Lettera aperta degli italianisti in UK al governo Renzi (e la risposta di Severgnini).

Posted on in Politica e lingue 7 vedi

Lettera aperta degli italianisti in UK al governo Renzi.

Egregio Presidente Renzi, egregi membri del governo italiano,
preoccupati per le possibili conseguenze dei negoziati post-Brexit sui cittadini europei, chiediamo all’Italia di essere solidale con gli europei residenti nel Regno Unito che non hanno voluto questo risultato, e di contribuire a proteggere i loro diritti nell’accordo che segnerà l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Premere — nel nome dell’unità fra gli altri 27 stati membri — per l’applicazione prematura dell’articolo 50 e dell’uscita del Regno Unito dall’UE rappresenta una contraddizione lampante dell’idea di solidarietà europea.
L’Unione Europea si fonda sui valori della democrazia, giustizia e solidarietà, sull’unione nella diversità e sulle nostre molteplici identità europee. Attraverso lo sviluppo di un’unione politica europea, i cittadini dei singoli stati nazionali sono diventati cittadini europei. Dopo 43 anni di appartenenza all’Europa, molti cittadini britannici — soprattutto le giovani generazioni — hanno sviluppato non solo un forte senso di identità europea, ma anche percorsi di vita europei. Allo stesso modo, cittadini europei di altri stati membri si sono costruiti una vita nel Regno Unito.
Come accademici e insegnanti di lingue moderne e studi europei, abbiamo educato una giovane generazione di europei, incoraggiandoli ad imparare le lingue e promuovendo la conoscenza delle storie, politiche e culture che costituiscono il fondamento della cooperazione europea. Facendo tesoro delle opportunità offerte da Erasmus+ e del diritto di vivere e lavorare all’estero, molti dei nostri studenti ed ex-studenti hanno vite personali e professionali che dipendono dalla loro cittadinanza europea. Potrebbero perdere i permessi di soggiorno e di lavoro, la parità di trattamento, ed essere privati del diritto democratico di votare e candidarsi nelle elezioni del paese in cui vivono.
La scorsa settimana, il 75% dei votanti sotto i 25 anni ha scelto di restare nell’Unione Europea. Presto potrebbero vedersi negate le opportunità che l’integrazione europea intende offrire. Invece di escludere i giovani dalla cittadinanza europea, dovremmo lavorare insieme perché tutti, in ogni parte d’Europa, possano godere dell’eguaglianza di opportunità che meritano.
Ogni tentativo di spingere il Regno Unito ad innescare la procedura prevista dall’articolo 50 al fine di rafforzare l’unione fra i restanti 27 stati tradirebbe le nostre responsabilità di cittadini europei, britannici e non. I governi del Regno Unito non sono sempre stati un elemento di unione nell’UE, ma esiste una generazione di cittadini britannici che desidera un futuro da cittadini europei. Privarli della cittadinanza contraddice i principi dei trattati europei, che hanno per obiettivo la solidarietà e il benessere di tutti. Vi chiediamo dunque di difendere i diritti dei cittadini europei nei futuri negoziati con il Regno Unito.
***
1. Dr Florian Mussgnug, University College London.
2. Dr Carlotta Ferrara degli Uberti, University College London.
3. Prof. John Dickie, University College London.
4. Prof. Claire E. Honess, Chair of the Society of Italian Studies, University of Leeds.
5. Prof. Robert S.C. Gordon, University of Cambridge.
6. Prof. Martin McLaughlin, University of Oxford.
7. Prof. John Foot, University of Bristol.
8. Prof. Federica Pedriali, University of Edinburgh.
9. Prof. Giulio Lepschy, Professor Emeritus, University of Reading
10. Prof. Anna Laura Lepschy, Professor Emerita, University College London
11. Dr Pierpaolo Antonello, University of Cambridge.
12. Prof. Nicola Gardini, University of Oxford.
*** Seguono le firme di altri 150 docenti di universita’ britanniche.
Dr Florian Mussgnug, f.mussgnug@ucl.ac.uk
Sono d’accordo con voi. Gli europei residenti nel Regno (dis)Unito non dovrebbero pagare l’errore di Brexit. E neppure i giovani inglesi, in larga parte favorevoli a restare nell’Unione Europea (anche se hanno votato in pochi!). Temo, invece, che il danno avverrà. Per quello prima del voto mi ero precipitato a Oxford, dove ho incontrato alcuni di voi: perché ne intuivo l’ansia e ne condividevo la preoccupazione.

Brexit – lo sapete meglio di me – è il risultato di un’alleanza tra il voto della rabbia (comprensibile), il voto della nostalgia (inspiegabile) e il voto della presunzione (irritante). Il referendum ha saldato tutti questi umori, e David Cameron avrebbe dovuto prevederlo.

Se il prossimo governo britannico vorrà uscire dalla UE – sapete una cosa? ancora non sono del tutto convinto … – dovrà però farlo in fretta e lealmente: niente astuzie inglesi, niente vendette continentali. Voi temete “l’applicazione prematura dell’articolo 50″; io, confesso, temo di più anni di lungaggini e incertezze.

Quando si esce da un club – in Gran Bretagna lo sapete – bisogna salutare e andare. Non si può rimanere a lungo sulla porta. L’Inghilterra resterà per voi e per me un Paese amico, una grande scuola, un bell’esempio di civiltà. Ma sperare che tutto vada avanti come prima, anche in campo accademico, è illusorio.

Poiché siete donne e uomini di lettere, volevo condividere un pensiero di Henry James al momento (1869/70) del suo primo impatto con l’Inghilterra, la nazione che diventerà la sua seconda patria. L’ho trovato ieri in “Middle Years”, l’abbozzo di autobiografia pubblicato postumo nel 1917. “La chiave era saper apprezzare un’Inghilterra che si sentiva in diritto di voltare le spalle allo straniero, anche in maniera piuttosto diretta, e senza alcun timore di farlo, anche di fronte a idee e persone non troppo diverse…”.

Ecco: voi saprete apprezzare quell’Inghilterra, sono certo; ed io, di sicuro, ci proverò. Ma se il Regno Unito lasciasse l’Unione Europea, le cose non sarebbero più come prima. Né per me, né per voi.

(Da italians.corriere.it/, 9/7/2016).

{donate}

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.