Le lingue del Papa: INTERNET- IN 200 MILA LEGGONO BERGOGLIO NELLA LINGUA DI CICERONE

Posted on in Politica e lingue 30 vedi

INTERNET IN 200 MILA LEGGONO BERGOGLIO NELLA LINGUA DI CICERONE. I TRADUTTORI DEL VATICANO: «APPROVA IN PRIMA PERSONA TUTTI I MESSAGGI».

I tweet del Pontefice, più seguaci in latino che in tedesco.

di Gian Guido Vecchi.

A volte è un testa a testa ma alla fine, quanto a «brevitas» – Tacito insegna, anzi docet – la spunta sempre il latino, con buona pace delle lingue moderne. Il che non guasta: su una «rete sociale» come Twitter, la sintesi (massimo 140 caratteri per messaggio) ha la sua importanza. Per questo, quando all’inizio dell’anno – ancora sotto Benedetto XVI – debuttò il profilo @Pontifex_ln, un docente come don Roberto Spataro, segretario della Pontificia Accademia di Latinità, si mostrava ottimista. La lingua di Cicerone, diceva, è ideale per il microblogging: «Twitter è uno strumento che impone una comunicazione rapida. Se dico in inglese – the corruption of the best one is horrible – (la corruzione dei migliori è orribile ndr ), in latino sono sufficienti tre parole: – corruptio optimi pessima -: è una lingua che aiuta a pensare con precisione e sobrietà». L’esperimento ha funzionato. Perché non era affatto scontato che, tra le nove lingue di @Pontifex, i messaggi del Papa tradotti in latino arrivassero in dodici mesi a quasi duecentomila «follower». Alla fine del 2013 il profilo Twitter di Francesco ha superato gli 11 milioni di persone che lo seguono, i «follower» appunto: dominano lo spagnolo (quasi 4 milioni e mezzo) e l’inglese (quasi 3 e mezzo), l’italiano supera il portoghese (un milione e quattrocentomila contro novecentomila) mentre il latino se la batte con il francese (220 mila) e supera tedesco (sui 160 mila), polacco (quasi 160 mila) e arabo (sui centomila). Certo non è un lavoro semplice. In Segreteria di Stato c’è una squadra incaricata di tradurre nelle varie lingue le parole del Papa. «Talvolta anche noi proponiamo dei suggerimenti, tratti dagli interventi di Francesco, ma alla fine è sempre il Papa che approva», spiega l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Sorpreso del successo del latino? «Ma no, né credo sia una questione di nostalgia: nel mondo, semplicemente, ci sono ancora molti cultori della lingua latina che ne riaffermano la validità proprio attraverso questo mezzo, che ha nella concisione la sua caratteristica specifica…». Del resto «la» notizia del 2013 – la libera rinuncia di un Papa al Pontificato, di fatto una novità assoluta in duemila anni – è stata data ai cardinali e al mondo, da Benedetto XVI, in latino: «Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII…». Il cardinale Gianfranco Ravasi raccontò che alcuni porporati, sarà stato lo sbalordimento, non avevano capito, «ma che ha detto?». Anche per questo, l’anno scorso, Joseph Ratzinger aveva voluto istituire la nuova «Pontificia Accademia di Latinità» (Pontificia Academia Latinitatis). Che Twitter possa dare una mano nell’impresa? «Mah, non sono pratico dei miracoli della Rete, ma la vedo difficile», sorride il professor Manlio Simonetti, filologo e patrologo, accademico dei Lincei che è tra le massime autorità negli studi sul cristianesimo antico: «Duecentomila mi sembrano parecchi e mi rallegra, in effetti le capacità sintetiche del latino sono superiori alle lingue moderne. Però la verità è che la Chiesa ha abbandonato il latino dopo il Concilio: passare al volgare era necessario, certo, a messa nove fedeli su dieci non capivano una parola, ma le cose sono andate così. Ratzinger ci ha provato, ma non sarei ottimista. E adesso, purtroppo, sono i preti i primi a non saperlo…».
(Dal Corriere della Sera, 28/12/2013).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.