L’abisso della mezza moneta

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L’abisso della mezza moneta

La difficilissima situazione economica in cui si è trovato il mondo ricco nel 2011 è dovuta in gran parte alle politiche adottate (o trascurate) dai leader mondiali. L`unanimità degli inizi è scomparsa; ora impazzano faide burocratiche e visioni errate. In più, le linee di faglia politiche coincidono spesso con le frontiere nazionali: il portabandiera del rigorismo è la Germania, mentre i Paesi anglosassoni restano inclini a politiche keynesiane.
I dubbi sulla sostenibilità dei debiti sovrani degli Stati europei coinvolgono l`euro al punto che ci si chiede apertamente se la moneta unica sopravviverà. Ma l`euro è una moneta incompleta fin dal principio. Il trattato di Maastricht istituì un`unione monetaria senza un`unione politica, una B anca centrale comune senza un Tesoro comune. L`euro fu costruito sul presupposto che i mercati siano in grado di correggere da soli i propri eccessi, e che gli squilibri nascano dal settore pubblico. Invece alcuni degli squilibripiù importanti sono nati nel settore privato, e l`introduzione dell`euro ne è indirettamente responsabile.
In particolare, i titoli di Stato di tutti i Paesi dell`Eurozona erano giudicati sicuri: le riserve di liquidità che le banche dovevano conservare a fronte dei titoli di Stato dei Paesi membri in loro possesso erano limitatissime, e la Banca centrale europea (Bce) accettava questi titoli alla pari, attraverso il suo sportello di sconto. I Paesi membri potevano ottenere soldi in prestito quasi allo stesso tasso di interesse della Germania, e le banche erano ben felici di guadagnare qualche soldarello in più imbottendosi di buoni del Tesoro emessi dalle economie più deboli dell`Eurozona. Invece della convergenza prescritta dal trattato di Maastricht, la radicale riduzione dei differenziali fra i tassi d`interesse ha generato divergenze nell`andamento dell`economia. Paesi come Spagna, Grecia e Irlanda hanno visto esplodere bolle immobiliari, aumentare la crescita, e hanno sviluppato disavanzi commerciali con il resto di Eurolandia, mentre la Germania, zavorrata dai costi della riunificazione, teneva a freno il costo del lavoro, diventava più competitiva e sviluppava un`eccedenza commerciale cronica.
La convergenza dei tassi di interesse è andata in pezzi quando la Grecia rivelò il vero deficit accumulato. Le autorità europee furono lente a reagire. La Germania, traumatizzata dall`iperinflazione degli anni `20 e dalle sue terrificanti conseguenze politiche, era contraria a ogni salvataggio. La crisi si è incancrenita e i costi del salvataggio sono cresciuti. Il fatto di non poter stampare moneta ha relegato i membri dell`Eurozona allo status di Paesi scarsamente sviluppati, costretti a indebitarsi in valuta estera. I premi di rischio sono cresciuti. Le autorità, non vedendo soluzioni, hanno menato il can per l`aia. Le misure della Bce sono servite ad alleviare i problemi di liquidità delle banche, ma nulla è stato fatto per ridurre gli spread troppo alti. Un default greco potrebbe provocare un collasso del sistema finanziario globale. Il vertice di Bruxelles ha sventato un simile scenario per il 2012, ma ha gettato i semi di conflitti futuri, con l`ipotesi di un`Europa «a due velocità» e una falsa dottrina economica, che impone austeritàe minaccia di precipitare l`Eurozona in una deflazione da indebitamento da cui sarebbe tutt`altro che facile uscire.

di George Soros,finanziere internazionale
Traduzione di Fabio Galimberti
la Repubblica, pag. 35
29/12/2011




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