Lettere ai direttori

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Democrazia Linguistica

Pubblico volentieri e apro al dibattito un comunicato di Giorgio Pagano, segretario dell’Associazione per la Democrazia Linguistica:

Oggi con il titolo “L’esperanto contro l’inglese”, sul Corsera, Sergio Romano risponde ad una lettrice che pone la questione di una lingua comune europea che non monopolizzi le altre riducendo dominio e diritti dei popoli non anglofoni. Ritengo lo faccia con due errori di fondo e senza una considerazione importante: 1) l’esperanto non è contro l’inglese bensì rappresenta un’alternativa popolare pubblica per la comunicazione internazionale e, come tale, dovrebbe essere sostenuto a livello legislativo dai politici che si battono per un’Europa senza popoli e ceti privilegiati o per nascita anglofona o perché economicamente in grado di mandare i propri figli a studiare nei Paesi
anglofoni. 2) L’Esperanto, che ormai ha 120 anni di vita mentre molte lingue ufficiali nazionali nel mondo sono ben più giovani, è stato dichiarato lingua viva a tutti gli effetti dall’Ungheria già nel 2004 e non ha alcun problema di accrescimento lessicale in quanto si alimenta automaticamente dalle radici delle altre lingue, ed è questo il motivo principale per cui mentre l’inglese condanna a morte le altre lingue l’esperanto le fa vivere. La considerazione importante è politica ed economica insieme: continuare a parteggiare per l’inglese significa assicurare non solo il monopolio linguistico internazionale ai popoli anglofoni ma anche quello politico ed economico. Conviene ai popoli che, come il nostro, non sono anglofoni?

(Federica Bianchi)

L'Espresso (sezione blog)

(27/2/2007)

Caro Direttore,
Dal 1° gennaio 2007 l'Unione Europea ha 23 lingueufficiali, dopo l'ingresso di Bulgaria e Romania e l'introduzione delgaelico. Questi tre ultimi arrivi hanno contribuito a rafforzare il giàricco patrimonio culturale dell'Unione europea e a esaltarne la peculiarediversità.In realtà la situazione linguistica europea è ben lontana da un equilibratomultilinguismo: l'inglese acquista terreno, giorno per giorno, in ogni campodella vita economica e sociale a discapito delle altre lingue e cultureormai totalmente surclassate. In Europa e nel mondo si è affermata unasituazione di tale predominio di alcune lingue (soprattutto dell'inglese) eculture su tutte le altre da pregiudicarne la vita stessa: vita dellelingue, vita dei popoli. Qual è il ruolo dell'UE che tanto sembra amare ilmultilinguismo e la tutela della diversità linguistica?Non pensa sia necessario uno stimolo innovativo verso un'Europa fatta dagliEuropei e non dagli anglo-americani? Non crede che gli anglofoni sianosoggetti privilegiati in più settori, primo fra tutti quelloprofessionale? Non pensa che sia necessario agire? Per l'Unione Europea ènecessaria una lingua internazionale, neutrale e, soprattutto, che non sia”materna” di alcun popolo!Mi è capitato di leggere alcuni articoli sull'esperanto e sul valore el'importanza che può avere come lingua internazionale, in cui mancavano, però, le informazioni necessarie per “avvicinarsi” a tale tesi politica.Ritengo sia necessario dare la possibilità a coloro che sono interessati oanche semplicemente incuriositi di conoscere le possibilità di risparmieconomici e di giustizia sociale (oggi come oggi gli inglesi non imparanolingue) che verrebbero offerti da una lingua equa e neutrale comel'esperanto.

Arianna Screpanti

Metro (Spazio lettori)

(7/3/2007)

L'esperanto contro l'inglese: una battaglia perduta
Dal 1° gennaio l'Unione Europea ha 23 lingue ufficiali, dopo l'ingresso di Bulgaria e Romania e l'introduzione del gaelico.In realtà l'inglese acquista terreno in ogni campo della vita economica e sociale. In Europa e nel mondo si è affermata una situazione di tale predominio di alcune lingue (soprattutto dell'inglese) e culture su tutte le altre da pregiudicarne la vita stessa. Non pensa sia necessario uno stimolo innovativo verso un'Europa degli europei e non degli anglo-americani? Non crede che gli anglofoni siano privilegiati in più settori, primo fra tutti quello professionale? Per l'Unione Europea è necessaria una lingua neutrale e che non sia «materna» di alcun popolo! Ho letto alcuni articoli sull'esperanto e sul valore e l'importanza che può avere come lingua internazionale. Ritengo che l'esperanto potrebbe offrire agli uomini lo strumento per raccogliere il maggior numero di informazioni possibili.

Arianna Screpanti

Cara Signora, potrei sottoscrivere senza difficoltà tutte le sue parole. È vero che la diffusione dell'inglese sta progressivamente riducendo lo spazio e l'influenza delle altre lingue. Un secolo fa la borghesia europea sceglieva una lingua straniera, per l'educazione dei propri figli, sulla base di molte considerazioni: interessi culturali, orientamenti professionali, considerazioni geografiche. Oggi tutti ritengono che basti, per viaggiare e fare affari, conoscere l'inglese. Lei ha perfettamente ragione quando osserva che questo conferisce agli anglofoni, all'inizio della corsa, un grande vantaggio. Noi dobbiamo tradurre, cercare faticosamente la parola giusta, prestare grande attenzione alle sfumature e ai sottintesi del nostro interlocutore inglese o americano; lui deve semplicemente esprimersi nel linguaggio che gli è naturale. E lei ha colto un aspetto importante della questione quando osserva che questo vantaggio iniziale non sollecita gli anglofoni allo studio di altre lingue. Persino gli studiosi inglesi, americani, canadesi e australiani ritengono cha sia ormai sufficiente, per la loro carriera, conoscere esclusivamente l'inglese. Ne abbiamo una conferma quando, sfogliando il libro di uno storico anglosassone, constatiamo che la bibliografia si compone spesso soltanto di testi pubblicati in inglese. Un libro pubblicato in un'altra lingua ha quindi meno possibilità di essere conosciuto, citato e apprezzato.Dovremmo quindi cercare di spezzare il monopolio dell'anglofonia ricorrendo all'esperanto? Le lingue sono organismi vivi che reagiscono all'evoluzione della società e dell'economia creando con grande spontaneità le parole necessarie per stare al passo con i tempi. Non è facile riprodurre questa spontaneità artificialmente sotto la campana di vetro di un laboratorio linguistico. Gli ebrei riuscirono e resuscitare e a modernizzare l'antico ebraico perché erano pochi, vivevano in un piccolo territorio e avevano una forte motivazione ideale. L'esperanto, nonostante il generoso sforzo dei suoi partigiani, è una lingua artificiale in cui il tasso di accrescimento lessicale è fortemente limitato dal piccolo numero di coloro che la parlano. Temo che la battaglia dell'esperanto sarebbe una battaglia perduta. Questo non significa che l'inglese sia fatalmente destinato a dominare il mondo. Vi sono due interessanti fenomeni che occorrerà seguire con attenzione nei prossimi anni. In primo luogo, lo spagnolo è diventato, soprattutto durante la seconda metà del Novecento, una lingua internazionale e gli Stati Uniti potrebbero essere, fra mezzo secolo, un Paese bilingue. In secondo luogo, la diffusione dell'inglese in tutti i continenti sta creando una moltitudine di varianti locali, fortemente influenzate dalla cultura, dal gergo e dagli accenti del Paese in cui è parlato. Come il latino generò un certo numero di lingue «volgari», così potrebbe accadere domani per la lingua inglese. E gli stessi inglesi, quando dovranno andare in India o in Kenya, potrebbero vedersi costretti a imparare una lingua alquanto diversa da quella che hanno appreso nelle loro famiglie e nelle loro scuole.

Corriere della Sera

(Lettere a Sergio Romano)

(27/2/2007)

Caro Direttore,Dal 1° gennaio 2007 l'Unione Europea ha 23 lingueufficiali, dopo l'ingresso di Bulgaria e Romania e l'introduzione delgaelico. Questi tre ultimi arrivi hanno contribuito a rafforzare il giàricco patrimonio culturale dell'Unione europea e a esaltarne la peculiarediversità.In realtà la situazione linguistica europea è ben lontana da un equilibratomultilinguismo: l'inglese acquista terreno, giorno per giorno, in ogni campodella vita economica e sociale a discapito delle altre lingue e cultureormai totalmente surclassate.In Europa e nel mondo si è affermata unasituazione di tale predominio di alcune lingue (soprattutto dell'inglese) eculture su tutte le altre da pregiudicarne la vita stessa: vita dellelingue, vita dei popoli. Qual è il ruolo dell'UE che tanto sembra amare ilmultilinguismo e la tutela della diversità linguistica?Non pensa sia necessario uno stimolo innovativo verso un'Europa fatta dagliEuropei e non dagli anglo-americani? Non crede che gli anglofoni sianosoggetti privilegiati in più settori, primo fra tutti quelloprofessionale? Non pensa che sia necessario agire? Per l'Unione Europea ènecessaria una lingua internazionale, neutrale e, soprattutto, che non sia”materna” di alcun popolo!

Arianna Screpanti

La Repubblica (Spazio commenti)

(17/2/2007)

Questo messaggio è stato modificato da: Arianna_Screpanti, 12 Mar 2007 – 03:07 [addsig]




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