Le lingue europee: affresco sfaccettato

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Le lingue europee:

affresco sfaccettato

Alla ricerca di un idioma comune

di ANNA ANSELMI

Le lingue dell'Europa e le grandi famiglie in cui dal secolo XIX si cerca di classificarle, tentando di stabilire univoci vincoli di parentela. Alla biblioteca comunale “Passerini Landi”, nel secondo e ultimo incontro del ciclo LeggerEuropa, a cura della sezione didattica, Davide Astori, dell'università di Parma, ha presentato lo sfaccettato affresco delle famiglie linguistiche del vecchio continente, arrivando a dimostrare come, sullo sfondo delle politiche di integrazione dell'Unione Europea, non si tratti di questioni puramente accademiche. Premesso che «in generale non è uno Stato che fa una lingua, ma una lingua che fa uno Stato», Astori è andato a ritroso nel tempo, al formarsi del concetto di indoeuropeo, il gruppo cui appartiene la maggioranza delle lingue dell'Europa (con l'eccezione delle ugro-finniche), il cui arrivo è legato probabilmente allo sviluppo di un nuovo tipo di società, di carattere agricolo. «Rimane comunque difficile – ha precisato il relatore – risalire dai termini linguistici alle strutture sociali».Così, se dall'India all'Europa, sono simili le parole che indicano padre, madre, fratello e sorella, in origine doveva trattarsi però di termini sociali legati al lavoro: «Indicherebbero quattro gruppi sociali con funzioni opposte, padri- madri, fratelli-sorelle». I “padri” sarebbero gli adulti maschi e la radice “pa”, la stessa di “pane”, si riferirebbe a coloro che si occupavano del mantenimento del clan, cioè di una famiglia allargata, diversa dal nostro concetto del nucleo genitori-figli. E mentre resta tuttora aperta la questione filosofica e psicologica di una possibile lingua primigenia unica, per l'Europa dei 25 sta diventando sempre più concreta la necessità di trovare un unico linguaggio comune per tutti. «Ci sono costi elevatissimi di traduzione, ma soprattutto pesa il fatto che esistano lingue di serie A, quelle principali dei documenti ufficiali, e di serie B tocca diritti primari notevoli, quando si tratta ad esempio di discutere una legge». Sulla scorta anche delle analisi di uno studio di François Grin, dell'Università di Ginevra, sono emersi molteplici possibili scenari. Si potrebbe decidere di scegliere una lingua ufficiale, ma quale? «In Europa la lingua più diffusa è il tedesco; nei Paesi dell'est molti parlano il russo. Resta l'ipotesi del latino, che è una lingua parlabile e che viene studiata per almeno due anni dall'intera classe dirigente europea. Come matrice – ha sottolineato Astori – è la lingua più conosciuta in Europa. Va solo attivata. Del resto, l'ebraico è stato una lingua morta per duemila anni e oggi è parlato normalmente». Un'altra ipotesi privilegia una lingua pianificata, come l'esperanto: “Sono lingue pensate per l'apprendimento rapido, l'unico problema è che devono essere indotte”.

Questo messaggio è stato modificato da: Paola_Graziosi, 11 Ott 2006 – 00:33 [addsig]




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Oltremare
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