La videoconferenza e il caos immigrati

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Corriere della Sera, pag. 2:

Massimo Franco

La videoconferenza e il caos immigrati
L`Italia resta da sola

La riunione straordinaria del Consiglio dei ministri di domani è la fotografia fedele di un governo investito dall`emergenza dell`immigrazione; e costretto a prevedere misure che sperava di non dover prendere.
Si può anche criticare il Viminale di imprevidenza, come fa l`opposizione, di fronte alle ondate di clandestini che si riversano sull`isola di Lampedusa. Ma la solitudine dell`Italia rispetto al resto dell`Europa è palpabile. L`ultima conferma è arrivata ieri sera con la videoconferenza dei leader di Germania, Francia e Gran Bretagna insieme col presidente Usa, Barack Obama: l`ufficializzazione della marginalità italiana sulla questione libica, e la smentita bruciante di un asse italotedesco.
Al governo di Roma rimane soltanto il costo crescente della missione: gli sbarchi a ripetizione,e le tensioni sociali. Il tema diventa quello di evitare proteste clamorose della popolazione di Lampedusa, già in incubazione; distribuire il carico degli immigrati nelle regioni; e rimandare dall`altra parte del Mediterraneo le barche cariche di disperati: se non altro per ricevere l`attenzione dell`Europa. Il governo italiano sta maturando la convinzione che oltre confine l`emergenza lasci indifferenti.
In più, cresce la consapevolezza che svuotare una Lampedusa al collasso e attuare la politica dei respingimenti non basterà. II Consiglio dei ministri di domani cercherà di valutarese e come funzioni l`accordo con la Tunisia per limitare le partenze dal Nord Africa; e accelererà lo smistamento dei clandestini oggi a Lampedusa. Si parla di tredici possibili soluzioni. Il Viminale spera di creare nuovi centri in Campania, Liguria, Veneto, Toscana: operazione osteggiata dagli enti locali che temono scelte definitive, con il voto amministrativo alle porte.
È miope e perfino pericoloso ricorrere a quelle che il presidente della Repubblica ha definito ieri all`Onu «soluzioni sbrigative». Giorgio Napolitano ha difeso l`intervento contro Gheddafi e ricordato che l`Italia per anni ha «esportato» e non accolto immigrati. Ma appare impossibile risolvere il problema senza un coordinamento europeo; e senza un piano di aiuti ai Paesi del Maghreb, che scoraggi l`esodo. «E’ un`illusione piantonare le coste di un continente intero», ha spiegato ieri il capo dei vescovi, cardinale Angelo Bagnasco. «Oltre che dell`apporto generoso delle regioni d`Italia, c`è bisogno dell`Ue».
In realtà, lo scontro fra il ministro dell`Interno, Roberto Maroni e il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, dice che la generosità regionale è in bilico. L`ipotesi di «tendopoli in Val Padana» si aggiunge allo scontento del governatore della Puglia, Nichi Vendola, per quella creata a Manduria. L`esigenza di distinguere fra profughi da tenere e clandestini da rimpatriare è facile solo sulla carta. E l`emergenza di Lampedusa viene bollata dalle opposizioni come «uno spot elettorale della Lega». Eppure, Maroni e il leader lumbard Umberto Bossi, ieri sera a Milano a parlare di immigrati, confermavano solo la sensazione della drammatica impotenza italiana.




6 Commenti

Redazione Forum
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Corriere della Sera, pag. 8/9:<br />
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<strong>Videoconferenza a quattro </strong><br />
L`Italia fuori dalla porta <br />
<br />
E Roma lavora con gli Usa all`esilio del leader libico <br />
<br />
DAL NOSTRO INVIATO <br />
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LONDRA - Più che come un vertice si configura come un`assemblea, ma è già chiaro che a dare le carte saranno alcuni Paesi mentre altri cercheranno di ritagliarsi in vari modi un ruolo, alcuni appoggiando, gli altri frenando. Per discutere del presente e del futuro della Libia, adesso in bilico tra rivolta e repressione, si riuniscono oggi a Londra oltre 40 tra ministri degli Esteri e rappresentanti di Stati e organizzazioni internazionali. Alla vigilia di questa conferenza tra le mura ottocentesche della Lancaster House, ieri tramite un collegamento in audio e video si sono consultati sul da farsi il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che sarà rappresentato da Hillary Clinton, il premier britannico David Cameron che farà da padrone di casa, il presidente francese Nicolas Sarkozy che è stato il primo a far bombardare le forze di Muammar el Gheddafi pronte a schiacciare gli insorti libici e la cancelliera tedesca Angela Merlcel. L`ultimo nome non va trascurato. Era stata Merkel, poi bastonata dalle elezioni nel Baden-Wiirttemberg, a decidere l`astensione della Germania nel Consiglio di sicurezza dell`Onu, il 17 marzo, sulla risoluzione 1973 dalla quale è partita la risposta militare internazionale al Colonnello. Prima della videoconferenza a quattro, Italia esclusa, ieri la parte pubblica del gioco diplomatico sulla Libia è stato dominato da due passi. Una dichiarazione comune di Cameron e Sarkozy imperniata su questa frase: «Gheddafi deve andarsene immediatamente. Esortiamo tutti i suoi seguaci a mollarlo prima che sia troppo tardi». Sul fronte opposto, all`interno della Nato, una mossa del primo ministro Recep Tayyip Erdogan che ha posto la Turchia alla testa dei promotori di una fine dei combattimenti: «C`è una guerra civile in Libia e dobbiamo farla finire (...). Gheddafi vuole un cessate il fuoco, questo è venuto fuori mentre parlavo con il primo ministro». La Germania si trova tra questi due protagonismi, l`anglo-francese e il turco. Il premier al quale si riferiva Erdogan in un`intervista al quotidiano britannico Guardian è il capo del governo libico. Determinato, ruvido, leader di un Paese sempre più protagonista in Medio Oriente, Erdogan ha giudicato «un nonsenso» l`intervento della Nato sulla Libia, ma ha anche corredato la sua offerta di mediazione con l`annuncio che la Turchia gestirà l`aeroporto di Bengasi, capitale dell`insurrezione contro il Colonnello. A Gheddafi dal governo italiano viene suggerita la strada dell`esilio. «Deve comprendere che da parte sua sarebbe un gesto di coraggio dire: "Ho capito, me ne devo andare"», ha affermato, meno ultimativo di Cameron e Sarkozy, il ministro degli Esteri Franco Frattini. «Mi auguro che l`Unione africana (Ua) trovi una proposta valida: ha la credibilità per farlo, ci sono Paesi africani che potrebbero offrire ospitalità», ha aggiunto. Un funzionario statunitense citato dal Guardian ha sostenuto che gli Usa non si opporrebbero a una fuga in un Paese che non riconosce la Corte penale internazionale. E alle mediazioni dell`Ua guarda anche la Russia, non invitata, salvo sorprese, oggi a Londra. <br />
Maurizio Caprara

Redazione Forum
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Il Messaggero, pag. 4:<br />
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LA DIPLOMAZIA Primo discorso tv sulla missione del capo della Casa Bianca: <br />
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«Non siamo in guerra, la nostra è una azione umanitaria di breve durata» <br />
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<strong>Napolitano all'Onu: intervento doveroso <br />
Videoconferenza a quattro, esclusa l`Italia </strong><br />
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Obama consulta Merkel, Sarkozy e Cameron. Ma non Berlusconl <br />
<br />
di FLAVIO POMPETTI <br />
NEW YORK - L`intervento in Libia, abolizione della pena di morte, lotta contro la violenza nei confronti delle donne e in particolare della mutilazione dei genitali, prevenzione del genocidio, difesa delle minoranze <br />
etniche e religiose. Il nostro presidente Giorgio Napolitano ha preso la parola all`assemblea generale il Palazzo di Vetro, di fronte al presidente svizzero Joseph Deiss, al segretario generale dell`Onu Ban Ki-moon, e a sua moglie Ban Soon-taeck, eccezionalmente seduta tra il pubblico ad ascoltarlo. Un discorso ampio, che partiva dalla primavera di riscossa dei Paesi mediterranei e dalla catastrofe in Giappone «è giunta l`ora di rendere al Giappone parte degli aiuti che hanno sempre concesso con tanta generosità in passato» - fino ad arrivare alla crisi economica mondiale: «Globalizziamo la soluzione dei problemi». Napolitano è in visita ufficiale a New York per partecipare alle celebrazioni locali del 150enario dell`unità d`Italia, e il sindaco della città Michael Bloomberg ha recepito l`anniversario proclamando la scorsa domenica "giorno dell`unità italiana". La comunità dei connazionali lo ha incontrato nello studio-galleria Industria, messo a disposizione dal fotografo Fabrizio Ferri, e ha ascoltato dal presidente parole di compassione per gli immigrati di ieri e quelli di oggi: «Bisogna governare le scosse sociali e psicologiche che vengono da un`accelerazione improvvisa del fenomeno». All`Onu invece parte centrale del discorso è stata la crisi libica. Il mondo globale - ha detto il capo dello Stato - finora non ha saputo affermare a sufficienza i diritti umani, né prevedere «le possibili conseguenze di forme autoritarie di governo e della corruzione», come ci ha drammaticamente insegnato la crisi libica, di fronte alla quale, ha ribadito, «il mondo non poteva assistere senza reagire». «La nostra azione - ha soggiunto - è legittimata dal capitolo 7 della carta delle Nazioni Unite». Gli stessi temi che da lì a poche ore avrebbe affrontato Barack Obama, prima nel corso di una conference call con Angela Merkel, Sarkozy e Cameron, in vista del vertice di oggi che dovrà fare il punto sulla guerra, poi nel primo discorso televisivo al Paese sulla missione. Assente dalla videoconferenza a quattro, Silvio Berlusconi, a dispetto del ruolo che la nostra diplomazia ha avuto nel dibattito degli ultimi giorni. Oggi tappa cruciale a Londra, con il summit dei 35 Paesi disposti a schierarsi sulla crisi libica, chiamati a definire le linee politiche dell`intervento. <br />
Nel primo discorso televisivo al Paese sulla missione, Obama ha dichiarato: «L`America non è entrata in guerra in Libia, ma sta partecipando ad una azione umanitaria di breve. durata. L` impegno degli Stati Uniti sarà limitato, sia nei tempi che negli obiettivi». Obama ha evitato l`Ufficio Ovale, luogo deputato degli annunci gravi e dell`ora solenne, e ha scelto invece per le riprese gli studi della National Defense University dove si formano i quadri del Pentagono. Il luogo scelto aiutava a definire un operazione militare, ma anche a inquadrarla come un`azione tattica, quasi un intervento chirurgico. Obama non parla volentieri di guerra. Ha condotto l`intera campagna elettorale tre anni fa contro "la guerra di Bush", la sventurata campagna irachena che già al tempo mostrava la corda, ed è entrato alla Casa Bianca anche grazie agli errori strategici di un`amministrazione troppo prona all`unilateralismo. Ora si trova a dover giustificare agli occhi dei suoi elettori che l`intervento in Libia è qualcosa di sostanzialmente diverso. Diverso per esempio dall`attendismo che paralizzò Bili Clinton di fronte alla tragedia del Rwanda. Anche questa volta a Bengasi non più di dieci giorni fa c`era la minaccia di un`irruzione delle forze governative che avrebbe potuto concludersi con un massacro. Obama ha scelto di intervenire, e quindi rivendica oggi la sua decisione come un azione umanitaria, che ha evitato la catastrofe. A chi obietta che anche l`invasione dell`Iraq era partita come una missione preventiva contro la violenza di Saddam, il presidente chiarisce che quella è stata una "guerra stupida", con gli Usa praticamente soli a pagarne il costo politico e quello finanziario. Questa volta lo sforzo è comune, la decisone viene dall`Onu, e il fronte dei volenterosi si allarga fino alla Lega Araba, con una morsa senza via di uscita per Gheddafi. <br />
Gli americani ascoltano, ma il loro giudizio resta sospeso. Il consenso alla missione libica è calcolato dalla Gallup al 47% con un 37% di contrari. Ben lontano dal coinvolgimento raccolto da Bush nel 2003 dopo settimane di rovente demonizzazione dell "imperatore del male" Saddam Hussein, e più vicino agli umori dell`intervento di Clinton in Kosovo, che aveva gli stessi elementi di lontananza culturale e di estraneà agli interessi nazionali statunitensi. Per tutti questi motivi Obama può solo augurarsi che la missione libica diventi presto una "guerra intelligente", e che i suoi obiettivi diventino chiari a tutti. <br />
Un primo aiuto ieri è venuto dalla rottura di indugi da parte della Turchia, che è scesa in campo negoziando con i ribelli la gestione dell`aeroporto di Bengasi, e più ancora con l`offerta da parte di Erdogan di mediare il cessate il fuoco con Gheddafi. Poi è arrivato l`ultimatum franco inglese: «II raìs non ha più legittimità e se ne deve andare».

Redazione Forum
Redazione Forum

Il Riformista, pag. 1:<br />
<strong>l`Italia resta fuori dal tavolo dei Grandi </strong><br />
DI PAOLO TORIO <br />
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Bruxelles. I grandi del mondo si confrontano in video-conferenza sulla missione in Libia e l`Italia non viene nemmeno convocata. <br />
1, SEGUE A PAGINA 5 <br />
<br />
Il ministro degli esteri Franco Frattini prova a far buon viso a cattivo gioco: «Non si sta decidendo niente e l`Italia non soffre affatto da sindrome di esclusione». Più che lecito nutrire qualche dubbio, perché alla videoconferenza partecipano oltre al "nemico" Nicolas Sarkozy e al co-belligerante David Cameron anche Barack Obama e perfino l`astensionista Angela Merkel. Noi no. E mentre il tandem franco-britannico dovrebbe presentarsi compatto oggi alla prima riunione del "Gruppo di Contatto" a Londra, l`asse Roma-Berlino dura il tempo di un titolo. Quello lanciato da Repubblica domenica su un`intervista a Franco Frattini e poi sgonfiato con il passare delle ore. «Non c`è una posizione comunque, ci sono contatti e scambi di informazioni», ricalibrano dalla Farnesina. Una precisazione determinata da un fatto molto semplice: da Berlino erano caduti tutti dalle nuvole. La Germania, dice un portavoce del ministero degli Esteri tedesco, «è in costante contatto con tutti i suoi partner internazionali, anche con l`Italia, ma non solo». Niente piano comune, quindi. «Ci sono stati degli scambi di opinioni in vista della riunione di Londra (di oggi del gruppo di contatto sulla Libia, ndr) continuano dal ministero degli Esteri italiano c`è vicinanza tra noi e la Germania, ma non c`è una posizione comune». Anche perché, se su una via diplomatica Roma e Berlino potrebbero pure trovarsi d`accordo, restano ancora assai lontane su altre questioni relazionate al caos libico, come quella della ripartizione nella Ue dei migranti che stanno arrivando a migliaia a Lampedusa. Se l`Italia potrebbe quindi avere tutto l`interesse ad agganciare la Germania per recuperare il terreno diplomatico perso di fronte all`irruenza di Sarkozy e preparare un terreno propizio a una condivisione dell`onere migratorio, il discorso inverso non sembra funzionare. E così Parigi e Londra continuano di comune accordo a premere sull`acceleratore, Berlino continua a frenare e Roma, penalizzata a livello diplomatico da un governo che non ha le idee proprio chiarissime - soprattutto in Berlusconi e Maroni - sull`utilità dell`intervento militare a cui partecipa, cerca di giocare di sponda, senza però avvisare la sponda di turno. «Ci sono stati scambi di lettere con i direttori politici di altri paesi - dicono sempre dalla Farnesina - in questo quadro l`Italia cerca una soluzione che passi per il cessate il fuoco. Prematuro invece dire che cosa sarà di Gheddafi in futuro». Frattini insiste sull`idea dell`esilio: «Vi sono paesi africani - ha detto ieri - che potrebbero offrirgli ospitalità», anche se al momento «non ci sono proposte formali. Gheddafi deve comprendere che da parte sua sarebbe un gesto di coraggio dire "me ne devo andare"». Sarkozy e Cameron hanno anticipato la riunione di Londra con una decisa dichiarazione congiunta. «Gheddafi se ne deve andare immediatamente», <br />
il diktat rivolto dai due leader europei al Colonnello e girato anche ai suoi accoliti: «Arrendetevi, prima che sia troppo tardi». «Ci appelliamo a tutti i libici che ritengono che Gheddafi stia portando il paese alla catastrofe a mobilitarsi subito per dar vita a un processo di transizione», si legge ancora. Sarkozy e Cameron sponsorizzano il Consiglio nazionale di Bengasi (riconosciuto da Parigi e ieri anche dal Qatar), di cui lodano il «ruolo pionieristico» nella rivolta, ma poi allargano l`invito a scendere in politica anche «ai rappresentanti della società civile e a tutti quanti vogliono partecipare a un processo di transizione verso la democrazia». «Li esortiamo - insistono Sarkozy e Cameron - a instaurare un dialogo politico nazionale che porti a un processo di transizione rappresentativo, a una riforma costituzionale e all`organizzazione di elezioni libere e regolari». Intanto continuano a bombardare il suolo libico, in attesa che da giovedì il comando delle operazioni belliche passi definitivamente alla Nato. Oggi a Londra verranno messe sul tavolo delle opzioni diplomatiche da far convergere in un piano da attuare, presumibilmente, solo dopo che l`aviazione franco-britannica avrà completato la sua opera. Parigi, spalleggiata da Londra, ha le idee chiare e le porta avanti. Frattini meno, e probabilmente cercherà di recuperare il terreno perduto sul campo, tessendo contatti con altri paesi meno decisionisti e puntando anche sull`incontro di domani a Washington con Hillary Clinton.

Redazione Forum
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Il Sole 24 Ore, pag. 8:<br />
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<strong>Meeting a quattro senza Italia </strong><br />
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Videoconferenza Usa-Gb-Francia-Germania - Frattini: noi non esclusi <br />
<br />
Mario Platero <br />
<br />
NEW YORK. Dal nostro corrispondente <br />
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È stata una mossa a sorpresa non gradita a Roma e certamente non gratificante per il nostro paese che aspira a giocare un ruolo centrale nell`era post Gheddafi ormai in via di definizione in Libia: Barack Obama, Nicolas Sarkozy, David Cameron e Angela Merkel persino Angela Merkel che si è astenuta all`Onu sulla risoluzione 1973- si sono riuniti ieri per una videoconferenza sul caso Libia, per esplorare il da farsi e ascoltare in anteprima le posizioni chiave che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe enunciato da li a poco al Paese in un discorso sulla Libia. Non è chiaro per quale ragione Obama abbia deciso di escludere l`Italia: per pressione dei francesi? Perché non voleva allargare troppo il gruppo? Perché ritiene che l`uso delle nostre basi sia scontato? Certo la sua non è stata una bella azione sul piano diplomatico visto che il nostro Paese e il nostro governo sono fra quelli che più d`altri stanno sostenendo il costo dell`attacco in Libia, per le divisioni interne, per l`uso delle basi, per le nostre missioni aeree dirette e per il costo intermini di immigrati illegali. Alla notizia di questa conferenza il ministro degli Esteri Franco Frattini ha commentato: «L`Italia non sente affatto la sindrome dell`esclusione. Che Roma non abbia partecipato a questa videoconferenza non rappresenta "uno schiaffo" al governo italiano». <br />
Ci sono molte spiegazioni per questa convocazione improvvisa fra gli alleati. Ob ama ha pronunciato poco dopo all`America un discorso sulla Libia, ha giustificato l`intervento, ha chiarito che non si tratta di una guerra, ha rivendicato un passaggio perfetto delle consegne con la Nato e con gli alleati e ha attaccato chi gli diceva di fare troppo poco quando preparava dietro le quinte la risposta militare a Gheddafi, mentre ora lo accusano di aver fatto "troppo". Con il colloquio Obama ha potuto dire di aver parlato con gli alleati, rafforzando l`impronta multilaterale dell`operazione di guerra in Libia. La Merkel, che si è astenuta nel voto all`Onu suscitando scandalo e raccogliendo domenica la punizione elettorale dei suoi concittadini, ha potuto sfruttare l`evento per risollevarsi un po`. Sorprende che il nostro governo abbia annunciato <br />
un`azione italo-tedesca quando la Germania taceva ed era già chiaramente pronta a sfilarsi per unirsi a Gran Bretagna e Francia. <br />
Fonti diplomatiche vicine all`amministrazione affermano che abbiamo pagato non tanto per gli incidenti giudiziari di Berlusconi, quanto per l`incertezza con cui il nostro governo si è comportato in questa crisi libica, «...sempre dentro ma sempre fuori...». Un modo per recuperare? Semplice: l`Italia potrebbe ritrovare il suo attivismo nella regione. Un viaggio a Bengasi di Frattini ad esempio, prenderebbe in contropiede i francesi che cercano di conquistare quanta più credibilità possibile sia in Libia, fra gli insorti, che nel mondo arabo in genere. Tutto ciò pensando anche agli interessi futuri che matureranno con la ricostruzione e i vari cambi della guardia. Che il nostro paese manterrà la "barra dritta" lo ha comunque confermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a colloquio con il Segretario Generale dell`Onu Ban Ki Moon. <br />
Fonti autorevoli riferiscono che c`è stata convergenza fra la posizione italiana e l`interpretazione autentica della risoluzione 1973 offerta dal Segretario Generale: la risoluzione nega qualsiasi legittimità a Gheddafi. E il presidente Napolitano richiamando le conclusioni del consiglio supremo di difesa del 9 marzo ha confermato che l`Italia «adotterà tutte le misure necessarie chieste dai competenti fori internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite». Come dire offriamo le basi, ma siamo pronti a fare di più. <br />
Il ministro Frattini ha anche spiegato che non esiste nessun asse italo-tedesco che si voglia contrapporre a quello franco-britannico e ha precisato: «Sono idee che ho condiviso con altri colleghi», aggiungendo di aver avuto una telefonata chiarificatrice con il collega francese Alain Juppé. In cima all`agenda, spiegano alla Farnesina, ci sono gli aspetti che dovranno poi regolare il cessate il fuoco, la partecipazione inclusiva delle diverse componenti della società libica a questo dialogo di riconciliazione nazionale che è anche il presupposto per l`uscita dalla crisi.

Redazione Forum
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La Stampa, pag. 4/5:<br />
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<strong>Vertice a quattro ma l`Italia non c`è </strong><br />
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Obama, Cameron e Sarkozy concordano la linea con la Merkel <br />
Berlusconi irritato. Il presidente Usa: la transizione sarà difficile <br />
<br />
FRANCESCO GRIGNETT! <br />
INVIATO A NAPOLI <br />
La Nato scende in campo con i suoi poderosi mezzi per imporre con la forza alla Libia le risoluzioni dell`Onu. Ma è sul terreno della politica e della diplomazia che si combatte una battaglia altrettanto aspra. Oggi a Londra arrivano i 35 ministri degli Esteri, compresa la Santa Sede, per discutere del futuro della Libia. «Nostro dovere istituzionale - spiega alla vigilia il ministro Franco Frattini - è eliminare le distanze, trovare una soluzione condivisa non solo tra i quattro più grandi Paesi europei, ma con tutti. Come si può immaginare che gli Usa, la Turchia, i Paesi arabi o l`Unione africana non stiano dalla nostra parte a elaborare <br />
una strategia politica?». Già, ma intanto Frattini si troverà sul tavolo una solenne dichiarazione franco-britannica che segna una traccia molto impegnativa. E per di più s`è saputo che ieri sera ne hanno discusso il presidente americano Barack Obama, Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il primo ministro britannico David Cameron in una videoconferenza preparatoria. «Ci appelliamo - scrivono Sarkozy e Cameron - a tutti i libici che ritengono che Gheddafi stia portando il Paese alla catastrofe a mobilitarsi subito per dar vita a un processo di transizione». Alcuni giornali britannici scrivono che gli Usa e la Gran Bretagna accetterebbero come male minore la fuga di Gheddafi verso un Paese che non riconosce la giurisdizione del Tribunale penale internazionale. In un discorso tv durante la notte, Obama ha detto che <br />
«in Libia la transizione verso un governo democratico sarà un difficile compito» e che «ci felicitiamo che la Storia sia in movimento in Nord Africa e Medio Oriente, e che alla testa di questo movimento siano i giovani». L`esclusione dell`Italia dalla videoconferenza è plateale. Ma il ministro Frattini ha detto che «non stanno decidendo niente. Mi hanno detto che ci sarebbe stato un tentativo di coinvolgere la Germania. L`Italia non è per niente isolata». Il nostro ministro degli Esteri tiene a precisare che la videoconferenza a quattro «non è uno schiaffo», essendo noi nel ristretto Gruppo di contatto, ossia la pattuglia di chi conta nelle decisioni, per non dire che ospitiamo il Comando della missione nel quartier generale della Nato a Napoli. Il colloquio a 4, però, ha colto di sorpresa Berlusconi. E in serata da palazzo Chigi è filtrata una certa irritazione nei confronti del responsabile della Farnesina, che nei giorni scorsi aveva dato per chiuso l`accordo con la Merkel. Per non dire dei collaboratori del premier: alcuni di loro sono infatti arrivati a suggerire a Berlusconi di ritirare la disponibilità ad usare le nostre basi «come fece Craxi con Sigonella». Quanto all`Alleanza atlantica, da 48 ore sono iniziati i pattugliamenti aerei sulla Libia in luogo di quelli della coalizione dei Volenterosi. Presto si passerà alle azioni di protezione della popolazione. «Non ci sarà soluzione di continuità», garantisce il generale canadese Charles Bouchard, vicecomandante del Comando Interforze della Nato di Napoli, neoresponsabíle per la missione «Unified protector». Ma sulla missione e la campagna pianificata dalla Nato è molto chiaro il presidente del Comitato militare dell`Alleanza, l`ammiraglio Giampaolo Di Paola: «Nessuno spiana la strada ai ribelli. Le nostre sono operazioni destinate a proteggere la popolazione <br />
civile». Bersagli «legittimi» saranno tutte le forze che attaccano o minacciano di attaccare i civili. La Difesa italiana, per cominciare, sta cambiando l`assetto delle forze a disposizione della Nato, mettendo a disposizione del generale otto caccia oltre ai Tornado:quattro Harrier che si trovano a bordo della portaerei «Garibaldi» e quattro Eurofighter. <br />
Intanto il leader dei rivoltosi libici Mustafa Abdel Jalil ha detto in tv (a Porta a porta) che il suo governo intende rispettare «il trattato italo-libico e quelli stipulati dalla Libia con l`Eni e le altre aziende». Ha aggiunto: «Parteciperemo agli sforzi per fermare l`immigrazione clandestina». Nella stessa trasmissione il viceministro degli Esteri libico Khaled Kaim ha accusato: «La tattica della coalizione è imporre uno stallo per spaccare il Paese in due».

Redazione Forum
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Libero, pag. 6/7:<br />
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SCHIAFFI ALL`ITALIA <br />
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<strong>Sarkozy ci esclude dal tavolo sulla Libia </strong><br />
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Incontro in videoconferenza tra Francia, Usa, Germania e Gran Bretagna. Frattini: non hanno deciso niente <br />
<br />
:: MARCOGORRA <br />
ROMA <br />
<br />
Un vertice ristretto, ristrettissimo. Barack Obama, David Cameron, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. I capi di governo di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno fatto il punto in videoconferenza ieri <br />
pomeriggio sull`avvio dellafase 2 dell`emergenza libica. E la prima cosa su cui si sono trovati d`accordo è che per fare il punto quattro leader bastano e avanzano. Niente Italia, niente Spagna, niente Unione Africana, niente Lega Araba. Solo la superpotenza occidentale e gli azionisti di maggioranza dell`Unione europea. A fare più rumore non può che essere l`assenza del nostro Paese. Che in Libia non è propriamente un attore secondario, e che - nonostante il ministro degli Esteri Franco Frattini spieghi che «l`Italia non si sente esclusa» da «una videoconferenza dove non si è deciso niente» e che anzi ha il merito di «avere coinvolto la Germania» - dal mancato invito più di qualcosa da perdere ce l`ha. <br />
La videoconferenza - avvenuta sotto la regia dell`Eliseo - testimonia quale sia la strategia francese per l`immediato futuro. Oggi a Londra è in programma l`incontro del gruppo di contatto, con all`ordine del giorno le prospettive per la seconda fase quella più politica e meno militaresca - dell`emergenza in Libia. Col comando militare integralmente trasferito alla Nato, la partita si sposta sul terreno diplomatico. Dove la Francia non ha intenzione di recedere dalla leadership assunta con l`intervento armato. L`annuncio della presentazione di una piattaforma anglo-francese, fatto nei giorni scorsi, era funzionale a questo progetto. Che da ieri ha compiuto un rilevante salto di qualità. <br />
Lato americano. L`unico aspetto su cui a Washington sono tutti d`accordo è che meno si vede la faccia dello Zio Sam e meglio è. Coinvolgimento ai minimi perché, parola del segretario alla Difesa Robert Gates, «per l`America esistono interessi di sicurezza nazionale ed interessi vitali. La Libia non è nessuno di questi». Non a caso, il Pentagono ha annunciato l`imminente riduzione dei mezzi della Marina impegnati nel Mediterraneo sotto le insegne della Nato. Lo stesso Obama, nel discorso di ieri notte, ha sottolineato come l`intervento abbia «evitato una catastrofe umanitaria» e sia stato condotto quanto più multilateralmente possibile. E che in Europa ci sia chi scalpita per prendersi il proscenio agli Usa non può che tornare utile. <br />
Lato tedesco. Se di avvicinamento si tratta, quello tra Berlino e Parigi è decisivo. Perché la Merkel, dei leader europei, è stato il più critico nei confronti dell`intera operazione, ed anche per questo dal punto di vista diplomatico la Germania è determinante. La partita per conquistarsi l`appoggio della cancelliera è ancora aperta e il coinvolgimento della Germania rimane un obiettivo prioritario anche per il nostro governo, ma di sicuro con la mossa di ieri Sarkozy ha segnato un punto a proprio favore. <br />
Così, alla riunione di Londra, tutti gli occhi oggi saranno puntati sulla proposta francese e su quanto endorsement berlinese la medesima potrà vantare. Di sicuro c`è che la riconciliazione nazionale libica parte in salita. La road map proposta dall`Unione africana incontra la contrarietà dei ribelli, che ieri hanno ritenuto di complicare ulteriormente il quadro mandando in televisione (suFrance2, ovviamente) il capo del Consiglio nazionale Mustafa Abdeljalil a preannunciare il processo in Libia per Gheddafi a rivolta finita. Gli stessi ribelli hanno espresso «disappunto» per l`atteggiamento della Germania. La Santa Sede, presente a Londra in qualità di osservatore, chiederà un cessate il fuoco bilaterale.

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