Le tre lingue della discordia

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“Il Sole 24 Ore”, 10-12-2010. Pag.14
Le tre lingue della discordia

Non ci sono ragioni perché il brevetto europeo debba essere trilingue: francese, inglese e tedesco.
Non c`è una ragione culturale – nel senso letterale o industriale del termine – o di diffusione della lingua. Se ci fosse una ragione culturale, l`italiano dovrebbe essere una delle lingue elette non fosse altro perché l`Italia è nelle posizioni di testa dei brevetti depositati. Se la ragione fosse la diffusione delle lingue, lo spagnolo dovrebbe essere tra gli idiomi eletti. Non c`è una ragione tecnica o pratica perché il brevetto europeo debba essere trilingue.
Se ci fosse una ragione tecnica o pratica basterebbe l`inglese, la lingua della scienza, la lingua franca della comunità internazionale. Le procedure sarèbbero più snelle e veloci, lo standard unico, i costi minori. Non c`è una ragione di appartenenza e costruzione europea perché il brevetto sia trilingue: si certifica in un atto ufficiale l`esistenza di un`Europa a due velocità, proprio quello che dovrebbe essere evitato a ogni costo. E la cooperazione rafforzata per aggirare il veto di Italia e Spagna e andare avanti in undici paesi è una scorciatoia che in futuro, e su altri dossier, potrebbe essere percorsa da altri paesi. L`Europa nella bufera non ha alcun bisogno di strappi. Neppure in tre lingue.




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