Le lingue del Papa: da «nostalgiare» a «mafiarsi», i neologismi di Francesco.

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Il commento.

Da «nostalgiare» a «mafiarsi», i neologismi di Francesco.

di Maria Antonietta Calabrò.

Mafiarsi», «nostalgiare la schiavitù». Papa Francesco, vescovo di Roma, nel Te Deum di
fine anno, ha coniato due neologismi nella nostra lingua italiana, che evidentemente
diventa sempre più sua. Le «parole nuove» di Francesco, ribattezzate «bergoglismi», nella
lingua spagnola, sono state raccolte da Jorge Milla, suo ex alunno, e pubblicate a metà del
2014 dal blog Terre d’America del giornalista Alver Metalli, amico strettissimo del Papa, e presentate sul quotidiano della Santa Sede, l` “Osservatore Romano”. Milla ne ha contate 17. Dall’oramai celebre «primerear» (arrivare primi) pronunciato nel corso del viaggio in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù del luglio 2013, poi ripetuto in occasione della vigilia di Pentecoste coi movimenti ecclesiali il successivo i8 maggio, a «balconear» (stare al balcone), «ningurtear»(confondere), «haganlio» (fare casino), «misericordiando» e altri ancora. Sono mutuati molto spesso dal “lunfardo”, uno “slang” nato nelle prigioni argentine e diffusosi poi tra il popolo, ha spiegato, tempo fa, Flavio Alivernini, autore di un saggio sulla lingua del Papa, pubblicato sulla rivista “Limes”: «E stato capace di togliere il dialetto da una periferia geografica e farlo simbolo di una periferia esistenziale» ha aggiunto. Ecco, è questo il punto. «Maffarsi» è molto più esistenziale di «entrare nella mafia». «Mafiarsi» indica quasi uno stravolgersi della persona, che da una parte si «estrania a se stessa» e dall’altra si trasforma, prende i connotati della mafia. La parola suggerisce in chi ascolta proprio una torsione esistenziale, prima che sociologica o criminale. E che dire di «nostalgiare la schiavitù»? È come se la schiavitù uno la «coccolasse», la «accudisse», la «covasse al caldo» del suo cuore. «Nostalgiare» rimanda all’atteggiamento interiore di chi prova nostalgia, molto più
dell’espressione «avere nostalgia», che allude a un’azione in qualche modo più esterna
a chi ce l’ha. Qualche giorno prima del “Te Deum”, i1 22 dicembre 2014, tra le quindici
malattie che ha secondo lui affliggono la Curia, Bergoglio ha parlato di «martalismo»,
pensando a Marta, la sorella di Lazzaro e Maria. I bergoglismi non sono solo il frutto
casuale di un parlare estemporaneo, ma più propriamente meditati, scelti, voluti e, in
quanto tali, rimangono nella versione ufficiale e definitiva dei discorsi papali.
Insomma, anche come vescovo di Roma, Francesco forgia parole nuove, per vincere
l’usura e la scontatezza dei termini comuni, che irrimediabilmente corrodono
l’esperienza. Una rivoluzione passa anche dalle parole.
(Dal Corriere della Sera, 2/1/2015).




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