L’atollo pagato dagli sceicchi davanti a Riccione

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L’atollo pagato dagli sceicchi davanti a Riccione.
Il piano del Comune: hotel e negozi per 3.000 persone Il progetto sarà presentato a febbraio. Spesa prevista, un miliardo.

RICCIONE (Rimini) – L’ultima (e unica) volta che ci provarono finì con un’esplosione che scosse l’intera costa del divertimentificio, da Rimini a Cesenatico.
Si chiamava Isola delle Rose (dal nome del suo creatore, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa), piattaforma di 400 metri quadrati piazzata nel mare Adriatico, a 11 chilometri e rotti dalle coste, fuori dalle acque territoriali italiane, ma dentro, saldamente ancorata, a quella stagione di contestazioni e utopie che fu il Sessantotto. Doveva essere una micro-nazione, con tanto di moneta, governo e lingua ufficiale: visse 55 giorni, finché Digos e guardia di Finanza, bracci armati di uno Stato che si sentiva schiaffeggiato, non ne presero possesso, facendola saltare in aria nel febbraio del ’69 con 1000 chili di esplosivo.
L’ATOLLO – Ora ci riprovano, leggermente più a sud, davanti a Riccione. Non un’isola: addirittura un atollo. Non una micro-nazione, né un’avanguardia di chissà quale progetto secessionista, ma qualcosa di ambizioso in termini di progettazione e spirito d’impresa. Far sorgere dal nulla, in mezzo all’Adriatico, a 3 miglia in linea d’aria da viale Ceccarini, un atollo di 1 chilometro di diametro in grado di ospitare un porto (con terminal per le navi da crociera in viaggio tra Venezia, Grecia e Croazia) e poi hotel, residence, centri di ricerca in tema di green economy, parchi, negozi: il tutto, per una popolazione di circa 3 mila persone e con possibilità di balneazione assolutamente inedite, dato che la profondità del mare, a quella distanza dalla costa, è di 12 metri.

L’IDEA – Meglio sorvolare sui pensieri che devono avere attraversato le menti dei funzionari ministeriali romani quando Luca Emanueli, che dirige un centro di ricerca sui sistemi costieri presso il dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, e Cristian Amatori, capo di gabinetto del sindaco di Riccione, il pd Massimo Pironi, misero per la prima volta sul tavolo l’idea. «Superato il primo attimo di sconcerto e viste le carte – racconta Amatori -, l’approccio è stato, non solo collaborativo, ma entusiastico». Da allora, con l’avvento del governo Monti, l’idea ha cominciato a marciare. Quattro sono i ministeri interessati: Infrastrutture, Ambiente, Sviluppo e Beni culturali (con l’aggiunta di quello per la Coesione sociale per eventuali contributi comunitari).

IL PROGETTO – Il progetto, come racconta il Carlino Rimini , non è ancora stato presentato. Lo sarà in febbraio con un convegno all’università di Ferrara. Ma è già in corso l’istruttoria per attivare la procedura di Valutazione di impatto ambientale. Il costo è di un miliardo di euro. Cifra pazzesca, di questi tempi. Da reperire sotto l’ombrello del project financing: «Abbiamo già ricevuto l’interessamento – afferma il sindaco Pironi – di imprenditori sauditi e di alcuni fondi d’investimento inglesi e olandesi».

MODELLO DUBAI? – Chi pensasse al modello Dubai è fuori strada. «Non sarà un’oasi ad esclusivo beneficio di vip – prosegue Amatori -. L’intento è integrare e ampliare l’offerta turistica di Riccione senza togliere nulla al patrimonio esistente sulla costa, che ha ormai raggiunto la saturazione». Di fatto, un’estensione del territorio: «Trattandosi di un progetto senza precedenti – dice Emanueli, che lavora con specialisti di varie discipline -, si sono dovute esplorare nuove strade sotto il profilo urbanistico e legislativo. Fondamentali inoltre gli studi sull’andamento del moto ondoso e dei fondali».
Per ora non c’è traccia di comitati anti-atollo. «Ma forse perché il progetto non è ancora ufficiale», ride Amatori. In compenso gli amanti della sabbia si mettano il cuore in pace: «Le spiagge non sono previste: il mare ne farebbe un sol boccone…».

Francesco Alberti
30 novembre 2012 – Corriere della Sera




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