Lettere al Corriere.

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Lettere al Corriere: risponde Sergio Romano.

Istituzioni europee.

Uso della lingua inglese

Caro Romano, lei è sempre critico verso la posizione britannica nell’Unione Europea, e sicuramente non si straccerebbe le vesti se il referendum di giugno sulla «Brexit» avesse successo. In questo caso, a parte i problemi politici ed economici che ne seguirebbero, sarebbe opportuno — secondo lei — mantenere la lingua inglese nelle istituzioni europee?
Gino Melchiorre , gino.melchiorre29@gmail.com

In un contesto internazionale la scelta della lingua dipende dalla percentuale di coloro che la parlano. In questo momento storico l’inglese è imbattibile.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, /14/4/2016).

Intellettuale

Uso del termine

Caro Romano, ma lei non si considererebbe un intellettuale? E, in Italia, per esempio, Umberto Eco non è stato un intellettuale? Negheremmo la qualità di intellettuali a Claudio Magris, a Giuliano Amato, a Stefano Rodotà? E fuori Italia, ci piacciano o no, a Noam Chomsky e Jurgen Habermas, a Fernando Savater e Bernard Henry-Levy? Gli oracoli lasciamoli a Delfi e in altri luoghi non solo greci, ma gli intellettuali non sono scomparsi. Una società priva di intellettuali è certamente più povera.
Gianfranco Pasquino, Bologna
Intellettuale è ormai un appellativo onorifico, non meno inflazionato del titolo di cavaliere o commendatore con cui molti italiani desideravano essere chiamati. Quasi tutte le persone da lei elencate hanno una specifica competenza – scrittore, filosofo, giurista — che basta a giustificare l’attenzione riservata alla loro persona.
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 6/5/2016).

Strane novità

Giro e Festival

Vorrei capire perché negli ultimi anni il Giro d’Italia si faccia partire dall’estero, ma non stiamo parlando del Giro d’Italia, o forse è cambiata la geografia del nostro Paese a mia insaputa? La stessa cosa vale per il Festival della canzone italiana, che una volta presentava solo canzoni italiane, per di più immediatamente orecchiabili e che già dal giorno dopo si sentivano cantare per le strade. Se non è più così, perché non cambiamo il nome, chiamiamolo solo Festival della canzone, oppure Festival italiano della canzone?Anche la correttezza della lingua ha un certo valore…
Ermanno Pirola , ermannopirola@libero.it
(Da corriere.it/lettere-al-corriere, 10/5/2016).

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