Le ragioni di chi dice no al “Metodo Azzone” e ne paga le conseguenze.

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Ateneo diviso Il rettore Giovanni Azzone: si va avanti. I contrari: pressioni sugli insegnanti che non si adeguano.

«Corsi in inglese, errore opporsi al Tar».

Politecnico, «fronda» dei docenti contro la scelta di ignorare lo stop.

  Nel 2012 la decisione: tempo due anni e il Politecnico parlerà solo inglese. Da allora
su quel «solo» è battaglia, dentro e fuori l’università. Un centinaio di professori contrari all’esclusione dell’italiano aveva presentato ricorso al Tar. Vinto. L’ateneo poi aveva impugnato
la sentenza. Adesso, a novembre, si pronuncerà il Consiglio di Stato. Ma il clima in
ateneo resta infuocato.
  C’è il rettore Giovanni Azzone che annuncia soddisfatto l’aumento del numero dei corsi in inglese («il Tar ha detto no ma poi hanno scelto i singoli docenti») e ribadisce: «Noi sull’inglese
andiamo avanti». E ci sono i docenti contro che rispondono: «Un errore aggirare la
decisione dei giudici» e rispiegano: «Inglesizzazione non è internazionalizzazione.
E se passa il divieto di fare lezione in italiano la qualità scenderà. Decidano i docenti
come trasmettere le loro conoscenze. E poi. Siamo nel ventunesimo secolo? Si scelga allora
il plurilinguismo».
  L’ipotesi di duplicare i corsi (la rivoluzione del Politecnico sull’inglese riguarda lauree
magistrali e dottorati, non le triennali) è scartata in partenza per i costi. Occorre scegliere.
Inglese o italiano. Dibattito aperto. E silenzio per adesso del ministro dell’Università,
Stefania Giannini. «Da glottologa firmò l’appello a difesa dell’italiano lanciato dall’Accademia
della Crusca, da ministro sostiene l’internazionalizzazione degli atenei», riassumono
professori dai due fronti al Politecnico.
  Intanto il progressivo scivolamento verso l’inglese continua. Sono rimasti cinque i corsi di laurea specialistica con lezioni soltanto in italiano, ventuno
sono in inglese e otto a scelta.
  Con i professori contrari che accusano: «Alcuni docenti hanno accettato di insegnare
in inglese? Pressioni – dice Maria Agostina Cabiddu, cattedra in diritto alla facoltà di Architettura
e anche avvocato dei ricorrenti -. Sono stati invitati a lasciare i corsi ai colleghi anglofoni
e anche i finanziamenti sono stati destinati ai soli insegnamenti in inglese».
  Aggiunge Cabiddu. «L’inglese utilizzato dai docenti poi è piuttosto il globish, lingua basica,
non adeguata alla didattica. E così la qualità della formazione dei nostri studenti scende». Spiega ancora la professoressa: «Il rettore sostiene che con i corsi in inglese avremo più studenti
internazionali? Io ne ho diversi al mio corso, ma attenzione: tanti non conoscono bene né l`inglese, né l`italiano».
  Il rettore Giovanni Azzone in attesa del Consiglio di Stato va avanti. Dice: «Un laureato
che può lavorare in inglese riceve cinque volte le offerte di lavoro». «Se la sua preparazione
scende di livello non sarà competitivo – insiste Cabiddu -. Per questa e altre ragioni più di cinquecento docenti avevano firmato un appello per chiedere al Senato accademico di fermarsi. Nessuno è contrario all’inglese. Ma l’italiano resti la lingua ufficiale». Dall’anno scorso intanto il rettore ha «invitato» tutti i docenti dell’ateneo a lezione di inglese.
Federica Cavadini
(Dal Corriere della Sera ed. Milano, 29/7/2014).

 

 

 




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