l’allarme d’eŭropa

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L'UNITA' 01.06.2004 p. 9
Allegata all'Unità, la relazione dell'Europarlamento sulla libertà d'espressione che punta il ~to sui rischi dell'Italia di Berlusconi

Informazione, l'allarme d’Europa
Daniela Amenta
ROMA E' una relazione che pesa quella firmata da Johanna Boogerd-Quaak, eurodeputata liberale olandese e approvata lo scorso 22 aprile al Parlamento europeo. Si intitola «I rischi di violazione nell'Unione Europea e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e d'informazione (articolo 11, paragrafo 2 della Carta dei diritti fondamentali». Il nostro Paese, dunque, è in cima alla lista delle anomalie in campo mediatico. Un «caso» Italia che preoccupa chi informa e chi è informato, e che è il nodo di altre questioni: conflitto di interessi e poteri accentrati nelle mani di un solo soggetto. Da qui l'eccezionalità tricolore con un impero controllato dal presidente del consiglio in carica, padrone di tre canali televisivi e di una fetta gigantesca del mercato editoriale e pubblicitario. I lettori de L'Unità, ieri, hanno trovato insieme al giornale un opuscolo gratuito Libertà d'informazione che racchiude i documenti raccolti e discussi nell'aula di Strasburgo dal gruppo parlamentare del Pse e dalla delegazione dei Ds. I dati conte
nuti nella ricerca e la recente Carta di Gubbio sui diritti/doveri dei media sono stati la base di un confronto presso Stampa Estera. Enrique Baron Crespo, capogruppo Pse, lo dice subito. E a chiare note: «La difesa della libertà e del pluralismo dell'informazione non è una semplice battaglia di partito, ma costituzionale. Ed è per questo che la Commissione Europea, che finora non è stata troppo attiva, deve avanzare una proposta seria, che considereremo decisiva per appoggiare il prossimo presidente». Un aspetto che rimarca Pasqualina Napoletano, capogruppo della Quercia a Strasburgo: «Siamo decisi a continuare e ad appoggiare tutte le lotte a sostegno del pluralismo. L'articolo 11 della nuova costituzione europea prescrive la libertà di informazione. Quando sarà adottata e ratificata darà ancora maggiore forza al nostro impegno». Caso Italia, si diceva. Il nostro Paese non è solo, nella deriva anti-informazione, ma è quello che «vanta» il tasso di concentrazione del mercato più elevato in Europa, mentre il conflitto d'interessi di Berlusconi è ancora irrisolto, come irrisolte sono «le ripetute e documentate ingerenze governative» nell'organigramma e nella programmazione della Rai. «Nella nostra battaglia di denuncia dei rischi per l'informazione osserva il condirettore de L'Unità, Antonio Padellaro abbiamo avuto spesso momenti di solitudine: in quei momenti, il Parlamento europeo è stato per noi un importante punto di riferimento. Ma ci siamo sentiti un po' soli anche nel rilievo dato all'allarme lanciato dalla risoluzione di Strasburgo». Fulvio Fammoni dell Slc-Cgil e Roberto Natale dell'Usigrai annunciano che la risoluzione del Parlamento Ue sarà la linea guida per le prossime iniziative del Comitato per la libertà e i diritti dell'informazione, che ha organizzato l'incontro, contro la legge Gasparri. A proposito della riforma Gasparri, l'ex presidente Rai Roberto Zaccaria, insiste sulla incostituzionalità della legge e indica il ricorso a tre strade' per disapplicarla: la Corte costituzionale, la Corte europea dei diritti di Strasburgo e le direttive europee.

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