Lettera aperta in occasione della Giornata nazionale delle Minoranze linguistiche storiche

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Gentile Francesco Candido,
Le scrivo in occasione di questa Giornata nazionale delle Minoranze linguistiche storiche in virtù della mia grande preoccupazione per quanto sta accadendo a livello nazionale ed europeo dal punto di vista della tutela dei diritti e delle pari opportunità linguistiche. Sono tematiche di cui, come Segretario dell’Associazione radicale “Esperanto”, mi occupo da 24 anni; e molti dei nostri moniti hanno purtroppo trovato conferma nel tempo.
L’Italia fa parte dell’Unione europea è tra i Paesi fondatori, ebbene la recente esclusione della nostra lingua dal brevetto unico europeo è indice della crescente marginalizzazione addirittura delle lingue nazionali, “maggioritarie”, che non può non riflettersi su quelle minoritarie. A tutt’oggi assistiamo al genocidio linguistico, denunciato da molti esperti e organizzazioni, in primis dall’UNESCO, che vedrà l’estinzione, secondo le stime più ottimistiche, di più della metà delle lingue del mondo entro il secolo.
Ciò avviene prevalentemente a causa dell’espansione incontrollata della lingua dominante e delle misure che facilitano la colonizzazione linguistica sui territori nazionali. L’auto-subordinazione della lingua nazionale, operata in molti settori tra cui quello fondamentale dell’istruzione, a favore della lingua-cuculo, rappresentata dall’inglese o, se vogliamo, dal cosiddetto “globish”, è arrivata a livelli-limite da tempo e si sta riflettendo sulla ricchezza inestimabile del patrimonio linguistico e identitario presente sul territorio italiano.
La Riforma Gelmini ha istituito l’obbligo di certificazione del livello B2 d’inglese per l’insegnamento di qualsiasi materia, incluso l’italiano e la seconda lingua comunitaria, mentre del CLIL, l’insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche, sono state presentate al Miur oltre 8.000 domande, di cui l’86% sono in inglese. Ciò implica l’assurdità del dover conoscere l’inglese per insegnare il tedesco o l’italiano stesso, ma anche la realtà del fatto che i futuri studenti impareranno termini fondamentali di matematica o geografia direttamente in lingua inglese.
Di pari passo procede l’anglicizzazione delle nostre università, dagli incentivi a chi si laurea in inglese fino ai test d’ingresso anch’essi direttamente in lingua inglese. Il risultato di queste politiche linguistiche, a cui si uniscono i tagli di oltre il 50% agli organismi di tutela della lingua italiana, si vedono dai dati della Commissione UE secondo i quali un quindicenne italiano su cinque è semianalfabeta.
Il monopolio linguistico anglofono costa ai cittadini dei Paesi europei non anglofoni 900 euro annui pro capite, secondo i dati calcolati e analizzati dall’economista Aron Lukàcs, che con l’applicazione del giusto tasso di interesse arrivano a 55.000 euro l’anno per cittadino europeo non anglofono. La discriminazione linguistica nei confronti di chi non è madrelingua inglese in UE è allarmante, ma ancora più preoccupante è vedere analoghe discriminazioni all’interno dei Paesi stessi, come il nostro, in cui non c’è una comunità anglofona.
Ci sono invece comunità, come quelle tutelate dall’articolo 6 della nostra Costituzione e dalle apposite norme da essa previste, contenute nella Legge 482 sulla tutela delle minoranze linguistiche, la cui lingua si trova in pericolo di estinzione in un Paese che non può difenderle dal momento che non riesce a proteggere la lingua ufficiale, ma attua anzi misure di collaborazionismo linguistico per renderla minoritaria in Europa (proponendo ad esempio il solo inglese contro il trilinguismo, com’è accaduto anche con la questione del brevetto UE) e sullo stesso suolo nazionale. La circolare n. 126 del 10 aprile 1995, figlia di un rapporto favorevole del Ministero dell’Istruzione di ben 44 pagine, istituisce la sperimentazione della Lingua Internazionale, detta “Esperanto”, nelle scuole italiane, ma non è mai stata applicata.
Da alcuni mesi si sta dibattendo in Parlamento sull’inserimento di una nuova minoranza linguistica, la Lingua Italiana dei Segni. Ci sono, oggi, le basi per poter parlare di reale tutela delle minoranze linguistiche sul territorio italiano, o piuttosto si sta svendendo l’intero patrimonio linguistico nazionale per un piatto di lenticchie?
Noi rivolgiamo pertanto un appello, analogo a quello che abbiamo scritto al Pontefice in occasione della Pentecoste il 12 giugno di quest’anno, ai rappresentanti delle 12 lingue parlate in Italia, a Lei, agli organizzatori e ai presenti in questa Giornata a cui purtroppo siamo impossibilitati nel prendere parte, affinché vi impegniate formalmente, a conclusione dei lavori, a dare il massimo sostegno alle iniziative nonviolente per la promozione della Lingua Internazionale in Italia e in Europa. Noi chiediamo democrazia e pari opportunità linguistiche, che possono essere ottenute solo ponendo un freno alla fagocitazione delle lingue minoritarie e alla marginalizzazione di quelle maggioritarie ad opera della lingua dominante, che ha il solo fine di favorire slealmente alcune potenze economiche: il Regno Unito, in Europa, ha abolito lo studio di una lingua straniera dal 2004 e risparmia, grazie alla supremazia linguistica, circa 18 miliardi di euro l’anno.
In un simile contesto, sono proprio le lingue minoritarie a subire i danni maggiori, sebbene non sia da sottovalutare l’impoverimento della lingua nazionale e i suoi risvolti economici, occupazionali, politici e culturali. Ci auguriamo perciò che il nostro appello sia discusso e accolto nella sede di un momento di riflessione importante come quello da voi organizzato.
La ringrazio anticipatamente per la disponibilità.
Distinti saluti,
Giorgio Pagano
Segretario dell’Associazione radicale “Esperanto”




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