La Ue taglia Presseurop

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La Ue taglia Presseurop.

Bruxelles non rifinanzia Presseurop. Nato per aggregare i cittadini europei. Mancano 4 milioni.

di Antonietta Demurtas.

L’austerity europea si abbatte anche sull’informazione.
«A fine dicembre Presseurop potrebbe chiudure», ha fatto sapere il sito internet che dal 2009 anni traduce e pubblica in 10 lingue diverse gli articoli di molta stampa europea e internazionale.
UN NETWORK SENZA CONFINI. Un organo di informazione indipendente su cui anche i commenti dei lettori vengono tradotti per creare un network senza confini né limiti linguistici. Ma che l’Unione europea ha deciso di non sostenere più.
«Il nostro contratto con la Commissione europea, che finanzia il sito, scade il 22 dicembre», si legge nell’ultimo editoriale della testata. La direzione generale della comunicazione, che dipende dalla vicepresidente Viviane Reding, ha deciso di non sostenere più il progetto, adducendo motivazioni finanziarie.
COSTRETTI ALLO STOP. Eppure il parlamento europeo «ha votato un aumento del budget Ue per il 2014 per assegnare alla Commissione risorse finanziarie supplementari da dedicare ai siti come Presseurop», è scritto nell’editoriale, «ma preferisce utilizzarli per altre iniziative. Senza fondi saremo costretti a sospendere il nostro lavoro».
Così 70 tra giornalisti, traduttori e collaboratori rischiano di rimanere senza un lavoro. E i cittadini europei senza la possibilità di leggere ogni giorno, nella loro lingua, che cosa succede a Bruxelles e nei vari Paesi dell’Unione. Ma soprattutto, sottolinea il giornale, la possibilità di partecipare al «dibattito sull’Europa utilizzando una piattaforma di discussione multilingue unica.
A dicembre scade infatti il bando che le testate riunite nel consorzio Presseurop Geie – Courrier international (Francia, del gruppo Le Monde), Courrier internacional (Portogallo), Forum (Polonia) e Internazionale (Italia) – avevano vinto nell’autunno del 2008.
A giugno però la stessa Commissione, per continuare a garantire il servizio, aveva lanciato un altro bando con gli stessi fondi (3,9 milioni l’anno per 4 anni). Ma è tornata poi sui suoi passi.
IL DIETROFRONT DELLA UE. «È chiaro che noi avremmo voluto partecipare avendo anche ormai un certo ‘know how’ che pensavamo di mettere a frutto», ha raccontato al quotidiano Eunews, Gian Paolo Accardo, vice capo redattore centrale diPresseurop. «Ma dopo pochi giorni dal lancio del bando sono partiti diversi attacchi al progetto sui giornali del gruppo Murdoch: denunciavano che la Commissione voleva creare una ‘Pravda’ dell’Ue», ha spiegato Accardo. «Dopo poco tempo, quando diverse realtà, tra cui noi, erano già pronte a partecipare, il bando è stato ritirato affermando che c’erano ristrettezze budgetarie».
LA SPIEGAZIONE «RISTRETTEZZE». Il 17 ottobre Mina Andreeva, portavoce della vicepresidente Viviane Reding, ha confermato la decisione spiegando come fosse stata indotta «dalle lamentele di organizzazioni giornalistiche» secondo cui il finanziamento comunitario violava la concorrenza, e dalle «ristrettezze finanziarie».
Ma secondo Presseurop è un pretesto. A settembre, infatti, l’Associazione della stampa internazionale, l’organizzazione giornalistica europea con sede a Bruxelles, nel discutere i termini del bando poi ritirato aveva considerato positivamente il progetto in cui gli articoli fossero «scelti tra i media dell’Ue e tradotti in diverse lingue, permettendo al pubblico in ciascuno di questi Paesi di imparare come i problemi venivano visti in altri Stati membri». E soprattutto aveva difeso l’operato di Presseurop: «Con il suo comitato di redazione indipendente, non è stato un prolungamento del lavoro dei servizi di pubbliche relazioni delle istituzioni europee». Quindi nessuna ‘Pravda’.
ERA STATA LA UE A VOLERLO. Eppure nonostante gli attestati di stima e i riconoscimenti professionali, a pochi mesi dalle elezioni europee del maggio 2014, momento in cui i cittadini sono chiamati a conoscere, votare e decidere per il futuro delle istituzioni, Bruxelles ha preferito ridurre l’informazione, «a costo di privare gli europei di uno strumento prezioso di partecipazione alla vita democratica dell’Unione», ha sottolineato Presseurop.
D’altra parte, al momento del suo lancio nel maggio 2009, fu proprio l’allora commissario responsabile, Margot Wallström, a descrivere Presseurop come «espressione della nostra volontà di facilitare, incoraggiare e sostenere la creazione di un forum pubblico europeo per la comunicazione, la discussione e il dibattito».
LA PETIZIONE PER NON MORIRE. La testata ha deciso però di lottare sino all’ultimo per la propria sopravvivenza e ha chiesto ai suoi lettori di diffondere e sottoscrivere un appello. Obiettivo: convincere la Commissione europea a confermare Presseurop per il 2014. In due giorni sono già state raggiunte le 5 mila firme necessarie per la petizione.
(Da lettera43.it, 4/12/2013).




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