L’eroica resistenza dei rettori.

Posted on 22 febbraio 2018 in Politica e lingue 36 vedi

«Dai giudici sentenza antistorica Sui corsi di inglese non arretriamo»

Il rettore di Uninsubria: l’offerta in lingua aumenterà, il Consiglio di Stato ci penalizza.

L’intervista.

L’Università dell’Insubria di Como e Varese compie 20 anni. Cresce il numero degli studenti iscritti, potenziata l’offerta formativa. Ma c’è un cruccio per il rettore, Alberto Coen Porisini, 56 anni: «Abbiamo due corsi di laurea magistrale erogati in lingua inglese che dovrebbero diventare cinque dal prossimo anno accademico. Il condizionale è d’obbligo vista la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha censurato la scelta del Politecnico di Milano di insegnare solo in inglese. È un’incertezza che pesa molto e siamo di fronte a una sentenza che potrebbe condizionarci negativamente».

Rettore, è così fondamentale fare i corsi interamente in inglese?

«Sì, nelle discipline scientifiche è così da tempo, tutto il materiale di studio è in inglese. Io sono un informatico e le mie pubblicazioni sono tutte scritte così, fin dagli anni Ottanta. Piuttosto, se gli studenti hanno difficoltà organizzeremo dei corsi propedeutici. Ma non possiamo tornare indietro».

Ha letto la sentenza?

«Abbiamo chiesto notizie al ministero. In primo luogo ci hanno detto di proseguire con i corsi dell’anno 2018-19 e l’anno successivo vedremo. Io non ho una risposta definitiva, ma l’idea che non si possa fare un corso in inglese è antistorica, serve solo a rendere meno competitivo il nostro sistema».

Quali sono i vostri corsi in inglese?

«Oggi ne abbiamo due. La laurea magistrale di Biomedical Sciences, a Busto Arsizio, che viene erogata interamente in inglese e prevede il doppio titolo universitario in partecipazione con l’università tedesca di Bonn. E poi la laurea magistrale economica di Global entrepreneurship economics and management, a Varese, a cui viene attribuito il doppio titolo con la Schiller University di Jena e con la University of Hohenheim in Germania».

Che significa?

«Che, ad esempio, dopo la triennale in tedesco, uno studente di Bonn viene da noi e consegue la laurea magistrale in Italia, studiando in lingua inglese, potendo alla fine contare sul doppio titolo rilasciato da entrambi gli atenei. E viceversa. E una formula che incentiva la mobilità degli studenti europei. E aiuta il nostro ateneo a diventare più competitivo e formativo».

Quanti studenti sono coinvolti?

«La domanda di inglese cresce. Oggi sono circa 150 studenti, ma nei prossimi anni coinvolgeremo almeno 400 ragazzi».

Il bilancio?

«Le iscrizioni sono aumentate perché i ragazzi capiscono che si tratta di avere opportunità in più. E’ arrivato qualche straniero, ma anche i nostri studenti apprezzano».

Quali altre lauree magistrali volete rendere interamente in lingua inglese?

«Matematica, Fisica e Informatica».

Ci riuscirete?

«Le sentenze vanno interpretate. In quella della vicenda del Politecnico si parla della salvaguardia della lingua italiana, che noi comunque tuteliamo in tutti gli altri corsi. Aspettiamo di capire che cosa accadrà a livello nazionale».

Ma è necessario non usare l’italiano?

«Il mercato è globale. La scienza anche. Il limite principale nella competitività dei nostri atenei è che l’italiano è una lingua poco parlata nel mondo e non attira i talenti tra professori e studenti. Insegnare e imparare in inglese ci porterà, in pochi anni, ai livelli degli altri paesi. Gli studenti che ospiteremo, comunque, impareranno la nostra lingua e la nostra cultura venendo a vivere a Como e a Varese. Io stesso ho capito molto degli Stati Uniti quando ci ho vissuto per studio. E così che si cresce».

Che altro?

«Ci lamentiamo spesso come italiani che non siamo nelle classifiche delle università internazionali, ma poi arrivano queste sentenze che non aiutano. L’inglese va usato per quello che serve, nei dottorati ad esempio. Noi ne abbiamo otto che sono totalmente in quella lingua, ma quelli umanistici sono in italiano».

Che numeri avrete in futuro?

«In questi ultimi 5 anni sono aumentati gli studenti. Siamo passati da 8.900 a 10.500 iscritti. Quest’anno le immatricolazioni sono cresciute del 20 per cento. Contando anche i dottorati e gli specializzandi, saliamo a oltre 11 mila studenti. E poi stiamo attirando iscrizioni da fuori provincia. Oltre un terzo di chi frequenta le lauree magistrali, il 36 per cento, viene dall’esterno. E seguo che stiamo migliorando l’offerta».

Roberto Rotondo | Corriere della Sera ed Milano | 22.2.2018




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