Lettere al Corriere marzo 2014.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Uso di lingue straniere.

Caro Romano, mi sento vagamente preso in giro quando un politico sfoggia la propria conoscenza delle lingue straniere. Non penseranno mica, i politici, di addolcirci la pillola della loro incapacità ed inconsistenza semplicemente parlando in inglese? Infine: abbiamo una delle lingue più belle del mondo, perché non usarla? Sempre!
Sergio Cannaviello Obradovïch, Napoli

Quando gli uomini politici usano l’inglese per reclamizzare i loro progetti, non fanno politica: fanno marketing.
(Da corriere.it, 2/3/2014).

Lezioni in tv

Come fece anni fa per l’italiano, la Rai potrebbe programmare un ciclo di lezioni per l’insegnamento della lingua inglese. I televisori sono in tutte le case e tanti apprezzerebbero un servizio davvero di pubblica utilità. Direi che qualcuno pagherebbe anche più volentieri il canone.
Michele Massa
(Da corriere.it, 9/3/2014).

Acrostico di Renzi

Acrostico dedicato a Matteo Renzi: M olto/A bile/T entare/T ranquillizzarci/E lencando/O biettivi/ R isollevare/E sausta/ N ostra/ Z oppicante/ I talia.
Gabriele Barabino Tortona (Al)
(Da corriere.it, 19/3/2014).

Ipotesi paradossale

Caro Romano, alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni in Crimea, suggerisco una semplice procedura per risolvere il problema della «spending review» e del rientro dei capitali dalla Svizzera. 1) Rivendicare l’appartenenza del Canton Ticino all’Italia, viste le sue origini lombarde nel Ducato di Milano. 2) Ammassare i 50.000 soldati in esubero con i relativi 350 automezzi superflui nell’enclave, in territorio svizzero, di Campione d’Italia. 3) Sorvolare Lugano con i 30 F35 accantonati in seguito alla «spending review». 4) Indire in Lombardia un referendum di annessione (con risultati favorevoli al 99%). 5) Entrare a Lugano e nazionalizzare le banche. Troveremo tutti i soldi necessari per migliorare il Pil.
Giancarlo Caramanti Milano

Fantasia e ironia, nei periodi di crisi, sono sempre gradite. Spero che i cugini ticinesi siano d’accordo.
(Da corriere.it, 22/3/2014).

Neologismo sgradito

Vorrei portare l’attenzione sul neologismo «femminicidio», per me insopportabile. La parola omicidio comprende sia l’uomo che la donna. Noi diciamo infatti: «È stato commesso un omicidio, due coniugi sono stati uccisi…» oppure «sono uomini di buona volontà ecc….», riferendoci all’uno e all’altro sesso. Ma se proprio vogliamo sottolineare l’identità sessuale della donna, dovremmo evitare i riferimenti soltanto biologici (ovvero materialistici e carnali), come avviene per la parola femmina. Sentendo pronunciare la parola femminicidio, sembra che le donne non smettano di subire, oltre al più grave dei crimini, anche un insulto continuato.
Luciana Angelini, Padova
(Da corriere.it, 28/3/2014).

 




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