Le mosse di Monti per pesare in Europa

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Le mosse (in sordina) di Monti per pesare in Europa
Esecutivi Ue al lavoro sul Patto fiscale. L`incognita della regola sul debito

Roma. Le politiche di risanamento e crescita dell`Italia, all`interno di un`Europa sempre più integrata, non possono che passare anche per l`azione diplomatica del governo. Non si tratta di scenari futuri: è quanto sta già avvenendo in questi giorni, per lo più nel silenzio mediatico, riguardo l`applicazione del Patto fiscale europeo, cioè l`accordo annunciato il 9 dicembre scorso dai capi di stato o di governo per imbrigliare "alla tedesca" la crisi dei debiti sovrani. Tetto a deficit e debito, sanzioni automatiche e maggiori controlli sovranazionali sui conti pubblici: è questa la ricetta avanzata a livello Ue per tranquillizzare i mercati. Ricetta che entro marzo dovrà – per avere efficacia legale – essere formalizzata in un accordo intergovernativo tra 26 paesi (senza Regno Unito).
Ma se l`accordo è in fieri, qual è il contributo dell`esecutivo italiano a questa rivoluzione della governance economica europea? In maniera pubblica finora non se ne discute, eppure non mancano gli aspetti che potrebbero investire direttamente il nostro paese, come nota l`economista Gustavo Piga, docente all`Università Tor Vergata, sul proprio blog: "Nel Patto viene introdotta la remota, in base alla quale ogni paese che abbia un rapporto debito pubblico superiore al 60 per cento (come l'Italia) dovrà
impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120 per cento, del 60 per cento superiore al valore di riferimento del 60 per cento? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20, ovvero del 3 per cento l`anno". Ovvero, Roma si dovrebbe impegnare ogni anno a ridurre lo stock di debito di 40-50 miliardi di euro. Non è poca cosa, considerato che la manovra correttiva approvata a dicembre dal governo Monti, da sola, pesa 25 miliardi, e i suoi effetti depressivi sulla crescita sono già stati stimati. Tutto questo varrà se il Patto resta invariato. Per ora un vertice ufficiale tra i paesi membri è fissato per il 30 gennaio ma, secondo fonti del Consiglio europeo, già nella prima settimana di gennaio i rappresentanti dei 26 si incontreranno per discutere la bozza di accordo proposta da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue.
Non a caso ieri Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, in un`intervista alla Stampa ha sollevato il tema: "Più del Consiglio dei ministri di oggi (ieri, ndr), è importante la scadenza di domani (oggi, ndr), quando il governo italiano presenterà gli emendamenti alla bozza di tratato intergovernativo del 9 dicembre. Per come verrà confezionato, potrà portare alla correzione di rotta o no". Si tratta di capire se Monti avallerà un percorso fatto di sola austerity, o se proporrà emendamenti per affiancare una complessiva strategia per la crescita, come per esempio chiederà oggi con un suo documento il Parlamento europeo.
L`automatismo che non c`era e ora c`è
Ma perché questa settimana perfino un europeista doc come l`ex premier Giuliano Amato, sul Sole 24 Ore, ha fatto intendere tra le righe che l`Italia non può accettare il Patto fiscale così com`è? In fondo il pareggio di bilancio è ormai prossimo, mentre per quanto riguarda il rientro del debito – assicurava lo scorso 9 dicembre il premier Monti – "il principio dell`automatismo non si applica". Eppure qualcosa dev`essere cambiato, perché oggi, all`articolo 4 della bozza di trattato visionata dal Foglio, è subentrata invece una tagliola che non può che allarmare il governo: i paesi con il debito pubblico superiore al 60 per cento – c`è scritto – si impegnano a ridurre la quota in eccesso per un ventesimo l`anno. Altrimenti, arriveranno sanzioni pecuniarie. Il "principio dell`automatismo" quindi c`è, ed entrerà in vigore non appena nove stati avranno ratificato il Patto (se non prima, grazie ad analoghe regole introdotte dalla Commissione Ue). Secondo la ricostruzione del Foglio, proprio l`automaticità delle sanzioni e il numero minimo di paesi che dovrà ratificare il trattato per farlo entrare in vigore sono stati i temi più discussi a Bruxelles dai rappresentanti dei governi. L`Italia, in particolare, vorrebbe definire un "regime transitorio" di applicazione della tagliola sul debito pubblico, insistendo -in continuità con il precedente esecutivo affinché si tenga conto dell`andamento del ciclo economico e di grandezze come il risparmio delle famiglie (che posizionano il nostro paese tra quelli più virtuosi). Ma questo dibattito, dagli esiti potenzialmente dirompenti, finora è tutto sotterraneo.

Il Foglio, pag.1
29/12/2011




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