Le ragioni degli entusiasti del “Metodo Azzone”.

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LA LETTERA INTERNAZIONALIZZAZIONE.

INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE UNIVERSITÀ, LETTERA AL PREMIER RENZI.

Corsi d’Inglese al Politecnico: caro Renzi intervieni tu
La sfida europea del Politecnico.

Caro Matteo, ti scrivo da studente e a nome degli studenti, in quanto stiamo rischiando di perdere un’occasione unica per l’Università italiana e per la reputazione di cui godiamo in tutto il mondo. Come sicuramente saprai, il Politecnico di Milano, la miglior università tecnica del nostro Paese e tra le migliori a livello internazionale, negli ultimi anni ha intrapreso un processo di internazionalizzazione che porterà, a partire dal prossimo anno accademico, all’erogazione dei corsi di laurea magistrale e di dottorato in inglese. È una strategia importante, grazie alla quale l’Italia e il Politecnico di Milano potranno continuare a garantire nel futuro un livello di formazione post-laurea triennale dei propri studenti che sia competitivamente adeguato al panorama accademico e lavorativo ormai globalizzato. Infatti, quasi l’80% delle richieste di lavoro che arrivano al Politecnico richiede agli studenti, tra i requisiti di ammissibilità, un’esperienza internazionale. Sarebbe molto bello che ogni studente potesse partecipare a programmi di scambio ma purtroppo, come ben sappiamo, ciò è realisticamente impossibile in termini sia finanziari che pratici. Ad oggi, con tutti gli sforzi possibili, solo l’1% degli studenti riesce a partire. A questo punto, di fronte a tale necessità, l’idea del Politecnico è chiara: portare l’internazionalizzazione a casa, nelle aule della nostra Università.niversitari E tale soluzione al momento si è rivelata più che vincente: con l’introduzione dei corsi di laurea magistrale in lingua inglese, ben 7.150 studenti internazionali hanno proposto domanda di iscrizione, dei quali i migliori 2.562 sono stati ammessi e, verosimilmente, dal prossimo anno popoleranno la nostra Università. Avremo classi internazionali, con studenti italiani e studenti provenienti da tutto il mondo, con quel giusto mix di culture che arricchirà le nostre vite e con quelle esperienze uniche che saranno così alla portata di tutti e non solo dei pochi fortunati che potranno partire per un Erasmus. Famiglie di studenti provenienti da tutti i continenti investiranno in Italia: affitteranno case, compreranno libri e pagheranno rette consapevoli del fatto che alla fine tutto questo sarà ripagato perché i propri figli potranno godere della nostra cultura, della nostra tradizione e, una volta laureati, potranno esportarla in tutto il mondo. Tutto questo è fantastico, ma rischia di essere solo un sogno. Succede, infatti, che alcuni professori del nostro ateneo non hanno gradito la scelta democraticamente deliberata dal Senato accademico, ed hanno fatto appello al Tar della Lombardia il quale, con sentenza del maggio 2013 annulla la delibera adottata il 21 maggio 2012 dal Senato accademico del Politecnico di Milano perché in contrasto con l’articolo 271 del Regio decreto del 31 agosto 1933, n. 1592, ove si prevede che «la lingua italiana è la lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari». Un testo unico risalente al pieno fascismo, negli anni in cui il 6,7% degli uomini e il 10,9% delle donne firmavano con una croce, e non col proprio nome, sul registro di matrimonio. La storia continua e, giustamente, il Politecnico di Milano impugna la sentenza del Tar di fronte al Consiglio di Stato. Ma la pronuncia si avrà solo a novembre, ad anno accademico iniziato. Ora, immagini cosa accadrebbe se a novembre il Consiglio di Stato confermasse, sulla base del regio decreto del 1933, la sentenza del Tar? Il nostro ateneo sarebbe costretto a riformulare tutta la didattica. Dovremmo dire alle migliaia di studenti internazionali che, finora, abbiamo «scherzato». Cosa ne sarebbe della reputazione italiana, proprio nel corso del semestre europeo? Dov’è la generazione Erasmus al potere se non possiamo neanche elargire corsi in inglese? Dov’è l?autonomia delle Università garantita dalla Costituzione? Quali speranze abbiamo, noi studenti italiani, se il nostro Paese non ci permette di essere competitivi? Le migliori università europee hanno intrapreso questa strategia di internazionalizzazione da molti anni. Sarebbe impossibile per uno studente italiano andare in Erasmus in Finlandia, Danimarca, Olanda, Svezia, Bulgaria, Estonia e ancor di più in altri Paesi extra europei se i corsi fossero solamente nella lingua madre del posto. Abbiamo più volte portato all’attenzione del ministro Giannini questa problematica, ma non abbiamo mai avuto risposte sul punto fino a qualche giorno fa, quando invece ha risposto alla Camera dei deputati ad un’interrogazione urgente su questa situazione: aldilà della ferma convinzione del ministro sulla necessità di internazionalizzazione, non vi è stata alcuna apertura nel voler risolvere questo problema. Credo, caro Matteo, che non si tratti di una battaglia medievale tra inglese ed italiano, tra barbari ed italici, come qualcuno vuole fare intendere, ma tra innovazione e immobilismo, sviluppo e galleggiamento, FUTURO o condanna a rimanere nel passato. Se veramente tanto hai a cuore noi giovani, ti chiedo di intervenire. Grazie.                                                            

Giannico Antonio (studente del Politecnico e presidente della Commissione internazionalizzazione del Consiglio nazionale degli studenti universitari).                                                               (Dal Corriere della Sera, 27/7/2014).

 




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