Le tre risposte

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Di fronte all’annientamento del patrimonio linguistico mondiale, causato dall’uso dell’ inglese come lingua franca di comunicazione transnazionale, mi pare si possano individuare tre risposte. La prima e’ quella della resa totale, anzi di un’accelerazione di questo processo come sta avvenendo in Italia con la riforma

“(Berlusconi) Moratti”, cioe’ con l’introduzione dell’inglese come unica lingua straniera obbligatoria fin dalla prima elementare, studiata contemporaneamente (almeno per ora) all’ italiano. La seconda e’ quella che potremmo chiamare

“Si salvi chi puo’ ”: si cercano delle nicchie – per esempio l’italiano come lingua di cultura –, si tenta, a livello di unione europea, di strappare un quarto o quinto posto fra le lingue ufficiali. Questa seconda opzione, pero’, non mette in causa l’ inglese come la lingua di comunicazione internazionale ed e’ ritenuta generalmente una soluzione temporanea per arginare la sparizione della/e lingue, ritenuta comunque inevitabile. C’ e’ infine la terza risposta che individua nella progressiva adozione della lingua internazionale esperanto un progetto alternativo al monolinguismo inglese, con caratteristiche di democrazia, di risparmio di risorse finanziarie, di tutela delle diversita’ linguistiche ecc. Per l’avvio di questo progetto e’ ovviamente indispensabile una vasta campagna d’informazione che coinvolga i cittadini europei. [addsig]




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