Lettere al Corriere.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Dilemma.

Sindaco al femminile.

A evitare il nuovo rompicapo italico riferito a sindaco o sindaca, è auspicabile che l’Accademia della Crusca si pronunci. Il dilemma ora viene addirittura politicizzato. Va bene che ci sarà l’aggiunta al dizionario del nuovo italiano, ma bisogna chiarire anche: ministro o ministra? Il presidente o la presidente?
Giovanni Attinà , giovanniattina@tiscali.it
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 25/6/2016).

Lingua inglese/1

Rinuncia impossibile

Caro Romano, mi pare che nessun commentatore politico, parlando di Brexit, abbia mai parlato dell’utilizzo della lingua inglese negli atti ufficiali dell’Unione Europea. Credo che dopo il voto per Brexit ne discenda, in modo automatico, l’esclusione della lingua inglese dall’ufficialità dell’Europa! Questo significa anche allontanare l’Europa dagli altri Paesi di lingua inglese, almeno dal punto di vista dell’immediata comprensione dei fatti europei da parte della gente comune. Sarebbe utile una sua riflessione su questo aspetto non secondario della incresciosa scelta referendaria degli elettori inglesi.
Piercarlo Signorelli, Spinea (Ve)

Ho già risposto a un’altra lettera che l’inglese è pur sempre, insieme al gaelico, la lingua ufficiale della Repubblica d’Irlanda, quindi una delle lingue dell’Unione Europea. Ma l’inglese, nella pratica quotidiana dell’Ue, non è usato perché è lingua di uno dei Paesi membri. È usato perché è la principale seconda lingua del mondo, quella che maggiormente si presta al dialogo internazionale.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 28/6/2016).

Lingua inglese/2

Sudditanza inspiegabile
Brexit o non Brexit, continua l’inspiegabile sudditanza verso la lingua inglese. In un tg ho osservato la scritta «Italy» su entrambe le fiancate del pullman della nostra Nazionale di calcio. Persino il nome della nostra nazione dobbiamo scrivere in inglese? Non farebbe ridere che il sottoscritto (mi chiamo Antonio), all’estero si facesse chiamare o si firmasse «Anthony»?
Antonio Baratta , antobaratta@libero.it
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 28/6/2016).

Linguaggi politici

Il termine «premier»

Caro Romano, nelle loro ricorrenti sortite i puntigliosi e raffinati cacciatori di anglicismi da evitare non citano mai la parola premier. Essa prese piede con il governo Berlusconi mentre prima di allora si diceva capo del governo o presidente del Consiglio dei ministri. I vecchi e anche chi a quei tempi non era nato riderebbero a sentir dire Mussolini premier, De Gasperi, Andreotti, Craxi premier.
Ercole Ferrario

Berlusconi amava la parola Premier e contribuì a farla circolare nel linguaggio politico italiano perché il «premierato britannico» era uno dei modelli costituzionali che gli sembravano più conformi alla sua concezione del governo.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 9/7/2016).

Piccoli comuni

I nomi dopo le fusioni

Le fusioni tra i piccoli Comuni sono importanti ma esiste anche un limite nel nuovo nome che trascende l’unione. Per la futura fusione dei Comuni di Montalcino e di San Giovanni d’Asso è stato già deciso il nome di Comune di Montalcino allargato al territorio di San Giovanni d’Asso. Non è corretto né per il paese del brunello, né per quello del tartufo senese.
N. Settembrini, Arezzo
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 12/7/2016).

Furbetti

Parola errata

Non passa giorno senza che si parli di comportamenti illegali di disonesti definendoli furbetti. Sono solo dei disonesti: smettiamo quindi di chiamarli furbetti!
Ermanno Montermini , ermannomontermini@ gmail.com
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 14/7/2016).

Lingua francese

Migliorare la pronuncia

Non so se è stato notato il progressivo degrado della pronuncia francese nelle trasmissioni Rai. Durante gli Europei di calcio il giocatore Payet (che in francese si pronuncia peié, come «pagato») veniva insistentemente chiamato paillettes, che sono dei noti ornamenti per abiti femminili. Ieri il corrispondente Rai3 da Nizza ha addirittura anglicizzato la Promenade chiamandola «promeneid». Ci vuol molto per un professionista a farsi leggere dei nomi da un madrelingua francese prima di affrontare la diretta? Almeno i nomi, poi pazienza se dicono San Denis, invece di Saint Denis. Non si può pretendere.
Franco Morganti , franco_morganti@libero.it
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 18/7/2016).

Titoli onorifici

Il termine «onorevole»

Caro Romano, in Italia i titoli onorifici sono stati aboliti e si usano solo i titoli di studio e quelli di carica. Il titolo di «onorevole» a quale categoria appartiene? E perché viene elargito a persone che spesso non hanno nulla di onorevole? È un comportamento servile e, purtroppo, diffusissimo. Come i direttori, i professori, gli amministratori, devono essere chiamati «deputati» e basta. Ritiene eccessiva la mia presa di posizione?
Riccardo Vasdeki, Roma

«Onorevole» è un appellativo importato da Londra dove è ancora usato. Ma i deputati inglesi se ne servono alla Camera dei comuni come di formula di cortesia nei loro reciproci scambi di opinione; e nessuno di essi pretende de essere chiamato «Right Honourable» dai suoi concittadini. I deputati italiani invece si insultano frequentemente nei loro dibattiti in aula e pretendono di essere chiamati onorevoli da tutti i loro connazionali.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 21/7/2016).

Lingue straniere

Gli italiani si diano da fare

C’è chi si chiede perché proprio noi dovremmo essere diligenti, quando gli stranieri non fanno altrettanto con l’italiano. Ma per me è insopportabile sentire Miuller e Fiurer, al posto di Mueller e Fuehrer, così come Lait Mòtiv, Sciampelisé o l’allenatore Deschamps, con in fondo una bella p. Il fastidio dipende dal fatto che noi italiani dovremmo fare una cura di pronuncia più di altri perché l’italiano lo parlano 64 milioni nel mondo, il tedesco 85, il francese 136, lo spagnolo 410 e l’inglese 414 (da Languages of the World). Se vogliamo avere l’aplomb (senza la b finale) internazionale, dobbiamo darci un po’ più da fare.
Franco Morganti , franco_morganti@libero.it
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 25/7/2016).

«Conflitto»

Termine appropriato

Caro Romano, alcuni capi di Stato e di governo insistono nel dire che con l’Isis siamo in «guerra». Altri, più avvedutamente, evitano di ricorrere a questo termine, ben sapendo che se fossimo veramente in guerra, sarebbe inevitabile, al termine delle ostilità, sedersi a un tavolo per trattare la resa (cosa impossibile da farsi). Dunque, guerra è un termine quantomeno inappropriato. Forse è più indicato quello di «lotta», ma esso richiama i più addomesticabili terrorismi interni, come quello delle nostre Brigate Rosse. Nemmeno «combattimento» si adatta al caso, perché le armi a disposizione dell’uno e dell’altro dei combattenti sono imparagonabili: convenzionali da una parte, improvvisate e fantasiose dall’altra. Dire che con l’Isis siamo allo «scontro» presuppone un pregresso reciproco riconoscimento, così come dire che siamo «in rotta di collisione». Lasciando a lei la parola , qual è il termine più appropriato?
Alessandro Prandi , alessandro.prandi51@gmail.com

Suggerisco conflitto.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 30/7/2016).

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