L’aereo cade, a bordo si litiga per le noccioline da Il Riformista

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L'aereo cade, a bordo si litiga per le noccioline.
Il Riformista 23-05-2005
DEPRESSIONE 1. PERCHÉ QUESTA POLITICA NON HA CURE PER IL MALATO D'EUROPA


Un civil servant, tra i migliori di cui il nostro paese dispone ci ha detto qualche giorno fa: «Il fatto è che sto perdendo fiducia nell'Italia». Un nostro amico, Guido Bolaffi, dice che la cosa che più lo fa disperare è constatare che tutti da noi considerano normali le cose che accadono da noi, perché questo è il sigillo dell'immutabilità. Ogni tanto qualche lettore scrive ai giornali per protestare contro l'uso eccessivo di termini inglesi Ma se gli italiani conoscessero l'inglese leggerebbero l'Economist, e non si limiterebbero a guardarne di tanto in tanto le copertine. Se leggessero l'Economist, forse non considererebbero tanto normale ciò che accade da noi.
Se gli italiani – o almeno la nostra élite – aves-sero letto lEconomist negli ultimi due anni, non si sarebbero sorpresi nello scoprire che siamo in recessione e non avrebbero creduto alla favoletta che stavamo male come la Germania e la Francia, mal comune mezzo gaudio. Avrebbero saputo che la Francia si riprendeva e che la Germania ci mangiava quote di mercato nell'export. Avrebbero saputo che dal 2000 il costo del lavoro per unità in Italia è cresciuto del 40% rispetto alla Germania, mentre noi ci occupavamo di Cirami, Ciriello, Ulivo e cicoria. Se avessero letto l'Economist, avrebbero scoperto che gli analisti di Abn Amro, la famigerata banca che sta attentando all'italia-nità, calcolano che per tornare competitive le nostre vecchie sfiatate, fuori mercato imprese manifatturiere dovrebbero tagliare 500mila posti, circa il 10% della forza lavoro.
Si discute se quella in cui siamo sia una reces-sione o una stagnazione. Chiamiamola depressione, così anche l'elemento psicologico assume il suo giusto peso. Secondo l'Economist (non la copertina, gli articoli dentro) in Italia ci vogliono 3796 dollari e 13 giorni per aprire un'azienda, contro i 306 dollari e otto giorni della Francia, certo non un paradiso del freemarket i costi di un conto corrente per il risparmiatore italiano sono i più alti d'Europa; in rapporto alla popolazione abbiamo meno ricercatori del Portogallo e metà dei laureati tra i 25 e i 34 anni che ha la Grecia. Sempre secondo quel settimanale scritto difficile e in inglese i problemi dell'Italia sono che «è ancora protezionista, social-mente conservatrice, ostile alla meritocrazia, infestata dal clientelismo, tollerante con la corruzione preda del crimine organizzato e stritolata da cartelli informali e invisibili».
Parliamo pure di politica, noi ne andiamo pazzi, e dedichiamo colonne di piombo alla mossa di Rutelli e alla contromossa di Fassino, ai segreti pen-sieri di Casini e alle evoluzioni di Follini. Siamo affamati di novità, e ogni leader politico che sembra poterne rappresentare una accende in noi incom-primibili curiosità. Ma questi homines novi non di-venteranno mai i leader che aspirano a diventare se non prendono di petto il paese se non gli dicono che così si muore Il civil servant di cui sopra ama metterla così: «Siamo come un aereo che sta precipitando mentre i passeggeri litigano perché la hostess non porta le noccioline».
I progetti politici nascono nel fuoco della battaglia, di idee e di potere In Italia non ce n'è traccia.
Dell'elenco dei mali di cui sopra, Berlusconi ne ha aggravato qualcuno, e il centrosinistra che si candida a sostituirlo non ne ha affrontato uno: certo non è più meritocratico, o più liberalizzatore, o meno socialmente conservatore, o più pronto a sfasciare i cartelli di quanto lo sia il centrodestra Forse sarà meno tollerante della corruzione se ci va bene.
La ragione per cui l'Economist dispera che il titolo di malato d'Europa possa essere presto passato a un altro paese e tolto dalle spalle del nostro, è proprio questa: c'è un'oligarchia che regge tutto, in cui si entra per cooptazione, dove cane non morde cane, e se lo morde lo fa con gli stessi metodi subdoli con cui il cane oggi morso aveva morso prima. C'è un potere politico che ha paura di affrontarla e di combatterla, perché non può fare a meno del favore delle banche, degli industriali, dei regolatori si fa perdire, delle corporazioni, tassisti insegnanti o notai che siano. Impotenti contro intoccabili.
Finché non ci sarà un politico che si presenta dicendo che vuole un avvicendamento alla Banca d'Italia, che la Confindustria deve occuparsi di industria invece che del prossimo presidente della Rai che il pubblico impiego è più impiego che pubblico, che costruttori di palazzi e produttori di scarpe per lui pari sono, purché le regole del mercato funzionino; finché non ci sarà un politico così, allora anche le battaglie tra e dentro i poli rimarranno esercizi fisici minori, riscaldamenti di muscoli che non si posseggono, sterili scaramucce. E nel frattempo il sistema politico collasserà come quello economico, diventando una giungla di satrapie e di cacicchi, un fiorire di Lombardo, un bellum omnium contra omnes di stampo tribale, ancor più debole e costituzionalmente incapace di fare financo il solletico al «sick man of Europe».

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