L’ERA al Feulat 2008

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L'ERA al FEULAT 2008: Incontro America Latina – Europa
Relazione di Laura Papasergio (dipartimento giovani ERA)

Il Feulat formativo si proponeva di essere una settimana di riflessione, formazione e azione politica sui temi dell’Agenda Globale, uno spazio di incontro. I suoi obiettivi erano di identificare strumenti per la cooperazione tra Europa e America Latina, sviluppare un Quadro Logico (dove e come si può dare cooperazione?), valutare la partecipazione giovanile e la cooperazione esistente tra le organizzazioni dei due paesi, identificando le buone pratiche, gli ostacoli e i problemi.

Avremmo focalizzato sui temi di “innovazione” e “creatività”nei progetti e la formazione si sarebbe concentrata sul disegno di progetti.

Infine, la metodologia perseguita era partecipativa.

A lavori conclusi non posso esprimere, come vorrei, una piena soddisfazione della mia esperienza né dal punto di vista formativo né dal punto di vista “costruttivo”. Sento, come altri con cui ho condiviso questi sentimenti, di aver partecipato ad un evento dal grande potenziale ma poco sentito e poco sfruttato nella concretezza. Ciò che più lamento è un approccio a quello che chiamo “il lavoro” che più che alla gioventù associo all’adolescenza. Comprendo e condivido un metodo di lavoro che cerchi di essere partecipativo e creativo ma ritengo che a conti fatti il nostro lavoro non sia stato produttivo. Penso che dei giovani di questa epoca storica, giovani dai 18 ai 30 anni, abbiano già sviluppato un’intelligenza e una preparazione generale tali da prendere sul serio (ed esser presi sul serio) ed essere in grado di portare avanti tematiche, discussioni, pianificazioni congiunte ecc…. Nella pratica il nostro training è stato un susseguirsi di attività ludiche o semi-ludiche in cui ogni argomento, lungi dall’essere analizzato nello specifico e condiviso, è stato affrontato nel generale, appiattendo un vero dibattito e un vero approfondimento dei problemi e delle prospettive della cooperazione. Non sono stati specificati certi concetti base, spesso le riflessioni/problematiche proposte dalle attività erano talmente generiche che si è finito di parlare di tutto per non parlare di niente.

Porto l’esempio di un’attività in cui, divisi in gruppi, dovevamo rilevare le differenze e le somiglianze tra cooperazione europea e cooperazione latino americana rispetto a delle tematiche proposte dalle formatrici (per esempio: metodologia di cooperazione; priorità…). Ma…di che cooperazione si parla? Governativa? Non governativa? Già la realtà europea in sé è molto diversificata, se pensiamo, per esempio, alla società civile dei paesi del nord rispetto a quella dei paesi del sud; il peso che hanno a livello politico, le risorse di cui dispongono a livello finanziario, il modo di attuare i progetti. Per non parlare dei diversi livelli di cooperazione, di certo la cooperazione multilaterale, bilaterale e decentrata, governativa e non governativa, hanno molti meccanismi diversi e a volte addirittura contrari nelle loro policies. Allora di cosa stiamo parlando? Alla mia domanda in merito una delle formatrici ribadì la generalità delle questioni a cui dovevamo dar risposta. Il modo in cui si concluse la stessa attività/esercizio dà la misura dell’altro aspetto della formazione che lamento (complementare): ad ogni gruppo è stata assegnata una tematica (nell’accezione di differenza) dalla quale scegliere un aspetto rilevato da mimare di fronte agli altri gruppi. Se già l’esercitazione proposta, a mio avviso, non poteva che dare risultati vaghi e astratti in questo modo si è vanificato anche uno svilupparsi di un dibattito o di una reale condivisione dei risultati elaborati da ciascun gruppo. D’altronde quando si affacciava un argomento di discussione interessante difficilmente veniva data la possibilità di svilupparlo organicamente. Quello che ho notato nella maggior parte delle attività proposte è stato un eccessiva propensione al gioco, in nome di una creatività che a mio avviso invece di venir sviluppata in ognuno di noi ha finito per essere soffocata da tabelle di marcia, scenette, giochi guidati. Alcune attività e alcune simulazioni furono sicuramente ben pensate e ben riuscite, come quelle portate avanti la mattinata di martedì lavorando col metodo DAFO e condividendo i risultati del gruppo attraverso la simulazione della conferenza stampa indetta dalla società civile (che rappresentavamo, per l’appunto) come anche l’open space proposto il venerdì, dove abbiamo potuto scegliere tematiche da affrontare e ci siamo riuniti spontaneamente in gruppi a seconda di ciò che ad ognuno interessava trattare. Ma anche in questo caso il tempo non è stato sufficiente a sviluppare tutte le tematiche e ad avere un più ampio respiro è stata solo quella sulla partecipazione giovanile.

È mancata anche una vera e propria presentazione tra di noi in qualità di delegati di associazioni, la conoscenza quindi del lavoro che le nostre associazioni di riferimento svolgono e il ruolo di ognuno di noi all’interno di esse. A questo scopo sarebbe dovuto essere dedicato il pomeriggio della prima giornata ma nella realtà abbiamo passato più di un’ora a fare dei giochi e la presentazione che personalmente tanto attendevo si è limitata ad una veloce ondata al microfono in cui ognuno di noi doveva semplicemente dire il proprio nome, il paese di provenienza e il nome della propria associazione…. Dopodiché fummo divisi in gruppi di sei persone e avemmo a disposizione 20 minuti (neanche 5 a testa…) per dare una panoramica della nostra associazione e del nostro ruolo all’interno di essa. Sinceramente non credo sia stato dato abbastanza spazio ad un momento che secondo me era assolutamente rilevante dal momento in cui avremmo passato una settimana lavorando insieme, apportando ognuno il suo. Nel contesto in cui eravamo mi sembrava importante che ognuno di noi avesse la possibilità di esporre agli altri di cosa ci occupiamo, anche e soprattutto in vista di una cooperazione reale tra le associazioni dei diversi paesi a seconda degli interessi. Per conoscerci in altri modi avevamo a disposizione tutti i momenti di break e le restanti (e abbondanti) ore libere della giornata. Ho rilevato uno squilibrio tra ciò che percepivo come importante e ciò che è stato sviluppato come gioco: capisco creare affiatamento nel gruppo ma c’è modo e modo e siamo “giovani” , a volte neanche tanto, che partecipano ad un forum internazionale non adolescenti che soggiornano in un villaggio vacanze.

In tutto questo non abbiamo sviluppato nessun Quadro Logico, né si è impostato un discorso concreto sulla progettazione: era tutto troppo generico per trovare un’applicazione concreta e l’unica simulazione che io credevo trattasse di progettazione si trattava invece di elaborazione creativa di una campagna, insomma, un modo per fare pubblicità ad una problematica per ricevere fondi… il fund raising è senza dubbio un aspetto importante della cooperazione, senza finanziamenti non c’è progetto che parta, ma non mi sembrava fosse nella nostra agenda, mentre il quadro logico si.

Di fatto la conclusione dei lavori da parte del mio gruppo si è limitata ad una pagina di raccomandazioni per il FEULAT politico, a mio parere un risultato modesto rispetto a quanto si poteva fare (e rispetto alle mie aspettative).


ASPETTI POSITIVI: C’era un’ampia diversità culturale che se non ha avuto modo/voluto (per ragioni estrinseche, legate a dinamiche di gruppo) svilupparsi in una concreta progettualità ha però espresso la volontà e l’impegno di consolidare i contatti e la conoscenza reciproca in vista di progetti futuri.



PROSPETTIVE


Sulla scia di al cune attività che ci hanno portato a rilevare il ruolo e i mezzi della tecnologia che possono essere utili nella cooperazione è stato proposto (ed è in fase di attuazione) di configurare un profilo facebook in cui ognuno di noi si possa interfacciare ed inserire informazioni sulla propria associazione, schede presentazioni, link utili. Da questa piattaforma la comunicazione e quindi le proposte troverebbero un luogo deputato che faciliti l’interscambio. Inoltre durante l’info market abbiamo avuto la possibilità di interagire con associazioni esterne al nostro gruppo, quelle più propense a mostrarsi e a cercare cooperazione.


Ci sono state persone che hanno mostrato interesse verso il lavoro dell’ERA per le lingue indigene, soprattutto da parte di un delegato del movimento giovanile della Colombia (paese ricco di lingue indigene). Quello a cui porterà questo interesse sarà comprovato una volta approntata la piattaforma, anche per dare ai possibili partner qualcosa di scritto e ben preciso su di noi.


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