L’America vale un dollare in più dell’Europa

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L’AMERICA VALE UN DOLLARO IN PIU’ DELL’EUROPA

Le banconote del dollaro hanno tutte la stessa dimensione, lo stesso colore e la stesa scritta “in God we trust”, crediamo in Dio.
I tagli si distinguono dallo statista impresso,: George Washington per la banconota da un dollaro, Thomas Jefferson per quella da due, Abraham Lincoln per quella da cinque, e così via. Quella scritta, in God we trust, sembra oggi lasciare tutti a bocca aperta, come se non fosse li da sempre o come se avesse meritato l’oblio, un marchio vuoto su un mondo scomparso.
George W. Bush, con i suoi sessanta milioni di elettori, con i richiami a Cristo, con l’appello sistematico a Dio perché benedica l’America, fa soprattutto venire in mente il dollaro. (…)
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(…) L’America è tutta su un biglietto verde, Dio e la patria, la chiesa e il presidente, la fede e la bandiera. E i soldi: intesi come metro per misurare il valore delle persone, intesi come strumento di emancipazione e libertà, come frutto dell’impresa e del governo. Se sei bravo ti pago, se ti pago sei più libero, se sei più libero puoi aiutare il paese a crescere. C’è qualcosa di più scandaloso di tutto questo in gran parte di tutta Europa?
Dopo la vittoria di Bush, molti leader del nostro Continente hanno sostenuto la necessità di riallacciare rapporti fitti con Casa Bianca. Sono i leader che dopo l’invasione dell’Iraq hanno preso le distanze più nette da Bush, accusandolo soprattutto di aver isolato gli Stati Uniti dal mondo civile. Quasi rassegnati, oggi dicono: dobbiamo ritrovare unità e comunione d’intenti. Chi era isolato? Bush? O forse erano isolate la Germania e la Francia?, la sinistra italiana e quella spagnola? Ora si vuole riprendere il filo di un dialogo interrotto. E intanto i nostri reporter hanno preso a girare l’America alla ricerca del nuovo elettorato di Bush, per guardarlo in faccia e sentire che dice questa strana bestemmia sconosciuta a Manhattan, a Washington, a Boston. I nostri reporter trasecolano, fanno sgocciolare fra una riga e l’altra stille di disprezzo e repulsione. Risolvono il problema descrivendo vaccai incolti, vagamente rincoglioniti, più superstiziosi che credenti. Non si va molto al di là del titolo del Daily Mirror: “Com’è possibile che sessanta milioni di americani siano tanto idioti?”. La Repubblica conia le tre G, “God, guns and George”Dio, pistole e George. Fine. Tutto fotografato. Sono sessanta milioni di poveracci guidati dal Grande Poveraccio. Non c’è nemmeno il tentativo di mettersi in discussione, di ipotizzare di non averci capito un’acca, di rendersi conto che c’è un popolo che la sera non va a Buroadway e non per questo ha idfee trascurabili, necessità meschine, sogni più vili.
Come riavvicinarsi all’America se l’America vincente suscita tanto orrore? Se la si rimette nell’angolo appiccicandole la targa di “fondamentalista cristiana”, come fosse il controcampo del fondamentalismo islamico?Come riavvicinarsi all’America se il presidente Bush sarebbe giudicato inadatto alla Commissione europea per quello che dice su Dio, sulla famiglia, sull’aborto, sui rapporti sessuali? Samuel Huntington, studioso di geopolitica, tempo fa ha ricordato sul Wall Street Journal un sondaggio da cui risultava che il 92 per cento degli americani crede in Dio. In realtà non è cambiato nulla. L’America di Bush c’era prima di Bush ma non aveva motivo di mettersi in piazza con tanto ardore. Soltanto che i popoli forti, quando si sentono minacciati, si stringono attorno ai valori su cui fondono la società, ne fanno un recinto, ci si rifugiano dentro e sparano, se devono sparare. In America, quei valori sono stampati sul dollaro da sempre: Dio e la Casa Bianca. La nostra Europa, che si spaccia per federazione ma non ha un presidente ne una bandiera – non un presidente vero ne una vera bandiera – pretende di essere senza Dio, non vuole che compaia nella sua Costituzione, non vuole che ne parli un candidato commissario, leva i crocifissi dalle pareti su cui erano appesi nei secoli dei secoli.
Non è vero che Dio è scomparso dall’Europa, è soltanto scomparso dalle molte Manhattan laical – chic che da questo lato dell’Atlantico sono le classi dirigenti. L’Europa, a differenza dell’America, non ha colto il passaggio, non sente la minaccia, si raccoglie attorno ad Arafat morente e ne fa un campione della democrazia, lui, che davanti alla spettralità di Bin Laden è l’incarnazione più visibile della guerra jihadista. Finchè l’Europa passerà sopra con tanta disinvoltura alla rabbia islamica, comprendere l’America per intraprendere un cammino le sarà impossibile. Le sarà impossibile fino a quando negherà l’esistenza di Dio, intesa come esistenza di una vasta comunità che in Dio crede, a Dio si affida e in nome di Dio vuole difendere la sua identità. Le sarà impossibile fino a quando negherà l’esistenza di redici cristiane, intese come simbolo di quello che siamo, che erano i nostri padri, intese non come simbolo di fede ma simbolo di appartenenza e di regolamentazione civile. Quando un giorno dovesse succedere in Europa quello che martedì è successo in America, molti sberreranno gli occhi esterrefatti. Ma i milioni di persone che pregano Dio, i milioni che non hanno dimenticato le Torri Gemelle e Madrid, i milioni che leggono i libri di Oriana Fallaci, non vivono su Marte. Sono qui e siamo noi.

Mattia Feltri
Libero, 07 11 2004, p. 1

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