Le troppe vittime dell’Europa

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LE TROPPE VITTIME DELL'EUROPA


Il caso Buttiglione ha scatenato un'ondata di vittimismo che ha coinvolto non solo militanti cattolici, intellettuali cristiani e politici nostalgici di un clericalistno simmetrico all'anticlericalismo alla Podrecca, ma anche autorevoli intellettuali liberali 'che sono insorti per deprecare la bocciatura del corntnissario italiano a Bruxelles.
E arduo di scutere con chi considera i cattolici, in Italia, una minoranza perseguitata. Si tratta di argomentazioni talmente fuori della storia nell'ultimo cinquantennio ad egemonia politica democristiana, che diventa difficile trovare un terreno di dialogo (…)
(…) logico e critico. Vale invece la pena di raccogliere le sollecitazioni di quanti, allargando l'orizzonte intellettuale, cercano di affrontare con animo aperto il rapporto tra politica e morale, tra valori laici e coscienza religiosa, tra diritti dell'individuo e responsabilità delle istituzioni.Ernesto Galli della Loggia ritiene che la decisione contraria a Bottiglione <­,significa in pratica che...e d'ora in poi chiunque aderisce al cattolicesimo e lo manifesta senza reticenza non è idoneo a ricoprire incarichi al vertice dell'Unione», e conclude che «tra il cristianesimo cattolico e i principi in cui si riconosce l'Europa come istituzione esiste una incompatibilità sostanziale». Giuliano Ferrara punta più in alto incorporando nel suo crogiolo intellettuale ingredienti disparati quali lo scontro con il fondamentalismo islamico, la decadenza dei valori forti cristiani dell'Occidente, la cultura nichilista di cui Almodóvar è l'ultima più significativa espressione, e la «diffusione di una cultura anticristiana (non semplicemente anticlericale) in Europa» simboleggiata dallo zapaterismo. A sua volta Paolo Mieli, molto più pragmatico, pur professando convinzioni tolleranti in tema di sesso, «inorridisce per quel che è capitato a Buttiglione» e punta il dito contro quanti «non avrebbero colto l'occasione per dimostrare la quintessenza della natura dello spirito laico prendendo immediatamente le difese di quel parlamentare cattolico dall'evidente vessazione che ha dovuto subire».Sono certo stimolanti, pur nella varietà, tutte le notazioni prospettate nella polemica. Mi chiedo tuttavia che cosa abbiano a che fare con lo specifico caso Buttiglione. Davvero si ritiene che la bocciatura del commissario sia parte di una campagna anticristiana di proporzioni continentali? Oche vi sia un veto per gli esponenti cattolici (che sono largamente rappresentati) nelle istituzioni europee? E quale mai relazione ci può essere tra il fondamentalismo islamico, il nichilismo di un brillante cineasta e il voto di Bruxelles? Si pensa davvero che Buttiglione sia stato oggetto di vessazioni o non si tratta piuttosto di un voto di parlamentari che hanno (finalmente) esercitato un loro potere? Francamente mi pare che speculazioni intellettuali di tale natura siano del tutte estranee, per mancanza di connessione o per affrettato deduzionismo, al caso in questione.Buttiglone è stato bocciato non in quanto cattolico e neppure in quanto persona che ha manifestato francamente le sue scelte morali e religiose. È stato bocciato perché ha voluto rispondere alle domande che gli erano poste in ragione delle sue responsabilità di governante dell'Unione, poco importa se per ingenuità, per fede o per arroganza intellettuale, con una testimonianza di moralità personale piuttosto che con una dichiarazione di intenti politici. Così facendo ha smentito il troppo citato principio kantiano della separazione tra fede e diritto: ha infatti messo al primo posto la sua coscienza anche nella sua funzione pubblica, relegando la legge, cioè le sue responsabilità europee, in second'ordine. Questa mi pare una lettura ragionevole della vicenda che non è stata provocata da alcun pregiudizio sul credo.Ciò detto, vorrei cogliere l'occasione per dire più in generale la mia opinione. E vero che oggi la bioetica, la famiglia, il sesso e quant'altto attiene alla dimensione in altri tempi strettamente personale, hanno invaso la politica poiché nelle società più civilizzate si chiede ai poteri pubblici di intervenire per stabilire regole specialmente là dove il progresso scientifico apre inesplorati orizzonti. Ma è proprio a riguardo dell'intreccio tra politica ed etica, tra responsabilità personali e sociali, e tra doveri pubblici e diritti privati che si misura la divaricazione tra risposte ispirate a convincimenti liberali e illiberali, vale a dire tra quanti coltivano il dubbio e chi asserisce la verità.Il liberale chiede che il potere pubblico intervenga il meno possibile negli affari che riguardano gli individui, i loro rapporti, le loro scelte morali e comportamentali. Certo vuole che la legge stabilisca dei limiti, che però non devono essere necessariamente coincidenti con una sola credenza morale, filosofica o religiosa per quanto prevalente, ma devono piuttosto attenersi a criteri ottimali in grado di contemplare la varietà di opinioni e interessi presenti nell'intera società, Si dirà: come si fa a trovare i criteri ottimali? La risposta ancora valida sta nel governo democratico della maggioranza temperato dal rispetto di un'area (gli inalienabili diritti individuali sanciti all'origine dal Bill of Rights) interdetta ai pubblici poteri.L'illiberale, di qualunque filosofia o fede, al contrario crede di possedere la giusta risposta a tutto ciò che riguarda la persona e i suoi rapporti con la società e le istituzioni. Crede, fortemente crede che la sua etica sia l'unica valida di fronte a tutte le altre etiche individuali o sociali, e si considera depositario unico del senso di responsabilità. Sulla base di tale convinzione ritiene giusto, opportuno e necessario che la mano pubblica, con l'autorità della legge e se necessario della forza, imponga la sua verità, cioè la sua etica, urbi et orbi.Quella degli illiberali è una famiglia molto larga: l'illiberale può essere credente o non credente, cattolico o laico, di destra o di sinistra.-È perciò che il cattolicesimo di Stato, quello che sembra adombrare Buttiglione per l'Europa, così come il laicismo di Stato, come lo interpreta Chirac, sono entrambi nemici, molto nemici della libertà e della responsabilità.
Il giornale p,1
16/10/2004
di Massimo Teodori

Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 18 Ott 2004 – 13:52 [addsig]




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