Le Mille e una Europa di Canetti

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A cento anni dalla nascita

Le Mille e una Europa di Elias Canetti

di Roberto Giardina

La famiglia di Elias Canetti era di spanioles o sefarditi, gli ebrei cacciati dalla Spagna di re Ferdinando e Isabella nel 1492, l’anno della scoperta dell’America. In 50mila si fecero battezzare, 150mila fuggirono in Portogallo, in Italia, nei paesi islamici del Mediterraneo, in Nord Africa e nell’impero ottomano. Il sultano Bayazid II avrebbe commentato: “Tutti chiamano saggio Ferdinando, eppure cacciando gli ebrei ha impoverito le sue terre e arricchito il mio regno”.

Jacques, il padre di Elias, nacque ad Adrianopoli in Turchia, l’odierna Edirne, avrebbe voluto fare l’attore, divenne commerciante secondo la tradizione di famiglia, e morì a Manchester. La madre Mathilde Arditti aveva un passaporto francese. Elias Canetti, di cui si celebra il centenario, nacque il 25 luglio del 1905 a Ruse sul Danubio, la Prista dei romani, Pyce per i bulgari, Ruscuk per i turchi, Rustschuk, ora tornata Ruse, tanti nomi per un luogo in Bulgaria, da sempre al confine tra popoli e civiltà. Nel 1878, Rustschuk aveva 28 moschee, ma quando Elias venne al mondo ne rimanevano due. Di nazionalità Elias era turco, poi apolide, studiò in cinque scuole in quattro paesi, divenne svizzero, e come sua Heimat, la parola intraducibile in italiano per indicare la piccola patria personale, che non sempre coincide con il luogo di nascita o nazionalità, conservò la lingua.

La vita di Canetti, e la storia della sua famiglia, sono un simbolo della nostra variegata Europa, unità nella diversità e nella molteplicità. Il capolavoro del Premio Nobel è per l’appunto la sua vita, che raccontò e reinventò nella biografia che si inizia con “La lingua salvata”. Parlava bulgaro, ladino, francese, inglese, un po’ di spagnolo e di yddisch, e scriveva in tedesco, la lingua che la madre gli insegnò “in poche tiranniche settimane”…

(Da La Nazione, 25/7/2005).

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