Lettere al Corriere.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Elezioni americane.

Titolo per Bill Clinton.

Caro Romano, in tv ho sentito ripetutamente un conduttore definire Bill Clinton quale possibile «First gentleman» della storia degli Stati Uniti nel caso in cui la moglie Hillary venga eletta alle prossime presidenziali di novembre. A occhio e croce, la traduzione maccheronica di questa estemporanea definizione del conduttore sarebbe quindi: «Primo Signore» del Paese in cui il buon Bill è stato per anni un idolo incontrastato per tutti gli americani. Se proprio dovesse essere necessario investirlo di un titolo all’indomani della elezione della moglie, perché non chiamarlo più semplicemente «First husband» (primo consorte)?
Vincenzo Covelli , vcovelli@libero.it

Forse gli americani potrebbero ispirarsi agli usi italiani e chiamarlo «presidente emerito» o imitare l’Inghilterra della regina Vittoria in cui il titolo del marito della sovrana era «principe consorte». Nel caso di Clinton un titolo appropriato potrebbe essere «emerito consorte».
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 5/9/2016).

Regine

Titoli dei mariti

Caro Romano, lei scrive che il titolo di «principe consorte» era stato riservato solo al marito della regina Vittoria. Filippo di Edimburgo non ha anche lui lo stesso titolo? Quali solo le loro prerogative? Hanno influenza sulla vita e la politica britannica?
Serena Gatti, Milano
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 7/9/2016).

Nazionale di calcio

Le qualificazioni

Che senso ha chiamare, come fanno sulle reti della Rai, «European Qualifiers» le qualificazioni europee di calcio alle quali sta partecipando la Nazionale?
Marco Pozzi, Monza

La moglie di un re è tradizionalmente chiamata regina. Ma il marito di una regina che siede sul trono grazie al principio ereditario, non può essere chiamato re. Per ovviare a questa diminuzione, la regina Vittoria insignì l’amato marito di un nuovo titolo, coniato espressamente per lui: «principe consorte». Elisabetta II non ha ritenuto di dovere fare altrettanto per Filippo Mountbatten, discendente di casate nobili di Germania, Grecia e Danimarca. Ma ha fatto del marito un principe del Regno Unito, duca di Edimburgo, e gli ha conferito lo status di Altezza Reale. Sono vicende curiose e interessanti, ma appartengono a quella che i francesi chiamano «la petite histoire», la storia con la esse minuscola.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 7/9/2016).

Termine differenti

Educazione e istruzione

Caro Romano, spesso lei si occupa giustamente in tono critico dell’uso di parole inglesi nella lingua italiana. Recentemente, ascoltando un discorso del premier Matteo Renzi in televisione, ho addirittura udito una parola mutuata dall’inglese e cioè «educazione» invece di «istruzione», tra l’altro ripetuta diverse volte. Come sappiamo, in italiano educazione ha un significato ben diverso da istruzione. Si è trattato di un voluto ossequio alla lingua inglese, oppure di un semplice banale refuso?
Sabina Petrelli , saab5621@gmail.com

Fra educazione e istruzione vi è certamente una differenza. Ma l’Italia ha avuto un ministro della Educazione nazionale dal 1924 al 1943 e la Francia ha tuttora un ministère de l’Education nationale.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 19/9/2016).

Belgio

Paese con due lingue

Fra qualche tempo in Alto Adige potremmo avere cartelli stradali esclusivamente in lingua tedesca. L’esperienza belga mostra come certe idee siano assurde. Se si arriva all’aeroporto di Brussel (o Bruxelles) che si trova nelle Fiandre e si vuole andare a Mons (cittadina vallone) nessun problema: le indicazioni sono precisissime. A condizione che si conosca il neerlandese, perché non si troverà scritto Mons, bensì Bergen! Per vedere Bruges, si deve cercare Brugge, Gent è Gand, Namur è Namen. E se si ascoltano alla radio le condizioni del traffico, occorre sintonizzarvi su quella fiamminga per sapere che succede nelle Fiandre, e su quella francofona per sapere che succede nell’altra metà del reame…
Lucia Marinovich , luciapuurs@hotmail.com
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 24/9/2016).

Definizioni

Populisti e populismo

Caro Romano: essere definito «populista» chi vota contro l’euroburocrazia è, secondo me, un vanto. Ecco la definizione di «populista» tratta dal Devoto Oli: «Appartenente ad un movimento politico-culturale moderno e di tendenza o d’ispirazione popolare». Quindi se venire dal popolo e essere moderni, è da considerarsi una colpa, la cosa francamente mi stupisce. Forse certi opinionisti hanno bisogno una ripassatina del vocabolario?
Enzo Bernasconi, Varese

È un’ottima definizione, ma ve ne sono altre fra cui questa, tratta dal Dizionario Hoepli, curato da Aldo Gabrielli: «Atteggiamento di chi cerca consensi tra le classi sociali meno evolute usando a questo scopo luoghi comuni di facile presa».
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 24/9/2016).

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