Le bugie di Bertinotti sulla costituzione europea

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Le bugie di Bertinotti sulla costituzione europea

La costituzione europea si può vedere come un bicchiere mezzo vuoto oppure come un bicchiere mezzo pieno. E conseguentemente parteggiare per il no oppure per il si per quanto riguarda la ratifica del trattato costituzionale. Entrambe le posizioni sono legittime.

Il dibattito in Francia condotto dal Partito socialista per il referendum interno sulla costituzione ha mostrato tutte le argomentazioni del caso dando all’Europa una grande lezione di democrazia. E alla fine hanno vinto i SI. Si può essere giustamente critici nei confronti del trattato costituzionale. Molte sono le questioni lasciate irrisolte: dal potere di veto dei governi nazionali nel processo decisionale e nel metodo revisionale alla cittadinanza europea basata ancora esclusivamente sulla nazionalità. E, non ultima, la pace che non è stata inclusa tra i valori fondanti l’Europa.

Ma non si possono usare argomentazioni false per giustificare il proprio NO al trattato costituzionale come ha fatto, invece, Fausto Bertinotti, leader della sinistra europea, nella dichiarazione rilasciata alla stampa all’indomani dell’ultima sessione del Parlamento di Strasburgo (11 gennaio 2005).

La prima affermazione palesemente falsa è che “il trattato costituzionalizza non i diritti, ma il mercato.” E’ vero il contrario: la Carta dei Diritti Fondamentali, infatti, viene inserita nel corpo stesso del Trattato, e diviene un potente fattore di cittadinanza comune costruita sul diritto e sui diritti.

La seconda affermazione falsa è che “Il trattato non prospetta la riforma dell’Europa, ma costituzionalizza il suo stato attuale”. Sebbene il trattato è da considerarsi insufficiente presenta comunque delle novità importanti sulle quali puntare per far ripartire l’iniziativa costituente dal basso. Si tratta della formulazione, perfettibile ma presente, della democrazia partecipativa che prevede l’iniziativa di un milione di cittadini europei (art. 47). Tale articolo è anche il risultato della spinta proveniente dal movimento di Porto Alegre. Sulla base di questo articolo sono già partite iniziative costituenti come quella sulla cittadinanza di residenza.

Il processo costituente non si è chiuso il 29 ottobre 2003 come molti vogliono far credere. Si tratta solo di una tappa di avvicinamento all’Europa federale frenata, ancora oggi, dalla lenta agonia degli stati nazionali e, soprattutto, dalle forze conservatrici che si annidano sia a destra che a sinistra.

La terza affermazione falsa è che “non c’è un popolo europeo”. Il 15 febbraio 2003 i milioni di cittadini e di cittadine europei hanno confermato il contrario ovvero che esiste un popolo europeo che vede nella pace il valore fondante dell’Europa. Il problema semmai è la mancanza di un governo democratico europeo responsabile di fronte al Parlamento Europeo che sappia rappresentare la volontà espressa dal popolo europeo. Senza una politica estera comune l’Europa si è divisa tra favorevoli e contrari all’intervento militare americano in Iraq con il risultato che le cose non sono cambiate affatto.

Un’ultima precisazione riguarda la Convenzione europea. Seppur non si è trattato di una vera e propria assemblea costituente ha visto per la prima volta la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini tramite il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali. Una domanda è lecita: dov’erano i rappresentanti di Rifondazione comunista durante la Convenzione europea. Perchè non hanno intrapreso iniziative politiche in Convenzione per inserire il ripudio della guerra nella costituzione europea o per affermare la cittadinanza di residenza. Perchè non hanno proposto un referendum europeo sul risultato della Convenzione europea.

A Firenze durante il forum sociale europeo il Movimento Federalista Europeo ha promosso un referendum sulla costituzione federale europea raccogliendo 2000 voti con il 90% di SI. Perchè Rifondazione Comunista non si è impegnata nella stessa direzione e non ha trasmesso ai partecipanti del forum sociale di cui vuole farsi interprete nelle istituzioni l’importanza dei lavori della Convenzione?

Dire no a questo trattato costituzionale vuol dire ripartire dall’Europa di Nizza e quindi fare un passo indietro nel processo di costruzione dell’unione politica dell’Europa.

La posizione di chi si batte, da sempre, per l’unità europea è di ratificare il trattato costituzionale e partire subito per la sua modifica sfruttando le aperture democratiche in esso presenti e coinvolgendo il Parlamento

europeo nella richiesta di una nuova convenzione costituente.

Nicola Vallinoto

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