Le lingue per l’Europa secondo Alessandro Baricco.

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Le lingue per l’Europa secondo Alessandro Baricco.

… Un altro problema è in quale lingua quale lingua ci raccontiamo questa storia. Gli europei parlano lingue diverse e quella franca usata da tutti, l’inglese, arriva da un altro polo, gli Stati Uniti, e dalla Gran Bretagna, che nell’Europa ci sta meno volentieri di tutti.

“Se penso a questo, regredisco a narratore puro e mi dico: guarda un po’ che bel personaggio questa Europa. E’ antico, colto, con un gran senso della bellezza, del gusto, però un po’ sgangherato. E’ un personaggio spigoloso, difficile, bellissimo, di quelli che poi fanno cose pazzesche. Insomma, è la tipica storia di un potenziale caos che produce la meraviglia. Io ho spesso pensato che dovremmo avere una scuola comune. Tutti abbiamo lo stesso problema, perché ognuno dovrebbe risolverselo da sé? Facciamo grandi studi, scateniamo intelligenze potenti. Perché non proviamo a mettere insieme tutto, decisamente, facendo appunto una scuola comune. E lì, certo, sorgerebbe il problema della lingua. Ma come è fantastico pensare che quel confine lì, di cui parlavo prima, nel giro di qualche decennio lo attraversi in macchina senza passaporto, e se te lo dicevano nel 1939 sembrava una follia, molte cose che oggi possono sembrare pura follia potrebbero domani diventare realtà. Io sono abbastanza convinto che il bilinguismo sia qualcosa che ormai in Europa possiamo permetterci. Due lingue madri. D’altronde in passato si scrivevano documenti in latino e poi si parlavano lingue diverse. Non è una cosa che non sia esistita, anche se riguardava soprattutto le élite”…
(Da “A questa Europa manca un sequel. Invito i narratori del continente a pensare un futuro possibile”, La Lettura (Corriere della Sera), 15/11/2015).

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