l’america non sognal’europa si

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IL MESSAGGERO 3.09.2004.p. 24
L'America non sogna l’Europa si
In un libro, qualche volta, anche i dettagli di copertina dicono parecchio. L'ultima opera di Jeremy Rifkin, Il sogno europeo (Mondadori, 456 pagine, 18,50 euro), ha un sottotitolo già esplicito: Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano. E una dedica altrettanto rivelatrice: alla moglie Carol, l'autore presidente della Foundation ori Economie Trends, docente alla Wharton School of Finance and Commerce vi affianca «la generazione degli studenti Erasmus delle università europee». Perché quei ragazzi che vanno a vivere e studiare in un altro angolo del continente «sono la speranza dell'Europa», spiega Rifkin in questa intervista.
Lei rovescia i dogmi del senso comune contemporaneo. Dichiara subito, bruscamente, che il sogno americano è vecchio, quello europeo nuovo e più adatto al mondo globalizzato e interdipendente in cui ci troviamo a vivere. Che cosa non va nel vostro sogno? «II sogno americano è la colla .che tiene insieme tgtti i pezzi della nostra societa'. Nel mio Paese ogni bambino, mentre cresce, si sente ripetere che se lavora duramente e persegue i suoi obiettivi con una volontà di ferro, può raggiungere il successo individuale, per lo più misurato in denaro e proprietà. Oggi Calvino si troverebbe molto più a suo agio negli Stati Uniti che nella sua Ginevra. Questo approccio impregnato di individualismo solitario e autosufficienza, ma anche di responsabilità individuale, è stato la chiave del trionfo degli Stati Uniti. Oggi, però, ha portato l'America a una situazione di paralisi, a un'impasse. Perché si regge su una concezione ormai invecchiata, quella dello stato-nazione come estensione dell'individuo nel mondo, troppo poco attenta al benessere generale dell'umanità per funzionare». Molti direbbero che un sogno europeo, viceversa, semplicemente non esiste. «E' vero, buona parte degli europei sono inconsapevoli dell'esistenza del loro sogno. Ma è solo un ultimo passo che manca, riconoscerlo come tale. Lo lasci dire a uno che lavora su entrambe le sponde dell'Atlantico, che da dieci anni fa la spola fra i due continenti». In che cosa consiste, questo nostro sogno emergente? «Si può dire che propone il successo come obiettivo di gruppo, di comunità, anziché come traguardo individuale. Mette al proprio centro la qualità della vita collettiva. il muliculturalisnto (talvolta predicato ma non praticato) piuttostoche l'assimilazione del nteltingpot, uno sviluppo che l'ambiente sia in grado di sostenere. Ancora, ricerca pace e armonia fra le nazioni e le aree del mondo attraverso la diplomazia, invece che con l'uso di una forza militare soverchiante. Per questo lo considero più adatto a prosperare in un pianeta caratterizzato da una crescente interdipendenza, da una coscienza globale».Un cinico riderebbe. Un euro-scettico sarebbe colto dai brividi. «Noq voglio mica affermare che gli europei come cittadini, e tanto meno le istituzioni comunitarie, incarnino il sogno. Del resto, quando mai gli americani sono vissuti all'altezza del sogno americano? In Europa trovi ostilità verso gli immigrati e ripetuti episodi di antisemitismo. La burocrazia di Bruxelles sembra vivere in un altro mondo. lontanissima dalla gente. 1 contrasti fra Paesi e sogna, l'Europa sì»
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