L’Abruzzo multietnico.

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L’Abruzzo multietnico parla le lingue dell’Est

Piero Giampietro

I più numerosi sono albanesi e rumeni. I cinesi superano la media nazionale

PESCARA.
Parla sempre più le lingue dei Balcani, dell’Europa orientale e della Cina il melting pot abruzzese, mentre scende sotto la media nazionale la presenza di migranti in arrivo dai Paesi arabi e dal resto dell’Africa. E’ l’Istat, nella sua indagine sulla popolazione straniera residente in Italia, a scattare l’istantanea dell’Abruzzo multietnico.
E a rilevare che le grandi migrazioni del terzo millennio incrociano questa regione lungo l’asse est-ovest e meno su quello sud-nord. Le cifre dell’Istat evidenziano infatti che dei 43 mila 849 migranti regolarmente residenti in Abruzzo, il 23,1 per cento, arriva dall’Albania, che si conferma la comunità numericamente più rilevante. In termini percentuali, l’incidenza di questa comunità sul totale degli immigrati è di dieci punti superiore alla media nazionale, così come supera la media italiana anche la presenza delle altre comunità europee e asiatiche. Se i cittadini romeni, seconda comunità più numerosa, sono l’11,6 per cento del totale, appena mezzo punto oltre la media, i migranti con passaporto cinese arrivano oggi a rappresentare il 6,3 per cento (nel resto d’Italia sono il 4,8 per cento), così come gli ucraini e i serbo-montenegrini, che rispettivamente contano per il 5,8 e per il 3,5 per cento degli immigrati, in entrambi i casi oltre la media nazionale. Cresce insomma la presenza di quelle comunità che hanno trovato una dimensione lavorativa pressoché esclusiva in Abruzzo: l’edilizia, in cui sono «specializzati» albanesi e romeni, e i servizi alla persona, prerogativa ormai pressoché esclusiva delle badanti provenienti dall’est europeo.
Ma dal dato emerge anche un fattore religioso da non sottovalutare, visto che fra le comunità più numerose i credi dominanti sono il cristianesimo, seppur di rito ortodosso, e le fedi taoiste e buddiste.
L’Islam, numericamente parlando, è insomma minoritario fra i migranti: lo praticano i marocchini, terza comunità in termini assoluti ma decisamente al di sotto della media nazionale (7,9 per cento contro il 12), come i senegalesi e i tunisini, che assieme non arrivano al 3 per cento (nel resto d’Italia superano il 5).
Ma se questa è la situazione oggi, domani i numeri potrebbero cambiare. Nel 2004 su cento nati stranieri, quasi 33 sono albanesi, quasi il doppio della media nazionale, e 12,2 sono cinesi contro un dato sintetico nazionale dell’8 per cento.

Il Centro.

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