LE AMBIZIONI DELL’EUROPA

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Il cammino difficile della CostituzioneLE AMBIZIONI DELL'EUROPAIl Trattato costituzionale europeo che sarà firmato a Roma il 29 ottobre, in seguito sottoposto alla ratifica dei 25 singoli Stati e in diversi casi ai referendum popolari, è d'ispirazione federalista ma certo lontano dall'istituire un assetto federale per l'Ue 25. Sarà magari un primo passo, ma potrà forse anche rivelarsi un passo falso destinato a qualche grave se non insuperabile inciampo.I governi più vincolati alle tradizionali concezioni della sovranità sui loro territori, come quello che a Londra non può ignorare il persistente insularisino britannico, hanno preteso e ottenuto che su disparate materie legislative le delibere siano prese all'unanimità. Su tasse, giustizia e politica estera, ogni governo potrà esercitare un diritto di veto che limiterà in sostanziale misura la potestà dell'Ue, almeno finché gli europei saranno discordi su grandi questioni. Anzitutto, sulle scelte di politica estera, chissà quanto a lungo l'Europa non potrà parlare ancora con una sola voce. «A divided Union», ha concluso un titolo dell'Economnist.Sulle altre materie legislative, le delibere saranno a maggioranza qualificata dei governi (55 per cento) e delle popolazioni rappresentate (65 per cento). Anche in questi casi, tuttavia, l'Ue dovrà nei prossimi tempi fronteggiare aspre contraddizioni e disparità, come fra gli stadi dello sviluppo economico, l'entità dei disavanzi pubblici e dei tassi d'inflazione o disoccupazione. L'impresa di comporre l'eurofederalismo e espansione dell'Ue nell'Europa orientale comporterà, in particolare, travagli prolungati anche sulle migrazioni transnazionali della manodopera e sull'assegnazione dei sussidi alle regioni depresse.Negli ultimi trent'anni, l'Ue ha moltiplicato i suoi cittadini da 185 a 445 milioni, che ora dall'Irlanda fino all'Estonia dovrebbero prepararsi a convivere sotto le stesse leggi, sia pure per gradi e a tempo differito. Il progetto è carico di suggestioni, ma forse troppo grandioso nel tentativo di conciliare il potere sovranazionale politico e la sua estensione geografica. Sul Trattato costituzionale, non è neanche da escludere che mancheranno le ratifiche degli Stati più ansiosi di tutelare interessi nazionali vulnerabili. Europe à la carte?Come già nel passato, è aperta la disputa fra gli euroscettici e gli eurocredenti. Quasi mezzo secolo fa, gli scettici ebbero torto. «Signori – dichiarò il delegato inglese quando nel 1957 si trattava dell'iniziale Comunità economica -, voi negoziate un accordo che non riuscirete a concludere, anche se riuscirete non sarà mai ratificato e anche se avrete le ratifiche non funzionerà». Errore memorabile. Ma ora, il caso è diverso. I credenti negli Stati Uniti d'Europa non cessano di raccomandare il classico E pluribus unum, anche se oggi si tratta d'un tentativo di gran lunga più ambizioso.L'Ue, a differenza degli Usa, è nata dopo una lunga storia di nazioni, nazionalismi, conflitti e stragi fino a mezzo secolo fa, quando nell'ultima guerra perse la vita fra tanti anche il padre del Cancelliere tedesco Gerard Schróder. È già un prodigio che ora si tenti l'unione politica. Ma la ricerca d'una comune identità è travagliata, mentre affiora la tentazione di cercarla come fattore coesivo nell'antagonismo rispetto alla superpotenza Usa. Anche se, ben oltre le controversie come quella sull'Iraq, non ci sono divergenze nei valori fondamentali tra le due rive dell'Atlantico. Si può solo sperare, contro una simile deriva rischiosa e calamitosa, che venga smentito per una volta il celebre motto fichtiano: «L'io si afferma opponendosi».Corriere della sera p,118/10/2004di Alberto Ronchey

Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 18 Ott 2004 – 11:42 [addsig]




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