L’altro mondo che entra in Europa

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L’altro mondo che entra in Europa



Questo sabato Primo maggio 2004 è un gran giorno nella storia europea. Nulla, né timori, né rancori, né terroristi o demagoghi dovrebbero impedirci di festeggiarlo come merita. L’allargamento a Est dell’Unione eropea non ci consente solo di demolire le ultime le ultime vestigia del muro di Berlino, che divideva artificialmente l’Europa in Ovest ed Est.E’ un passo
avanti senza precedenti verso un ‘Europa completa e libera. Nella storia europea è la prima volta che tanti paesi dell’Europa centrale e orientale si uniscono ai vicini occidentali a far parte, in qualità di democrazie, della stessa comunità politica, economica e di sicurezza, con pari diritti e doveri. Per secoli sono stati cittadini diseconda classe, parenti poveri, oggetto delle mire altrui. Per secoli hanno sofferto di un complesso d’inferiorità sentendosi esclusi, mentre gli europei dell’Ovest avevano di loro un’immagine caricaturale che li dipingeva come esotici, eccentrici e misteriosi. La Ruritania, Dracula. La Syldavia di Tintin. Lo storico tedesco Leopold von Ranke scrisse una storia che definì dei popoli latini (romanischen) e germanici. Agli slavi non faceva minimo accenno. Loro non erano protagonisti della storia. Un importante politico tedesco mi disse una volta, nel suo inglese della forte inflessione teutonica, che la storia dell’Eropa centrale venne forgiata dall’interazione tra tedeschi ebrei e schivi(slaves) . Mi ci volle un momento per capire che voleva in realtà dire slavi(slavs).


Per non essere mai più schiavi, gli slavisiedono accanto ai nostri leader latini e germanici al tavolo del comando a Brelles, e prima a Dublino. (Oltre, ovviamente, ai non slavi ungheresi, maltasi, estoni e greco ciprioti). Nella sinfona incompiuta viene infine reinserito un terzo grande accordo che celebra l’appartenenza all’Europa. Termini importanti, di ampio respiro. Che cosa significano per la vita di ogni giorno? Innanzitutto che un numero maggiore di europei gode di una libertà mai sperimentata in passato. Quanto iniziali a visitare i paesi dell’Est più di venticinque anni fa, i miei contemporanei lì vivevano in un altro mondo. Non potevano leggere ciò che pensavano in pubblico, pena la perdita del posto al lavoro o all’università. Non potevano viaggiare a loro piacimento. Non poteva leggere ciò che volevano. Le vetrine dei loro negozi somigliano spesso a camere mortuali deserte.
La loro storia era riassunta in barzellette al vetriolo.<­<­Rabbi, si può costriure il socialismo in un paese?. Certo figliolo purché si viva in altro. E’ vero che i russi sono nostri amici e fratelli?
Nostri fratelli, gli amici uno se li sceglie. O quest’altra, ambientata in una Polonia in cui scarseggiavano i generi alimentari: Un uomo va dal macellaio. “Vorrei un maiale”. “Non ne abbiamo”. “Niente”, “Vitello?”. “Zero”. Forse del manzo ?””No”. L uomo va via, avvilito. Il garzone dice al macellaio:Che idiota a fare certe domande !”Si, ma che memoria!.
Ora i figli dei miei amici di allora, a Varsavia Budapest, Praga o Lubiana, godono di prospettive di vita non troppo diverse da quelle dei miei figli. Possono leggere e scrivere ciò che vogliono. Possono viaggiare verso qualsiasi meta, soggetti solo al nostro comune tiranno, il denaro, o piuttosto alla sua penuria. Possono urlare ciò che vogliono sulla pubblica piazza. In questo Primo maggio(may day in inglese), non ci saranno cortei obbligatori, con giovani annoiati che reggono stendardi col ritrattodi Lenin, di Breznevini locali. Alcuni festeggerannoin piazza l’ingresso nell’Ue, perchè gli va di farlo, altri invece parteciperanno ad una manifestazione no global.
Di sicuro è più probabile che si incontano in Gran Bretagna o in Germania siano per ora manovali edili o donne delle pulizie piuttosto che manager o professori. Ma cambierà. Negli anni ’50 venivano in Gran Bretagna alla pari giovani svizzere, tedesche o francesi. Negli anni ’70 erano spagnole o portoghesi . Oggi sono polacche o slovacche, ma tempo dieci anni e saranno forse ucraine o turche. La storia quotidiana dell’ umanità si ricollega a quella più ampia, politica.
Questo allargamento non segna soltanto la fine di un lungo capitolo di storia, ma anche l’inizio di uno nuovo.Non facciamoci l’illusione che si tratti dell’ultimo allargamento per anni a venire. A Romania e Bulgaria è già stato promesso l’ingresso. Il resto dei balcani entrerà a poco a poco, anche se resta da vedere in quale mosaico di Stati. A dicembre decideremo se aprire o meno i negoziati con la Turchia-cosa che dovremmo assolutamente fare, per ragioni che analizzerò più in dettaglio una prossima volta. Una nota stonata in questo allargamento l’hanno data i greco-ciprioti, votando contro la riunificazione dell’isola , mentre i turco-ciprioti si sono espressi afavore.Lo sbalorditivo risultato è che i primi sono stati premiati con l’ingresso nell’Unione, mentre i secondi vengono puniti con l’esclusione. Spero che i leader dell’Unione eropea a Dublino questo sabato riservino al presidente greco-cipriota_ quel quastafeste di Papadoulos-la fredda accoglienza che si merita .
Resta il fatto che da sabato l’Unione eropea non solo sarà più estesa e più varia, ma continuerà a crescere, in estensione e varità . Ho una certa simpatia per quegli eruoscettici che, in Gran Bretagna e altrove, temono l’omogeneizzazione burocratica. Ma la realtà è che, con questo allargamento, la diversità han già vinto. L’interrogativo oggi non è più se le nostre identità individuali nazionali verranno divorate da un superstato europa governata dai burocratici a Brells, ma in che modo evitare che modo evitare che i consigli d’ Europa scadano al livello di sejmiki del XVII secolo, cioè di quelle assemblee parlamentari spesso rissose composte da nobili polacchi raramente sobri del tutto.Ma se riusciremo in questa impresa, l’ Eropa sarà una comunità straordinaria, unica al mondo, di 25-30 democrazie e di 455_600 milioni di cittadini, Che vivono insieme rafforzandosi a vicenda in libertà pace e prosperità.
So bene di chiedere l’impossibile. So che questa riunione sarà in realtà costellata di facce scure, tra i vecchi come tra i nuovi membri dell’Unione. Come chiunque altro posso scrivere un’elegia. I nuovi membri sono in maggioranza poveri, rispetto alla media dell’Unione europea dei quindici e nonostante i loro superiori tassi di crescita continueranno ad essere decisamente più poveri ancora per decenni. Molti sono caratterizzati da sconvolgenti livelli di corruzione nella vita pubblica, sistemi partitici instabili e da un elettorato apatico. I vecchi membri dell’Ue temono l’imigrazione, il caos, e la concorrenza di manodopera specializzata a basso costo o di regimi fiscali più vantaggiosi. Molti europei dell’Ovest, soprattutto nei sei Stati membri originari della Comunità economica eropea, segretamente preferirebbero che questo allargamento non avesse affatto luogo. Nessuno sa in che modo verranno prese le decisioni intorno al gigantesco tavolo per 50 ministri a Bruxells. La Commissione europea attualmente in carica si sta disfacendo come un budino. In tutti i grandi Stati europei la leadership politica nazionale è debole. Ce n’è abbastanza per non lanciare fuochi d’artificio ma una richiesta internazionale di soccorso: Mayday!Mayday! (Detto per inciso, nel caso abbiate dei dubbi, Mayday in questo caso non ha nulla a che fare col Primo maggio, ma deriva da una trascrizione fonetica del francese m’aidez).
Ma lasciamo da parte tutti questi problemi fino alla ripresa della normale attività, lunedì. Dedichiamo il fine settimana a festeggiare un grande cambiamento. Se continueremo a giudicare l’Europa contrapponendola agli Stati Uniti, o ad un qualche sogno utopico di Europa Unita la troveremo sempre tristemente carente. Ma p aragoniamo questa Europa vent’anni fa, nel 1994. Poi infiliamo nel lettore cd le Danze slave di Dvorak stappiamo una vodka.


La Repubblica p.1
29-04-2004
Timothy Garton Ash
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