Lettera aperta a Romano Prodi

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15 Maggio 2003

Lettera aperta a Romano Prodi

Presidente della Commissione Europea

Caro Romano,

sono un italiano-israeliano, insegno informatica all’Università Ben Gurion a Beer-Sheva nel sud di Israele da 28 anni. Tuttavia, come italiano ed europeo, seguo da vicino il processo di unificazione europea.

Una cosa continua a stupirmi: come mai l’Unione Europea fa di tutto per perpetuare la sua cieca dipendenza dalla lingua anglo/statunitense ? Quali interessi si nascondono dietro il feroce tentativo dell’UE di imporre una lingua imperialistica, residuo di un colonialismo imperialistico a tutti i popoli europei ?

Confido nel tuo buon senso e spero che capirai l’errore madornale che state facendo l’UE e tu personalmente nel tentativo di imporre a tutti una lingua etnica adatta a malapena agli anglosassoni, una lingua usata come arma di espansione da guerrafondai e plutocrati disumanizzati , che si nascondono dietro una maschera di democrazia, e che per stupidità e cieco opportunismo, distruggono tutte le altre lingue etniche del mondo.

L’indipendenza dell’Europa si realizza anche liberandoci dalla schiavitù distruttiva dell’inglese/yankee.

Un genio (europeo !), Zamenhof ha donato all’umanità l’Esperanto, una lingua facile e immediata, una lingua di comunicazione e di pace universale, l’unica vera lingua internazionale, che nel giro di un paio d’anni al massimo, come seconda lingua per tutti, modificherà la storia e il destino del mondo, conservando e difendendo tutte le lingue etniche, anche le più deboli, come patrimonio insostituibile dell’umanità.

Abbi il coraggio di appoggiare il movimento esperantista in Europa e nel mondo !

Tra tutti gli uomini politici europei, che seguono pedissequamente le imposizioni statunitensi, sarai ricordato dalle generazioni future come l’iniziatore della vera indipendenza europea e mondiale.

Spero proprio di poter raccontare ai miei nipoti, di Romano Prodi come di un

“prode” paladino della libertà umana.

Come una “voce che chiama nel deserto” (quello del Negev!) ti saluto

e Ti auguro ogni bene.

Gian Piero Savio

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