L’America di Obama e il problema dell’identità

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Huntington aveva previsto l’America di Obama parlando d’identità

di Massimo De Angelis

L’importanza del pensiero dì Samuel Huntington è stata per lo più sottovalutata nei commenti giornalistici italiani alla sua morte. Forse perché se “Lo scontro di civiltà” del `96 è verosimilmente la sua opera chiave, ampiamente commentata e metabolizzata, “La Nuova America”, del 2004, è fresca, e ci illumina con anticipo, sui dilemmi degli Stati Uniti di Obama. Il filo rosso fra l’una e l’altra opera è la decisività del fattore religioso e culturale: lì nel confronto fra grandi aree del pianeta, qui nei conflitti americani. La parola chiave qui come li è identità…

Le politiche antidiscriminatorie delle minoranze, concepite agli inizi a fini di integrazione, alla metà degli anni Sessanta si sono trasformate in scelte di “discriminazione positiva”, divenendo così devastanti grimaldelli per la decostruzione dì una identità nazionale. La situazione si è aggravata negli ultimi due decenni del secolo scorso perché la globalizzazione, col rapido avvicinamento di ogni angolo del pianeta, ha fatto sì che i polacchi di oggi, a differenza di quelli degli anni Cinquanta, mantengano rapporti stretti con la madrepatria, così come gli indiani o gli iracheni. D’altro canto, la continua crescita della popolazione ispanica fa sì che i latino americani potrebbero presto divenire maggioranza in alcuni stati come California e Florida. E questo in presenza del declino di ogni politica di integrazione, dell’affermazione del bilinguismo e quindi dell’affiorare di una logica di doppia cittadinanza dalle conseguenze dissolutive…

(Da Il Foglio, 1/3/2009).

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