Lettere al Corriere febbraio 2014.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Le parole e la sostanza.

Credo che la sostituzione della parola «potestà» con «responsabilità genitoriale» prevista dalla riforma sulla filiazione, esprima in senso più completo e giusto il rapporto fra genitori e figli. Abbandonare, tuttavia, i termini «padre» e «madre» per quello di «genitore (1 e 2)» e, in particolare, dire — come ha detto l’assessore alle Pari opportunità del comune di Firenze — che è «una battaglia di civiltà» mi risulta assolutamente incomprensibile. Pensavo che civiltà significasse qualcosa di ben diverso e, soprattutto, che essere padri e madri fosse una condizione naturale per avere un figlio!
Gian Paolo Squillace

Nella famiglia dei riformatori vi sono due grandi correnti. La prima crede che il cambiamento delle parole basti a cambiare la sostanza delle cose. La seconda attribuisce maggiore importanza alla sostanza e pensa che non sia indispensabile cambiare le parole.
(Da corriere.it, 16/2/2014).

Brutto neologismo

In un tg viene riferito che sulle montagne del Bellunese è in corso una consistente attività valanghiva. La lingua di Dante è sempre stata disponibile ad accogliere vocaboli freschi, purché non ne deturpino la bellezza. Cadono i resti pompeiani, si sbriciolano i monumenti, vengono depredate le chiese, ma almeno la lingua conserviamola bella come i Grandi del passato ce l’hanno consegnata!
Alessandro Prandi , alessandro.prandi51@gmail.com
(Da corriere.it, 17/2/2014).

 




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