L’inglesorum del ministro -Corsera 6 ottobre

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L’inglesorum del ministro

«Parla in francese al cane!», inorridiva Camilla Cederna per infilzare chi voleva darsi un certo tono. Fosse viva, avrebbe di che divertirsi. Nella scia di una lunga serie di sdottoreggiamenti anglofili, il ministro del Tesoro Domenico Siniscalco ha ieri individuato un metodo geniale per spazzare via con cristallina trasparenza tutti i dubbi e gli interrogativi e le perplessità sui nuovi pedaggi previsti nella Finanziaria per 1.500 chilometri di strade oggi gratuite. E volto alla plebe l’ha rassicurata così: «Si tratta di shadow toll ». Pedaggi-ombra.

Sono anni che si parla di questi nuovi pedaggi. Il primo a farlo fu Pietro Lunardi subito dopo essere stato fatto ministro, promettendo che la nuova Salerno-Reggio Calabria (magia!) sarebbe stata pronta «entro il 2004-2005: ho già chiesto che si paghi il pedaggio». E da allora non si contano le dichiarazioni e i commenti, senza che mai una volta il governo avesse sentito la necessità di correggere la definizione della parola. La quale nello Zanichelli risulta: «Tassa corrisposta per il transito di veicoli in determinati luoghi». Di più: «gabella, dazio». Storicamente: «diritto di mettere piede». Del resto, così sta scritto nella relazione tecnica della Finanziaria: «Per stimare l’introito derivante dalla vendita delle strade si assume una concessione quarantennale analoga a quella del gruppo Autostrade con un ricavo medio da pedaggio per km pari a circa 0,68…».

Tutto chiaro? Sembrava. Al punto che il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, dato che nessuno gli aveva fatto uno squillo fornendogli l’interpretazione governativa della parola, si era lanciato ieri mattina in una appassionata arringa in difesa di quello che pensava fosse il provvedimento. E dopo aver assicurato che avrebbe proposto di studiare «l’abbonamento per chi usa più spesso le strade statali e quindi le usa per motivi di lavoro e trasporto merci» in modo che «così come esiste l’abbonamento ferroviario che comporta anche un costo minore per chi lo acquista, si possa studiare l’abbonamento per le strade statali», si era avventurato in una generosa arrampicata sugli specchi: «Bisogna capire i pro e i contro della decisione» e cioè che «non tutti usano le strade statali, oppure non con la stessa frequenza. Se non si paga il pedaggio, qualcuno paga, e cioè tutti quelli che le usano e quelli che non le usano». E via blablablando.

Ad immolarsi sullo stesso altare, però, la Lega non ci pensava proprio. E dopo aver sparato con Ugo Barolo un primo botto antimeridionalista («Se l’intenzione del governo è di pedaggiare le autostrade del Sud attualmente gratuite non possiamo che compiacercene»), aveva aggiustato il tiro con Alessandro Cè: «Se fosse a carico degli automobilisti sarebbe un’ipotesi sciagurata. Se si vuole una sollevazione popolare…». E così, mentre scoppiava la polemica a sinistra e tra i consumatori (che denunciavano apocalittici «il ritorno alle taglie medievali») con immediato contagio ai centristi e ai nazional alleati, il Tesoro si è precipitato a precisare: è tutto un errore! Anzi: un mistake , direbbe Siniscalco. E giù spiegazioni complicatissime, di cui parliamo a parte, riassunte come dicevamo: non si tratta di un vero pedaggio ma di uno shadow toll . Al che lo stesso Giancarlo Giorgetti borbottava: «Voi avete capito? Io no».

Classico. Ricordate don Abbondio che spiega a Renzo i motivi per cui non lo può maritare? «Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen…» «Si piglia gioco di me? Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?», lo interrompe il promesso sposo. E lui: «Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa». Morto il «latinorum», tocca all’«inglesorum».

Sono anni che l’andazzo è questo. E a mano a mano che i francesi tentavano un disperato arroccamento in difesa della loro lingua, noi abbiamo ceduto di schianto. Compiacendoci anzi della nostra provinciale rincorsa a ogni parola inglese che c’era nei dintorni. Federalismo? No: devolution . Stato sociale? No: welfare .

I rapporti sulla sanità? No: report card . E via così, fino al trionfo del linguaggio televisivo del «Grande Fratello» celebrato da Silvio Berlusconi che, dopo aver lanciato l’ Usa Day e il Tax Day e lo Sport Day e l’ Election Day , arrivò ad annunciare un possibile rimpasto col linguaggio di Taricone: «Non escludo qualche new entry ».

Del resto, l’ha teorizzato più volte: «Io sono allergico a tutte le parole della vecchia politica». Perché parlare andreottianamente di «verifica»? Meglio «tagliando del motore». Perché «manovra»? Meglio «taglio di spese dello Stato senza incidere su scuola, sicurezza, salute e servizi sociali». Cirino Pomicino ci ha sempre riso su: «Berlusconi fa ’o gallo sull’immondizia». Lui ha tirato diritto. Tanto da suggerire a Letizia Moratti un simpatico metodo educativo: «Nelle mense scolastiche i bambini devono chiedere quello che vogliono in inglese sennò non mangiano…».

Giulio «Genius» Tremonti non ha perso occasione per dargli ragione. Tanto che un giorno, racconta Bobo Maroni, usciti i sindacati per passar la staffetta agli imprenditori, sbottò: «Finalmente posso parlare in inglese». E via con panel e tax shield e close to balance , che indicando l’avvicinamento al pareggio stemperava la gravità del buco mettendosi nella prospettiva dei beati che tendono alla santità con pia rassegnazione a non raggiungerla mai.

Come poteva, dopo tale maestro, sottrarsi al percorso il suo discepolo e successore? Ed ecco Siniscalco, bacchettato perfino da Luca di Montezemolo con la battuta su the collegate , marcare altre new entry : spending review e golden rule e infine shadow toll .

Insistano. Magari copiando il poeta Pasquale Panella e i suoi deliziosi deliri esterofili: «Fui maître à penser / prêtàporter, entravo / in coupé in ogni / foyer, il mio water / fu un atelier, ogni/ pamphlet un défilé / d’emblée, soirée e matinée / ero fumé, tsetse, checché, coccodè, bignè / per autodafé diventai consommé».

di GIAN ANTONIO STELLA[addsig]




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