidarci?
Piero Campomenosi , pierocampomenosi@%20libero.it

Caro Campomenosi, Credo che la sua famiglia stia andando nella giusta direzione. Dobbiamo continuare a curare la nostra lingua e a diffonderne la conoscenza, ma dobbiamo prepararci a un mondo in cui le società nazionali saranno sempre più bilingui. I buoni esempi di bilinguismo sono già numerosi. Penso anzitutto ai Paesi e alle regioni autonome in cui non esiste una sola lingua ufficiale. È il caso della Svizzera e del Belgio, naturalmente, ma anche del Trentino Alto-Adige, del Friuli Venezia Giulia, della Valle d’Aosta e della Catalogna. Esistono poi alcuni Stati (l’Olanda, i Paesi scandinavi) in cui l’insegnamento dell’inglese sin dai primi anni della scuola ha già creato generazioni fluidamente bilingui. Persino gli Stati Uniti, negli ultimi decenni, hanno cambiato il loro profilo linguistico. La lingua ufficiale è sempre l’inglese, ma in alcune parti del Paese la lingua per gli avvisi e le istruzioni alla popolazione è anche lo spagnolo. Aggiungo la crescita esponenziale, dalla metà del secolo scorso, del numero degli studenti che completano la loro formazione in una università diversa da quella in cui avevano iniziato i loro studi. Naturalmente questo processo, in ultima analisi, giova sempre alla diffusione dell’inglese come pianeta intorno al quale ruotano i satelliti delle lingue «minori». Ma i vantaggi sono universali e non sarebbe saggio privarsene per fare un dispetto alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti. Qualche lettore, a questo punto, potrebbe chiedere se anche quello approvato dalla Regione Veneto negli scorsi giorni possa essere considerato bilinguismo. A me sembra che una parlata assuma dignità linguistica quando consente la comunicazione sui temi complessi di una società moderna. I dialetti danno il meglio di sé quando si parla di amore e di cucina, ma sono inutili quando si parla di fisica, chimica e filosofia. Dopo la decisione della Regione Veneto, uno scrittore, Ferdinando Camon, ha detto che i dialetti parlano soprattutto del passato, vale a dire di un mondo che non esiste più.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere/, 18/12/2016).

Scelta di genere

Professioni al femminile

Per la cronaca già nel 1825 (dicasi: 191 anni fa!) l’abate Francesco d’Alberti di Villanova nel Dizionario Universale Critico Enciclopedico della Lingua Italiana (seconda edizione, e prima milanese, in sei tomi) citava i seguenti termini femminili: assessora (p. 317, tomo I), avvocata (p. 372, tomo I), consigliera (p. 215, tomo II), deputata (p. 406, tomo II), ingegnera (p. 621, tomo III), medica (p. 257, tomo IV), ministra (p. 318, tomo IV), sindaca (p. 280, tomo VI).
Claudio Villa, Vanzago (Mi)

Confesso di avere qualche difficoltà a usare il femminile di parole maschili che avevano finito per designare una professione indipendentemente dal sesso della persona che la esercitava. Ma la scelta in ultima analisi spetta alle donne, tocca a loro decidere se vogliono essere ministra o ministro, ingegnera o ingegnere. Le ricordo che Susanna Agnelli, sorella dell’Avvocato, si arrabbiava quando la chiamavano senatrice.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere/, 30/12/2016).

Dialetto

Valore attuale

Caro Romano, vorrei smentire ciò che ho letto sulle Lettere (Corriere, 18 dicembre) per quanto concerne il bilinguismo veneto. Non è vero che i dialetti sono inutili, quando si parla di fisica, chimica e filosofia. Avendo studiato astronomia a Padova, mi è capitato più volte di parlare di fisica con altri studenti in dialetto. Non è poi neppure vera l’affermazione di Ferdinando Camon che i dialetti parlano soprattutto del passato, vale a dire di un mondo che non esiste più. Infatti per regolare questioni di famiglia mi sono recato nel comune di origine e ho potuto sbrigare le formalità, richiedere documenti ed effettuare pagamenti parlando in veneto.
Giancarlo Tomezzoli

Avevo scritto che i dialetti sono particolarmente efficaci quando si parla di amore e di cucina. Aggiungo volentieri che anche le pratiche di famiglia possono essere sbrigate in dialetto. Ma una conferenza sulla teoria della relatività o un manuale d’informatica in veneto sarebbero l’equivalente della Divina Commedia tradotta in milanese o napoletano.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere/, 31/12/2016).

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