Lettere al Corriere.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Definizioni particolari.

Caro Romano,le variabili usate da tanti Stati per caratterizzare la propria «repubblica» sono numerose. Abbiamo le repubbliche popolari (Cina), le repubbliche democratiche (Congo), le repubbliche popolari e democratiche (Corea del Nord), le repubbliche democratiche e popolari (Algeria), le repubbliche arabe (Egitto), le repubbliche islamiche (Iran), una repubblica bolivariana (Venezuela). Abbiamo persino le «precedenti repubbliche», come la Macedonia, riconosciuta da alcuni Stati come «Former Yugoslav Repubblic of Macedonia». Forse ho dimenticato altre variabili. Mi aiuta a comprendere?
Piera Bonadonna , piera.bonadonna@hotmail.it

Quanto più una Repubblica cerca di distinguersi con una definizione particolare, tanto meno è «repubblica» nel senso democratico della parola.
(Da corriere.it, 4/9/2014).

SE VUOLE RESTARE UNITA L’UCRAINA DEVE ESSERE NEUTRALE

Russia e Ucraina sono incatenate agli stessi ceppi. Meglio di qualsiasi messa a punto politologica questo adagio mette in luce le ragioni profonde della crisi ucraina. Collegati da un intreccio di rapporti economici, etnico-culturali e emotivi, i due Paesi sono attualmente contrapposti sul piano politico strategico. Come evitare che una contrapposizione che coinvolge direttamente l’Unione Europea si traduca in una divisione insanabile nel cuore dell’Europa?
Paolo Calzini , %20pcalzini@johnshopkins.it

Caro Calzini, Approfitto della sua lettera per segnalare un lungo articolo (International New York Times del 3 luglio) in cui l’autore, Andrew Higgins, racconta un viaggio a Mount Makivka, una località dei Carpazi in cui sorge un monumento dedicato a un evento della Prima guerra mondiale. Qui, tra la fine di aprile e i primi giorni del maggio 1915, una unità ucraina, composta da 800 tiratori scelti, combatté contro l’esercito zarista. Sull’importanza strategica di quella piccola battaglia esistono pareri discordanti, ma per il nazionalismo ucraino Makivka è una pietra miliare sulla lunga strada dell’indipendenza nazionale. L’episodio non sarebbe completo, tuttavia, se non ricordassimo che quei volontari ucraini vestivano le uniformi di due battaglioni inquadrati in due brigate dell’Impero austroungarico. La regione di Leopoli (Lemberg in tedesco, Lviv in ucraino) era stata polacca sino al 1772 ed era diventata austriaca dopo la prima spartizione della Polonia. Furono 250.000, complessivamente, i coscritti ucraini reclutati in Galizia per fare fronte all’offensiva russa del settembre 1914. Ma furono tre milioni e mezzo quelli che provenivano dall’Ucraina centroorientale e combatterono nei ranghi dell’esercito zarista. Questa divisione si prolungò nei decenni successivi. Dopo la rivoluzione bolscevica vi furono in questa regione, per un certo periodo, tre entità politiche: quella occidentale di Lvov, quella «bianca» dell’Ucraina centro orientale e quella comunista di Kharkov. Dopo l’invasione tedesca del giugno 1941 assistemmo alla ripetizione di quanto era accaduto durante la Grande Guerra. Mentre la maggior parte degli ucraini combatteva con l’Armata Rossa, nelle province occidentali occupate dai tedeschi si costituiva la Divisione SS Galizia composta da 90.000 volontari ucraini. Credo che un Paese così diviso, caro Calzini, possa conservare la sua unità soltanto se accetta di essere neutrale e di avere buone relazioni con tutti i suoi vicini. Offrendogli di associarsi all’Unione Europea e di entrare nella Nato, i Paesi occidentali non hanno soltanto suscitato le preoccupazioni della Russia. Hanno risvegliato i demoni separatisti che minacciano da sempre la sua unità.
(Da corriere.it, 9/7/2014).

Significato di «dry»

Caro Romano, a proposito del consumo di alcol negli Usa, scrive che ci sono Stati «dry», asciutti. Che significa?
Oscar Roberti

Si dicono «dry», per esempio, i pozzi che non danno più acqua o le mucche che smettono di produrre latte. Per associazione, quindi, sono «dry» le contee e gli Stati americani che proibiscono la vendita di bevande alcoliche.
(Da corriere.it, 9/7/2014).

Espressione abusata?

Il successo/abuso della scaramantica espressione di «in bocca al lupo» (rivolta con significato opposto a quello letterale) potrebbe avere una spiegazione (maligna). Il lupo, oltre che in favola per bambini (quella di Cappuccetto rosso), trova spazio anche in versione edilizia. La «bocca di lupo» è un pozzo per dare luce/aria ai locali sotterranei. Pertanto si può anche intendere di spedire il destinatario dell’augurio in un pozzo sottoterra…
Jacek Sokalski, jacek.sokalski@ me.com
(Da corriere.it, 18/7/2014).

SCANDALO LOCKHEED

Ipotesi senza prove

Caro Romano, alla sua risposta al lettore sullo scandalo Lockheed, vorrei aggiungere un particolare sul perché il personaggio dal nome «Antelope Cobbler» non fu mai identificato. Forse dipende da una svista o dalla scarsa familiarità con la lingua inglese dei giornalisti nostrani che male interpretarono «Antelope Cobbler» traducendo in «antilope ciabattino». Una «G» al posto della «C» avrebbe trasformato il «ciabattino» in «divoratore». Dunque «Antelope Gobbler», «divoratore di antilopi» e il nome di Leone sarebbe apparso in chiare lettere!Così il giornalismo italiano ha perso l?occasione per chiarire il caso

Lockheed e per guadagnare uno «scoop». Rudi Eberspacher Trento
Brillante decrittazione di un nome in codice, ma troppo poco per incriminare una persona contro la quale non esistevano prove.
(Da Corriere della Sera, 18/7/2014).

Metafore inopportune

Chissà se sono l’unico a pensare che — anche se come dicono i più sono «linguaggio colorito» o «metafore» — i riferimenti che qualche partito o movimento fa alla guerra, riferendosi alle beghe della politica italiana, sono quantomeno di dubbio gusto visto che in diverse parti del mondo si combattono guerre reali. La guerra è cosa drammaticamente seria.
Fabio Todini , fabiotdn@gmail.com
(Da corriere.it, 29/7/2014).

Perché sopravvivono

Caro Romano, la cronaca ha riportato casi di ex parlamentari che pretendono di venir ancora chiamati onorevoli. A me è venuto un dubbio ulteriore: il deputato in carica ha veramente diritto di essere chiamato onorevole, o si tratta di una prassi non sancita da alcuna legge e che quindi può essere disattesa?
Antonio Massioni, Milano

Quando divenne ministro degli Esteri, nell’ottobre 1946, Pietro Nenni firmò una circolare per bandire l’uso di «eccellenza ». Ma vi è ancora qualcuno che se ne serve. I titoli ampollosi sopravvivono quando non piacciono soltanto a coloro che amano fregiarsene, ma anche ai loro interlocutori, spesso desiderosi di lusingare e adulare.
(Da corriere.it, 30/7/2014).

 




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