Lawrence Ferlinghetti e la lingua italiana.

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Lawrence Ferlinghetti: vi spiego il verbo Fluxare.

Una mostra a San Francisco e un libro per uno dei padri della Beat Generation. Che per l’occasione inventa una nuova parola ispirandosi a un famoso movimento d’avanguardia.

di Mauro aprile Zanetti.

Alla vigilia della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, che riapre nella nuova sede centrale dell’Opera Plaza, ci regala un autunno linguistico e pittorico straordinario, essendo riuscito a coinvolgere nientemeno che il Bardo di North Beach in persona, l’artista italo-americano, Lawrence Ferlinghetti: poeta, pittore, attivista e co-fondatore della celeberrima libreria e casa editrice, City Lights Bookseller and Publishers. Quest’anno la casa editrice – rifugio, incubatore e megafono del verbo della Beat Generation nel mondo – festeggia il 60° anniversario. 
Alla veneranda età di quasi 97 anni, Lawrence Ferlinghetti celebra con una mostra pittorica, più unica che rara, la cultura europea e nella fattispecie quella italiana: Fluxare – The European Connexion. Si tratta, infatti, di una mostra di soli 12 quadri tutti legati all’Europa e alla cultura accademica di Ferlinghetti – lui stesso di origini italo-portoghesi per parte del padre bresciano, Carlo Ferlinghetti, e della madre, Albertine Mendes-Monsanto, sefardita –: con assidua frequentazione della Francia (PH.D a La Sorbonne) e della prediletta Italia, con omaggi dedicati a Rodin, Manet, Proust, Picasso, alla Russia e alla Grecia, culla della cultura occidentale.  
Per l’occasione abbiamo incontrato il padrino della Beat Generation nello studio di casa sua a North Beach, il quale — ancora in piena attività vulcanica, straordinariamente impegnato su tanti fronti — ci racconta della presentazione in calendario questa settimana alla City Lights per il lancio del suo più recente libro, “Writing Across the Landscape. Travel Journals” 1960-2010, curato dalla sua biografa italiana, la scrittrice e traduttrice, Giada Diano in collaborazione con Matthew Gleason. Il libro sarà pubblicato anche in Italia nell’autunno del 2016 da Il Saggiatore con traduzione e cura della stessa Diano.  
Ferlinghetti ci spiega così la creazione del verbo Fluxare (omonimo quadro, da cui il titolo della mostra), che lui ha derivato dal movimento Fluxus italiano per significare: “ fare l’amore senza sesso, impegnarsi in una relazione amorosa senza la necessità della copula finale”. E si diverte anche a declinarlo al presente indicativo con grande umorismo. Il suo sogno: che il verbo Fluxare, anche attraverso il battesimo che questa mostra americana ne fa a San Francisco, possa fluire nell’uso comune, e da qui, magari, risalire il corso naturale per entrare nei dizionari e nelle enciclopedie, veri Atlanti e custodi della consapevolezza della parola umana. Poeti e scrittori — si sa — in ultima analisi questa missione hanno: poterci regalare parole in eredità per l’avvenire. Non a caso di recente in Italia ha fatto notizia l’ufficializzazione del verbo siciliano “babbiare” (scherzare), che proprio grazie allo scrittore, Andrea Camilleri, e al suo famosissimo personaggio del Commissario Montalbano, lo Zanichelli 2016 annovererà fra i nuovi lemmi della lingua italiana.
Nell’intervista, Ferlinghetti ci parla anche di un suo recente viaggio estivo a Parigi, alla leggendaria libreria Shakespeare & Co. dell’amico, George Whitman. Libreria guidata oggi dalla figlia Sylvia, che prese il nome dall’originaria proprietaria, Silvia Beach. “Ha cambiato location rispetto a quella originaria — commenta, babbiando, Ferlinghetti —, “per il resto è solo più pulita di quando la gestiva George!”  
Il grande attivista e faro dell’Ultima Frontiera — che tre anni fa, per sostenere la voce dei dissidenti in Ungheria, ha rifiutato di ritirare un premio di 75mila dollari (utilissimi per sopravvivere a San Francisco!), offertogli dal paese dell’Est Europa, che di questi giorni si permette persino di numerare sulla pelle i migranti, che sfuggono alla guerra nel tentativo di raggiungere l’Europa — chiude l’intervista con un invito giocoso agli italiani a venire a San Francisco per parlare il “nord-biccese”, per l’appunto nell’antico quartiere italiano di San Francisco, North Beach. 
(Da lastampa.it, 2015/10/26).

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