Le lingue del Papa: papa Francesco ambasciatore dell’italiano nel mondo.

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LA SCELTA LINGUISTICA DI PAPA BERGOGLIO AMBASCIATORE DELL’ITALIANO NEL MONDO.

di Luigi Accattoli.

Come mai Francesco parla in italiano a palestinesi e israeliani? Perché
non è poliglotta, perché l’italiano è la lingua d’uso della Santa Sede, perché ama presentarsi
come vescovo di Roma. La sistematica preferenza per l’italiano non è nuova negli
atti pubblici di papa Bergoglio, fa così quand’è in Vaticano e così aveva fatto nel viaggio
dello scorso luglio in Brasile. Ma stavolta è stata notata di più, stante la lontananza linguistica
dei mondi con i quali è venuto a contatto.
  Per primo viene il fatto che Bergoglio non ha pratica di lingue che non siano lo spagnolo
e l’italiano. Il francese l’ha studiato a scuola ma poco l’ha usato. I predecessori
s’impegnavano a parlare le lingue degli ospiti, Wojtyla con versatilità slava, Ratzinger
con disciplina tedesca e con migliori risultati. Francesco preferisce evitare la fatica
di esprimersi in lingue che non padroneggia. E un elemento di quella che chiama
«grammatica della semplicità»: ama essere se stesso e apparire per quello che è.
  Non disponendo dell’inglese, che è la lingua franca del mondo d’oggi, egli ripiega
sull’italiano, che è la lingua franca della Santa Sede e della Chiesa cattolica, essendo la
più parlata negli ambienti vaticani ed ecclesiastici, anche se formalmente il latino è ancora
la lingua ufficiale.
  L’italiano era da sempre la lingua d’uso della Santa Sede, se si esclude il periodo avignonese,
ma con Francesco quest’uso è divenuto quasi esclusivo. Nei messaggi «Urbi et Orbi» (alla città di Roma e al mondo) dei giorni di Natale e di Pasqua Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI facevano gli auguri in sei lingue, Wojtyla e Ratzinger sono arrivati a farli in 65 lingue. Francesco li fa solo in italiano.
  Alle udienze saluta i gruppi in italiano e poi gli addetti della Segreteria di Stato traducono
il saluto in sette lingue: francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, arabo, polacco. Nello stesso numero di lingue vengono dati alla stampa i suoi discorsi più importanti ma egli li propone solo in italiano ed è così diventato il primo ambasciatore della nostra lingua nel mondo.
(Dal Corriere della Sera, 27/5/2014).

 




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