La vera sconfitta del voto è l’Europa antinazionale

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A queste elezioni è stato presente un Convitato di pietra, un convitato che ha subìto, in silenzio, una grave sconfitta: l'Europa. Nessuno ne ha parlato, ma il risultato della lista Monti lo grida a gran voce. Monti è il fiduciario dell'Ue, è stato mandato (o chiamato, come si preferisce dire) esplicitamente a mettere in riga l'Italia, in apparenza per la questione del bilancio, ma in realtà perché l'Europa è diventata, con la crisi dell'euro, sempre più dubbiosa sulla fattibilità dell'unificazione e teme che da un giorno all'altro qualcuno degli Stati in difficoltà possa abbandonarla. L'Italia è uno Stato cardine dell'Unione, tanto sul piano concreto quanto su quello simbolico: nessuna Europa unita è possibile senza l'Italia. Tutta l'area del Mediterraneo sarebbe messa in forse da un'eventuale uscita dell'Italia e sicuramente molti Stati a quel punto ne seguirebbero l'esempio.
Tutti discorsi ovvi, è chiaro, ma il problema è che nessuno, né politici né giornalisti, come sempre per quanto riguarda l'Europa, ha affrontato e affronta il discorso. Le analisi sui risultati delle elezioni mancano perciò di una riflessione determinante e in definitiva risultano false. Sicuramente molti dei voti che Bersani si aspettava e che sono mancati all'appello, sono andati per quest'unico motivo al movimento di Grillo. L'appoggio incondizionato del Pd a Monti ha convinto i suoi elettori
che il partito era schiacciato sull'Europa e che anche se fosse andato al governo, non sarebbe stato libero di prendere nessuna iniziativa. D'altra parte è chiaro che non si può rappresentare il partito dei lavoratori, degli operai, e affiancarsi alla grande finanza che governa l'Europa. Il partito che oggi si chiama Pd ha una lunga storia alle spalle durante la quale i suoi elettori sono stati sempre
fedelissimi, e molti avevano sopportato perfino il terribile 2012 del governo Monti, con i suoi quarantacinque suicidi di piccoli imprenditori e le centinaia di migliaia di disoccupati messi in cassa integrazione o del tutto sul lastrico, ritenendo che si trattasse di stringerei denti in un momento di crisi. La creazione della lista Monti ha fatto capire a tutti (e non soltanto agli elettori del Pd) che erano stati ingannati, che il potere europeo si era installato definitivamente in Italia e che non avrebbe più lasciato la presa.
Non parlare chiaramente del rapporto con l'Ue è stato anche il più grave errore di Berlusconi. Molti dei silenziosi antieuropeisti che bivaccavano nel Pdl se ne sono andati qua e là nelle piccole liste createsi durante il periodo di disintegrazione del partito, ma sarebbero tornati a votare per il Pdl se Berlusconi avesse fatto chiaramente una scelta antieuropeista. L'annullamento del partito di Fini, con la sua scomparsa dal parlamento, la scomparsa dei radicali con la fuoriuscita perfino di Pannella e di Bonino, il quasi annullamento del partito di Casini, sono tutti dovuti al loro dichiarato europeismo e all'abbraccio montiano. La situazione della Lega è più complessa perché le cause che hanno provocato il suo declino sono molteplici, dall'oscuramento della figura di Bossi agli scandali finanziari, ma è indubbio che il vecchio slogan della secessione è diventato con il passare del tempo sempre più logoro perché la presenza dell'Europa ha spinto tutti i cittadini, compresi quelli del nord, a riscoprire l'amore per l'Italia, o perlomeno a preferire lo stato italiano piuttosto che l'annullamento
dell'identità e dell'indipendenza nell'immenso buco nero dell'Europa. Tutti hanno capito ormai, non soltanto gli italiani, che nell'Ue gli Stati devono annullarsi e che i governi nazionali diventerebbero, nel momento in cui l'unione europea riuscisse a formare una vera unione politica, puri fantocci agli ordini di Bruxelles e dell'alta finanza europea e mondiale.

Ida Magli
Il Giornale 27/02/2013




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