Le Goff: «L’Europa prenda lezione dall’Unità d’Italia»

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L’INTERVISTA LO STORICO FRANCESE DELLE ANNALES ESPONE LA SUA VISIONE FIDUCIOSA DEL CAMMINO COMUNE DEL CONTINENTE

«L’Europa prenda lezione dall’ Unità d’ Italia»

Le Goff: «Oltre gli steccati nazionali mantenendo la varietà culturale» Ipnotizzata dalla crisi economica, l’Unione ha trascurato il suo punto di forza: la ricchezza culturale

di Dino Messina

L’Europa raccontata da Jacques Le Goff, erede della scuola delle Annales, il maggiore storico francese vivente, non è un incubo, come le cronache degli spread di questi mesi ci fanno pensare, né
un’«orchestra senza musica» come ha icasticamente sintetizzato Gian Arturo Ferrari nel suo editoriale sul Corriere del 17 maggio. L’Europa per Jacques Le Goff, sicuramente vicino alla visione «culturale» di Ferrari, è piuttosto una «speranza». E la parola «espoir» contrapposta a «cauchemar» ha il suono dell’ottimismo nel discorso di questo decano della storiografia, classe 1924, che ha dedicato la vita soprattutto agli studi sul Medioevo (esemplari i suoi saggi sul Purgatorio, sul rapporto tra denaro e religione, sul ruolo degli intellettuali) e che ha diretto per Laterza, suo principale editore italiano, la collana «Fare l’ Europa». Dunque, l’ Europa, per Le Goff, appare a molti come un incubo, perché è stata troppo «ipnotizzata dalla crisi economica, di cui non è la sola responsabile, in quanto problema mondiale, e ha trascurato il suo punto di forza, la sua ricchezza maggiore, che risiede nella cultura. Se consideriamo il vecchio continente in rapporto alle altre aree del mondo, vediamo che in nessuna è così forte il legame culturale tra le nazioni. Solo in Europa le diversità nazionali si sono affermate, anche a costo di guerre durate sino alla metà del XX secolo, in un processo di unità culturale. La forza culturale europea viene da una serie successiva di civilizzazioni che si sono progressivamente sovrapposte e integrate». La familiarità di Le Goff con il «lungo periodo» gli consente di saltare in pochi giri di frase dall’era neolitica, dove è già possibile individuare una caratteristica originale, ancora poco studiata, all’antichità greca e latina che ha dato un imprinting al vecchio continente non meno dei cosiddetti popoli barbari. «È durante il Medioevo – continua lo storico francese – che avviene l’integrazione profonda tra la cultura greco-romana e le cosiddette civilizzazioni barbare che si uniscono per dar vita alle nazioni europee. Fondamentale per dare coerenza a questo processo è stato il cristianesimo. Su scala continentale anche gli altri grandi momenti della civilizzazione europea: il Rinascimento, partito dall’ Italia e giunto sino alla Scandinavia; l’ Illuminismo, che dalla Francia ha irradiato a Ovest la penisola iberica e a Est è arrivato sino alla Russia; per non parlare infine del Romanticismo, altro grande movimento culturale su scala europea». L’Europa continente unita dalla cultura, dunque. E dalla laicità. È questo il secondo punto importante del ragionamento appassionato di Le Goff: «Quale che sia stata e sia l’importanza del cristianesimo, e oggi l’influenza delle religioni praticate dai nuovi immigrati – sostiene con forza lo storico – l’Europa è diventata un continente laico. La laicità è il comun denominatore della sua cultura». Un’altra peculiarità europea che ad alcuni può sembrare un limite, è la pluralità linguistica. «Scartando le soluzioni dell’inglese e delle lingue inventate, tipo l’esperanto, la Commissione europea deve studiare un sistema per potenziare la pratica di diverse lingue in tutti i Paesi europei. Le letterature vernacolari rappresentano una ricchezza cui in alcun modo bisogna rinunciare». Così al modello multiculturale canadese e al melting pot nordamericano, Jacques Le Goff contrappone una civilizzazione multilinguistica basata sulla comune cultura europea. Le Goff è convinto della bontà del progetto federale di Europa unita, la più ampia possibile, che arrivi sino ai confini dell’ Ucraina e della Russia, ma il titolo di «europeo» ciascun Paese se lo deve meritare. Così lo storico francese, pur restio a dare giudizi politici, ricorda una risposta ricevuta da Jacques Delors, il primo commissario europeo, sull’ Europa allargata: «Durante una conferenza, credo a Salamanca, ricordo che Delors mi espresse dubbi sulla Grecia. Quelle parole mi sono tornate alla mente in questi giorni». L’ identità europea, secondo lo studioso delle Annales, si accompagnerà sempre a un certo «patriottismo nazionale», che non significa «sciovinismo» né «nazionalismo». Sono questi rigurgiti del passato, dice Le Goff, i veri nemici del processo di integrazione europeo, non la mondializzazione: «La globalizzazione non è nemica dell’ Europa, è un fattore neutro che può essere plasmato dalla nostra capacità politica». I funzionari di Bruxelles e i rappresentanti di Strasburgo secondo Le Goff hanno in questo momento due compiti principali: da un lato rilanciare l’ identità europea anche attraverso un «inventario della cultura», dall’altro quello di «avvicinare le istituzioni comunitarie alla gente. Per rendere possibile un processo simile a quello che ha portato gli italiani a passare dalle identità regionali a quella nazionale».
(Dal Corriere della Sera, 23/5/2012).




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