LETTERA DEL MINISTRO FRATTINI: IL RILANCIO DELLA CULTURA PASSA DAGLI ISTITUTI ITALIANA

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22/05/2008
Esteri
LETTERA DEL MINISTRO FRATTINI A “IL SOLE 24 ORE”: IL RILANCIO DELLA CULTURA PASSA DAGLI ISTITUTI ITALIANI NEL MONDO

ROMA\ aise\

Agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo “spetta il compito e l’ambizione di poter essere la macchina della lingua e dello stile italiano, del made in Italy” e per questo il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, ha tutto l’intenzione di “portare a compimento in questo ciclo legislativo” e”a oltre 20 anni dalla legge di Gianni De Michelis” la legge di riforma degli Istituti stessi, una legge “capace di modernizzarne il ruolo e di farne la vera punta di lancia di una “voglia di Italia” che molti segnali ci dicono mai sopita”. È quanto Frattini annuncia in una lettera indirizzata al direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, e pubblicata oggi dal quotidiano economico.Lo spunto viene dal “dibattito stimolato da Salvatore Carrubba dalle colonne del Sole 24 Ore del 16 maggio, al quale ha voluto partecipare, animandolo, l’amico e collega ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi”. Per Frattini, “bene ha fatto Carrubba e altrettanto bene Bondi nel sottolineare che la cultura non dev’essere strumento delle élite per creare consenso, così come non dev’essere, credo, il recinto che protegge il giardino delle “anime belle” dalla contaminazione della vita. La cultura è generosità, condivisione, ha sempre a che fare con la vita e con le persone. Carrubba pone l’apparentemente semplice domanda: a che serve la cultura? Mi viene da rispondere altrettanto semplicemente: a vivere meglio. A capire più a fondo il senso della vita e del nostro essere al mondo, a esprimerlo, a renderlo evidente in una forma: un quadro, una parola, un gesto”. “Sia Carrubba che Bondi hanno poi scritto che compito della cultura è difendere l’identità: lo sottoscrivo”, afferma Frattini, secondo il quale, “senza dover diventare elemento di chiusura, la nostra identità culturale va custodita e rafforzata, perché soltanto chi è consapevole di sé è pronto al dialogo con l’altro.
Di contro, debbo dire che certa accondiscendenza relativista mi pare sempre più il rovescio scialbo della stessa medaglia dell’intolleranza”. Passando poi rapidamente alla parte dei discorsi di Carrubba e Bondi che più lo riguardano e che lo chiamano in causa nel ruolo di ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini sottolinea: “non mi sfugge, va da sé, il ruolo politico che ha la cultura: proprio nell’etimo di politica, di governo della cosa pubblica, insomma, la cultura e in particolare la cultura italiana è un formidabile strumento di sviluppo e insieme di promozione complessiva del nostro Paese nel mondo”.
E Frattini ricorda che “l’idea di affidare alla cultura il compito di promuovere, accanto all’immagine, anche l’impresa italiana ha caratterizzato la mia precedente responsabilità alla Farnesina sotto l’impulso del Presidente Berlusconi, al quale prima di tutto si deve il nuovo indirizzo di una diplomazia italiana al servizio dello sviluppo del Paese”. “Ma il gemellaggio cultura-sviluppo economico non è solo funzionale ai protagonisti italiani del mercato”, precisa poi il ministro. “È vitale per la stessa cultura, la cui produzione e promozione sempre di più ha bisogno di risorse private. Ed è anche vitale, soprattutto se sarà capace di portare il meglio della cultura d’impresa proprio nell’ambito della promozione e della produzione culturale: il che significa – certo rifuggendo da ogni tentazione di Minculpop – non rinunciare però all’idea di inserire nel pluralismo della produzione qualche idea forte, omogenea, capace di essere il “segno” di un piano della comunicazione italiana anno dopo anno. Il che significa utilizzare di più i prodotti, farli circolare e realizzare nello stesso tempo economie di scala e caratterizzazioni di un’immagine italiana altrimenti abbandonata alla dispersione delle tematiche e delle risorse”. “Proprio in funzione di queste rinnovate esigenze”, prosegue Frattini, “ha ragione Bondi nel richiamare il tema e il ruolo degli Istituti Italiani di Cultura all’estero.
Agli Istituti spetta il compito e l’ambizione di poter essere la macchina della lingua e dello stile italiano, del made in Italy”. E ilministro degli Esteri è “a tal punto d’accordo con il suo richiamo, dall’aver deciso di trattenere nella mia diretta responsabilità la delega per la cultura. Soprattutto per portare a compimento in questo ciclo legislativo – sono certo con il concorso dell’opposizione – una nuova legge sugli Istituti (a oltre 20 anni dalla legge di Gianni De Michelis) capace di modernizzarne il ruolo e di farne la vera punta di lancia di una “voglia di Italia” che molti segnali ci dicono mai sopita.
Al contrario in ripresa, come dimostra la crescente richiesta di iscrizioni ai corsi di lingua italiana in tutto il mondo”. “Io stesso”, ricorda infine Franco Frattini, “mi sono battuto a Bruxelles – il cui Istituto deve tornare al rango che gli spetta – perché le nostre imprese e Confindustria in particolare, attraverso il braccio scientifico della Luiss, prendessero per mano il sogno di una scuola italiana nella capitale d’Europa. Idea simbolo di una ritrovata voglia italiana di ripresa, di orgoglio e”, conclude, “soprattutto, di coraggio”. (aise)

Questo messaggio è stato modificato da: EleonoraMongelli, 12 Giu 2008 – 00:30 [addsig]




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